martedì, 1 dicembre 2020
Medinews
12 Settembre 2005

ANZIANI INDIFESI CONTRO L’INFARTO MIOCARDICO. SCOPERTO PERCHÈ IL LORO CUORE NON “RIPARA” I DANNI

sez,426

Presentato all’ESC di Stoccolma il primo studio su anziani infartuati

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Stoccolma, 4 settembre 2005. Il cuore degli anziani non ripara mai completamente i danni di un infarto, anche se l’insulto è di piccole dimensioni e in un primo tempo sembra essere stato superato brillantemente. La causa è un “improprio” rimodellamento ventricolare, vale a dire la risposta naturale e immediata all’infarto fornita dal cuore di tutte le persone anziane e quasi del tutto assente invece nei giovani. La scoperta e anche la soluzione terapeutica, che si basa sulla semplice somministrazione di un Ace inibitore, il perindopril, si devono ad uno studio europeo multicentrico, denominato PREAMI (Perindopril and Remodelling in Elderly with Acute Myocardial Infarction): 1252 infartuati monitorati per un anno in 109 centri di 5 Paesi (Italia, che con 551 pazienti è stata la nazione coordinatrice con il più alto numero di arruolati, Spagna, Ungheria, Romania e Grecia). “Il PREAMI – spiega il prof. Roberto Ferrari, vice presidente della Società Europea di Cardiologia e chairman dello studio – è il primo grande trial internazionale ad occuparsi degli anziani, fino ad oggi mai presi in considerazione, tanto che le linee guida internazionali non davano indicazioni precise sulla terapia da seguire. Novità assoluta, il 35% dei pazienti era di sesso femminile: un numero finalmente significativo se si pensa che la percentuale di donne in precedenti studi non aveva mai superato il 6-7%, anche perché il rischio cardiovascolare nel gentil sesso aumenta considerevolmente solo nella terza età”. I dati completi vengono presentati per la prima volta a livello mondiale oggi in sessione plenaria al congresso europeo di Cardiologia, in corso fino al 7 settembre a Stoccolma e che verranno presto pubblicati su una importante rivista scientifica.

“L’infarto – spiega Ferrari – è equiparabile ad un palazzo che crolla: un tappo improvviso alle coronarie e milioni di cellule che improvvisamente muoiono. La reazione immediate a questa violenza è la cicatrizzazione della parte, che rappresenta il primo rimodellamento ventricolare. Il ventricolo cambia addirittura struttura biologica: la cicatrice è infatti composta da tessuto connettivo non contrattile, completamente diverso dal tessuto miocardico. Ma la scoperta oltremodo straordinaria – prosegue Ferrari – riguarda le alterazioni riscontrate nelle zone circostanti ancora sane. Le cellule cardiache, i miociti, sono così perfetti ed evoluti da essere immortali. Dopo un insulto esterno non sanno ancora cosa fare: se la sono vista brutta e quindi tornano alle origini, al programma genetico prenatale, che prevede il ciclo della vita e della morte. In poche parole, tornano ad essere “bambine”: alcune si suicidano, altre cercano di rigenerarsi. Dico cercano, perchè di fatto non ci riescono: aumentano di volume ma non riescono a dividersi diventando ipertrofiche. Sintetizzando, le cellule del ventricolo degli anziani si rimodellano in senso apoptotico e ipertrofico e come conseguenza inducono il ventricolo a dilatarsi a dismisura. Il paziente va così incontro a scompenso cardiaco e a un aumentato rischio di morire”. Come detto, nei giovani che hanno subito un infarto di piccolo dimensioni non si assiste a rimodellamento. “Il primo dato eclatante del PREAMI – aggiunge il vice presidente della Società Europea di Cardiologia – è dunque che l’età è un fattore che predispone al rimodellamento. L’altro risultato fondamentale, su cui si basava il razionale dello studio, è che la somministrazione di 8 milligrammi di perindopril al giorno per un anno si è dimostrata in grado di ridurre questo evento e, di conseguenza, lo scompenso cardiaco e il decesso dei pazienti. Entrando nel dettaglio dello studio – sottolinea ancora Ferrari – i pazienti sono stati randomizzati tra il settimo e il ventesimo giorno dall’infarto del miocardio, trattato normalmente con terapie convenzionali. A 631 pazienti sono stati somministrati 4 mg di perindopril nel primo mese e una dose doppia per i restanti 11 mesi. Gli altri 621 sono stati invece trattati con placebo. I risultati sono stati eclatanti. Per prima cosa i pazienti hanno tollerato benissimo il farmaco. Nel gruppo curato con il perindopril si è assistito poi ad un 38% in meno di scompensi, ospedalizzazioni e morti rispetto al gruppo di controllo. E questo si è ottenuto grazie ad una riduzione del 46% del rimodellamento cardiaco. Le ospedalizzazioni dovute a scompenso sono stato il 27% in meno. Questi dati – conclude il prof. Ferrari – risolvono anche l’ultimo gap informativo sull’effetto degli ACE inibitori nei pazienti con infarto del miocardio. Lo studio dimostra che gli anziani, anche se trattati correttamente, vanno incontro ad un lento e inesorabile rimodellamento cardiaco. Il perindopril impedisce che questo avvenga”.
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