lunedì, 18 ottobre 2021
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31 Ottobre 2007

ANTICONCEZIONALI NELLE SCUOLE: A FAVORE 7 MEDICI SU 10. SOLO LO 0,3% DELLE UNDER 19 HA UNA BUONA CULTURA SESSUALE

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Il prof. Arisi “Chiederemo al Ministero dell’Istruzione spazi dedicati negli istituti”. La prof. Graziottin: “Inutile e pericoloso eliminare l’obbligo di prescrizione per la pillola”

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Milano, 31 ottobre 2007 – In Italia solo lo 0,3% delle giovanissime under 19 possiede una buona educazione sessuale. Solo una su 4 raggiunge un livello sufficiente. Anche per questo il nostro Paese si colloca agli ultimi posti per l’utilizzo di mezzi contraccettivi: per ignoranza (38%), per superficialità (53%), per inesperienza (9%). Perciò è utile (67%) introdurre nelle scuole superiori la distribuzione diretta e controllata di anticoncezionali. Scuola che, con la famiglia e i media (49%) rimane l’istituzione dove maggiormente operare. Senza però dimenticare i camici bianchi (46%) che possono e devono promuovere maggiore counselling ed educazione. Inutile (95%) eliminare l’obbligo di prescrizione della pillola. Mentre quella del giorno dopo che, va ribadito, resta una contraccezione di emergenza, non pare (46%) stia modificando l’atteggiamento delle ragazze sulla contraccezione. Sono queste la fotografia e le ricette di ginecologi e medici di famiglia come emergono da un sondaggio che ha coinvolto 616 camici bianchi di tutta Italia, promosso dal programma “Scegli tu” con SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale). “Risultati che fanno riflettere ed evidenziano la “vulnerabilità contraccettiva” delle italiane – spiega la prof. Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele di Milano -. Alla luce di questo scenario appare quindi necessario cambiare orientamento: se i giovani non vanno al consultorio familiare, è opportuno che il medico vada nelle scuole a parlare in modo corretto di sessualità e metodi contraccettivi sicuri, in particolare per le fasce sociali più esposte. Anche con lo psicoterapeuta”. “Servono soluzioni concrete – afferma il prof. Emilio Arisi, consigliere nazionale della SIGO – per esempio, sin dai prossimi giorni chiederemo al Ministero della Pubblica Istruzione che venga previsto all’interno degli istituti un punto di riferimento stabile per l’educazione sessuale”.

Il sondaggio è stato promosso la scorsa settimana dopo la notizia che in una scuola di Portland (USA) le autorità scolastiche hanno deciso di mettere a disposizione delle undicenni pillole anticoncezionali e del giorno dopo. Una decisione utile per affrontare un’emergenza secondo il 59% degli intervistati. “Nel nostro Paese forse è eccessivo parlare di allarme, – continua il prof. Arisi – ma sono in aumento anche da noi le gravidanze fra le più giovani. Al di là della numerosità statistica, sono casi drammatici per la gravità e le pesanti ripercussioni sulla psiche e le condizioni sociali della ragazza e della sua famiglia. È dimostrato inoltre che le adolescenti cadono più facilmente vittime di aborti clandestini. Una gravidanza a questa età presenta importanti ripercussioni mediche e sociali, sia che si decida di interromperla che di portarla a termine. E le ragazze italiane non sono abbastanza informate”. È proprio l’ignoranza il “nemico” da combattere. Un compito di informazione e sostegno che vede protagonisti non solo gli specialisti e gli insegnanti ma anche i medici di famiglia, che possono rivestire un ruolo importante nell’educazione sessuale. “Noi medici, di famiglia e ginecologi, dobbiamo conoscere meglio gli adolescenti di oggi – afferma la dott. Raffaella Michieli, segretario nazionale della SIMG – Ci muoviamo in un mondo in cui dobbiamo registrare una grande scarsità di notizie, di dati, di atteggiamenti. Soprattutto nel campo della contraccezione dove purtroppo regna l’ignoranza. Un quadro desolante che impone riflessioni e interventi innovativi. Dobbiamo parlare di più con le ragazze, cercare occasioni di stimolo e approfondimento. Per questo colgo con favore la proposta di favorire l’acceso alla contraccezione nelle scuole superiori – aggiunge la Michieli – . Certo, se si trattasse di un semplice distributore sarebbe un’idea inutile, probabilmente dannosa ma la presenza di un medico può davvero rappresentare un passo in avanti. La consegna controllata, infatti, sottende un colloquio, un approfondimento con la ragazza che può consentire di. ascoltare, farsi spiegare dubbi, problemi, aspettative, e cercare di capire”. Una presenza continuativa e strutturata che richiede come presupposto la massima collaborazione fra ginecologi ospedalieri, ambulatoriali e medici di famiglia, una sinergia che ha già dato vita alla SMIC (Società Medica Italiana della Contraccezione), che vede rappresentate queste tre categorie. Sul tema dell’educazione ad una sessualità consapevole la SIGO promuove da oltre due anni una campagna articolata, il progetto “Scegli tu”: proprio nell’ambito di questa campagna è maturata la necessità del sondaggio. “Le nostre più recenti iniziative si sono concentrate in particolare sulle ragazze più giovani anche nella sperimentazione di nuovi linguaggi: con informazione nelle spiagge, filmati su You Tube, un’area dedicata alla contraccezione in Second Life. Il prossimo obiettivo però, – conclude il prof. Arisi, responsabile nazionale del progetto – come è emerso dal sondaggio, sarà essere presenti in maniera strutturata nelle scuole con interventi continuativi e figure di riferimento a disposizione degli studenti”.
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