domenica, 29 novembre 2020
Medinews
3 Dicembre 2008

“ANCORA TROPPO POCHE LE CURE PALLIATIVE A CASA”. I MEDICI DI FAMIGLIA: “SIAMO PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE”

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Solo il 20% dei 300.000 pazienti terminali viene trattato al domicilio. Invertire la tendenza è possibile. E conviene: costa 80 euro al giorno, due terzi in meno rispetto all’hospice

Milano, 3 dicembre 2008 – Il 40% dei medici di famiglia italiani conosce esattamente l’obiettivo delle cure palliative (migliorare la qualità di vita del malato), il 60% sostiene la necessità di un piano di cura individuale, il 92% sa che non vi sono limiti alla dose massima di morfina, solo il 16% considera insufficiente il livello di assistenza ai malati terminali erogato nella propria Asl, percentuale che invece si alza al 33% se riferita al sostegno ai familiari. E il 93% è pronto a gestire il paziente terminale a casa, ma chiede di poter essere aiutato da un’equipe formata dall’esperto in cure palliative e dall’infermiere professionale. E quando serve anche da chi si occupa di fornire aiuto psicologico. Così facendo sarà possibile invertire la tendenza che vede in Italia ogni anno solo il 20% delle 300.000 persone che necessitano di un programma di cure palliative godere dell’assistenza domiciliare. Il restante 80% trascorre gli ultimi giorni della propria esistenza in un hospice, in un reparto ospedaliero o al domicilio con poca o nessuna assistenza. Questa la ricetta che emerge dalla prima indagine mai realizzata in Italia su un campione statisticamente significativo di 1690 medici di famiglia della Società Italiana di Medicina Generale. “Il livello di conoscenza dei medici di famiglia nel campo delle cure palliative domiciliari è risultato molto alto – spiega il dott. Pierangelo Lora Aprile, Responsabile nazionale SIMG Area cure palliative e Medicina del dolore -. Tra le azioni da adottare negli ultimi giorni di vita la maggioranza ha indicato la sospensione dei farmaci che non siano utili al controllo dei sintomi. Il ricovero in ospedale è invece l’opzione che ha riscosso minori consensi”. “Le difficoltà del curare a casa – afferma il prof. Giovanni Zaninetta, presidente Società Italiana Cure Palliative (SICP) – sono legate ad aspetti logistici, ad esempio i lunghi trasferimenti degli operatori da un luogo all’altro, e alla continuità assistenziale nell’arco delle 24 ore. In Italia vi sono circa 150 hospice, tra due anni saranno probabilmente 200, una cifra che consentirà di soddisfare i bisogni dei malati in regime di degenza. Ma è indispensabile completare il progetto di realizzazione degli hospice con l’attuazione effettiva di un servizio di cure domiciliari efficaci, anche organizzando percorsi formativi che coinvolgano i palliatori e i medici di famiglia”. “Curare a casa – spiega il dott. Gianlorenzo Scaccabarozzi, Direttore del Dipartimento della Fragilità-Servizi Cure Domiciliari della ASL di Lecco e consigliere della SICP – è per il sistema sanitario anche economicamente vantaggioso: ogni paziente seguito costa infatti 60/80 euro al giorno rispetto ai 200/250 euro richiesti dall’assistenza in un hospice e ai 350 euro del ricovero in ospedale. Va però sottolineato che a casa si devono aggiungere i costi sociali sostenuti dalla famiglia della persona malata”.

Nella Provincia di Lecco si è realizzata un’importante esperienza, che può essere di riferimento per altre realtà. È stato istituito un Dipartimento della Fragilità che si occupa di seguire i malati complessi nella fasi successive ad un evento acuto, delle cure di fine vita e delle cure palliative per i malati inguaribili. Malati che più di altri necessitano di continuità assistenziale attraverso cure in hospice o al domicilio. Equipe di cure integrate garantiscono un servizio per 24 ore tutti i giorni della settimana. “Da due anni – continua il dott. Scaccabarozzi – in Provincia di Lecco abbiamo raggiunto i valori degli standard previsti dal D.M. 43 del 2007 che misurano lo sviluppo quanti-qualitativo della rete di cure palliative domiciliare. Circa il 70% di coloro che nella nostra Provincia muoiono a causa di tumore, sono seguiti dalla rete di cure palliative. Nello specifico, ogni anno seguiamo circa 650 malati e di questi circa 100 muoiono in hospice, tutti gli altri al domicilio. Abbiamo costruito una rete in grado di proteggere e curare il malato fino all’ultimo giorno di vita garantendo prestazioni diverse da quelle che servono per la fase acuta perché diversi sono i bisogni e gli obiettivi assistenziali. Un approccio che migliora la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche di natura fisica, psicologica e spirituale. Il coinvolgimento del medico di famiglia è stato centrale nella messa a punto di questo sistema.” “Come evidenziato dalla nostra indagine – continua il dott. Lora Aprile – il medico di famiglia è consapevole della necessità che le cure palliative a casa vengano erogate in equipe. Il compito che gli intervistati ritengono maggiormente di propria competenza è la reperibilità durante il servizio. Ed è emersa grande attenzione allo stato d’animo nel seguire la persona in fase avanzata di malattia: empatia e distacco, per non essere coinvolti emotivamente nelle storie personali, sono condizioni riconosciute necessarie per curare bene”. “Ogni Regione – conclude il prof. Zaninetta – oggi ha titolo per stabilire i criteri delle cure domiciliari: ciò ha portato a una grande frammentazione di modelli, spesso poco efficienti. Con il risultato che vi sono Regioni in cui di fatto le cure domiciliari non esistono. Come SICP vogliamo dare piena realizzazione ai nuovi livelli essenziali di assistenza, che contengono un capitolo ben strutturato su queste forme di sostegno. Nel medio periodo intendiamo far sì che attraverso una legge nazionale vengano stabiliti i criteri di fondo per poter accedere alle cure palliative anche a domicilio. Il modello di cure palliative più efficace si può ottenere integrando strettamente l’hospice e l’assistenza domiciliare, consentendo al malato e alla famiglia di scegliere in ogni momento la forma di sostegno più adatta”. Dopo il libro bianco sugli hospice pubblicato lo scorso anno con il supporto della Fondazione Floriani e della Fondazione Seragnoli, dalla collaborazione tra SIMG e SICP è nata la volontà di far conoscere la fotografia reale del Paese sullo stato delle cure palliative, priva degli elementi di autoreferenzialità propri delle indagini prodotte dalle Asl e dalle Regioni. Da questa sinergia nascerà il primo Libro Bianco sulle cure palliative domiciliari. Da gennaio 2009 partirà infatti una ricerca capillare in tutte le 197 Asl italiane che avrà come rilevatori gli operatori sul campo della SIMG e della SICP. Valuteranno puntualmente i servizi erogati, quanti malati usufruiscono di cure palliative (anche attraverso equipe non specificamente dedicate), quanti non hanno nessun servizio e quanti si trovano in strutture di degenza inappropriate.

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