venerdì, 19 agosto 2022
Medinews
22 Maggio 2003

ANCA E GINOCCHIO: UN COMPUTER-NAVIGATORE PER MINI PROTESI, MENO INVASIVE E PIU’ BIOCOMPATIBILI

Roma, da oggi al via il Congresso Internazionale con i massimi esperti mondiali

Roma, 22 maggio 2003 – Il computer ‘navigatore’ guida la mano del chirurgo, gli indica qual è la via più breve per raggiungere la meta (l’articolazione): due piccole incisioni di 3 cm (invece che un taglio da 12), senza ledere i muscoli e posizionando al meglio la protesi in cromo-cobalto o titanio, composti assolutamente biocompatibili messi a punto da ingegneri bio-meccanici esperti di tribologia, scienza che studia accoppiamenti ed usure dei metalli. Sono queste le tecniche innovative che si cominciano ad utilizzare per gli interventi protesici ad anca (50mila l’anno in Italia) e ginocchio (30mila), destinati a migliorare nel prossimo futuro e di cui discutono da oggi a sabato i maggiori esperti mondiali riuniti al III Congresso internazionale ‘Attualità e prospettive nelle protesi d’anca e ginocchio’, a Roma presso la prestigiosa sede dell’Auditorium Parco della Musica progettato da Renzo Piano (V.le P. De Coubertin 30). “La mini-invasività degli interventi protesici ad anca e ginocchio – spiega il prof. Francesco Falez, primario del reparto di ortopedia dell’Ospedale S. Spirito di Roma e presidente del congresso – si ottiene in due modi: utilizzando protesi sempre più piccole, che riducono la quantità di osso da asportare, lasciandolo quanto più intatto possibile e riducendo il danno biologico attraverso incisione sempre più minute, senza disinserire i muscoli dall’osso per sistemare la protesi”.
Per questo tipo di interventi è di grande aiuto l’informatica con il computer o navigatore, che funziona esattamente come sulle macchine: il chirurgo informa il programma di dov’è situato il punto d’arrivo (l’articolazione da sostituire), e poi il navigatore fornisce il percorso migliore per arrivarci e guida l’operazione. “Con questo sistema – spiega ancora il prof. Falez – riusciamo ad ottimizzare l’intervento posizionando nel modo più preciso possibile la protesi. Oggi siamo agli albori di queste tecniche che verranno sviluppate nel prossimo decennio. E’ come 15 anni fa per l’artroscopia: nessuno allora avrebbe scommesso su una tecnica del genere, che invece è diventata la pratica chirurgica meno invasiva di cui disponiamo”.
La riduzione del danno biologico, cioè minore perdita di sangue e muscoli intatti, permette un recupero più veloce, quindi il paziente si mette in piedi e torna a muoversi molto prima rispetto alla tecnica tradizionale. “La sfida – prosegue Falez – è operare anche i più giovani che hanno subito traumi o soffrono di artrosi precoce, senza aspettare la fatidica soglia dei 60 anni che un tempo veniva raccomandata. Ma soprattutto consentire riabilitazione e recupero rapidi, assicurando la migliore qualità di vita e permettendo di praticare sport”. E proprio da questo congresso dovrebbero venire stabiliti i limiti da consigliare alle persone operate. Tenendo presente che le protesi non sono indistruttibili e che con il tempo, nonostante i materiali sempre più all’avanguardia, si consumano.
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