martedì, 24 novembre 2020
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24 Novembre 2011

AMIANTO, KILLER SILENZIOSO: IN ITALIA 3 MILA MORTI L’ANNO. GLI ONCOLOGI: ‘A RISCHIO ANCHE 40 ANNI DOPO L’ESPOSIZIONE’

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Torino, 24 novembre 2011 – La sostanza è fuori legge dal 1992 ma ne restano 32 milioni di tonnellate in tutto il Paese. È il più pericoloso e diffuso cancerogeno ambientale. Gli esperti: “Attenzione allo smaltimento “fai da te”

Si nasconde ovunque: dalle tubature, alle rotaie ai rivestimenti di tetti e garage. È l’amianto, il killer silenzioso che miete circa 3.000 vittime ogni anno in Italia, 1.200 per mesotelioma, il tumore “marker” di esposizione a questo minerale. L’impiego dell’amianto è stato bandito dal nostro Paese da quasi 20 anni ma ne restano nell’ambiente 5 quintali per ogni cittadino, 32 milioni di tonnellate. Il problema dello smaltimento è uno dei più attuali e preoccupa gli oncologi. “Va assolutamente evitata la manipolazione di questo minerale, che deve essere rimosso da personale specializzato. Purtroppo il livello di rischio è ancora sotto percepito dalla popolazione mentre è scientificamente dimostrata la sua pericolosità e il suo potenziale cancerogeno, pari a quello del fumo – spiegano il prof. Giorgio Scagliotti, Responsabile delle Malattie dell’Apparato Respiratorio del San Luigi di Orbassano (Torino) e il prof. Carmine Pinto, Segretario Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – Oncologo Medico del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, Presidenti della II Consensus Conference sul mesotelioma, al via oggi a Torino. Il Piemonte detiene un triste primato (circa 200 nuovi malati l’anno) perché qui aveva sede l’Eternit, la più importante fabbrica di manufatti in cemento-amianto che abbia mai operato sul territorio nazionale. L’incontro di oggi non è rivolto solo a medici ma ospita anche le associazioni delle vittime, rappresentanti delle Istituzioni (INAIL e Ministero della Salute), giornalisti e giuristi. Il tema dei risarcimenti e della tutela dei diritti è infatti di stretta attualità: il “processo Eternit” è tuttora in corso con oltre 6.000 parti civili coinvolte. “Siamo tutti esposti al rischio ma certamente gli ex lavoratori degli stabilimenti che producevano o trattavano amianto rappresentano la fascia più vulnerabile. Oggi i nostri sforzi sono tesi a capire quale sia la miglior sorveglianza possibile per queste persone – spiegano gli esperti –. Ma è significativa anche l’esposizione familiare: nuovi casi riguardano anche mogli o figli entrati nel passato in contatto con questo minerale tramite gli indumenti dei lavoratori esposti. Il periodo di latenza del mesotelioma è di circa 20-40 anni, e per questo ci attendiamo un aumento dell’incidenza fino al 2015. Si tratta di una neoplasia molto complessa da trattare – aggiungono Scagliotti e Pinto –, con una mortalità dell’80% ma fortunatamente oggi abbiamo a disposizione nuove tecniche diagnostiche e le cure sono più efficaci. In particolare la chemioterapia a base di un nuovo farmaco, il pemetrexed, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza e i sintomi. La sfida quindi oggi è capire come controllare al meglio la malattia”. Fino a domani oltre 100 fra i maggiori esperti italiani della patologia si confronteranno su epidemiologia, diagnostica e terapie: dalla Consensus, che ha ricevuto il patrocinio dell’AIOM, scaturirà un documento ufficiale, come già accaduto per la prima edizione svoltasi nel 2008 a Bologna.

Oltre al mesotelioma, l’amianto può causare anche tumori a polmone, laringe, ovaio, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo, colon-retto, stomaco e faringe. “Prima si consideravano a rischio solo i lavoratori dei settori più esposti, in cui era utilizzato come materia prima della lavorazione, ora invece si riscontrano i casi anche nella popolazione generale – continua Pinto. Per questo è indispensabile migliorare il livello di consapevolezza fra la popolazione e sensibilizzarla alla rimozione delle fonti inquinanti, secondo criteri certificati e con procedure rigorose. Chi sospetti di essere a contatto con amianto può rivolgersi all’Asl o all’Arpa che dispongono di registri di aziende specializzate, iscritte all’albo e quindi autorizzate allo smaltimento”. Il meeting si svolgerà presso l’Azienda Ospedaliera-Universitaria “S.Luigi” di Orbassano, fra i centri nazionali di riferimento per il mesotelioma, guidato dal prof. Giorgio Scagliotti. “Oltre al Piemonte, le regioni in cui è più diffuso sono la Liguria, la Lombardia e l’Emilia Romagna, con un rapporto diretto rispetto alla presenza di siti produttivi – spiega il prof. – È fra le neoplasie più aggressive, colpisce più gli uomini delle donne e presenta un picco massimo intorno ai 70 anni. La chirurgia ha dato al momento risultati limitati e il suo ruolo va meglio definito. Recentemente invece si sono avuti progressi sul fronte della chemioterapia, con buoni risultati anche nel controllo degli effetti collaterali. La qualità della vita, anche quando la malattia è in fase avanzata, rappresenta sempre infatti per noi oncologi un obiettivo da perseguire”.

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