venerdì, 19 aprile 2024
Medinews
14 Giugno 2007

È ALLARME ‘FEGATO GRASSO’. GLI ESPERTI: ATTENZIONE AL SOVRAPPESO

Non solo l’obesità, anche qualche semplice chilo di troppo può provocare steatosi

Bergamo, 14 giugno 2007 – Non è solo un fatto estetico: quando l’ago della bilancia segnala l’abbandono del proprio peso forma si rischia la salute, in particolare la steatosi epatica. ‘Sorvegliati speciali, quindi, non devono più essere solo gli obesi, i diabetici o chi ha contratto l’epatite C: secondo gli ultimi studi tutti coloro che seguono un’alimentazione scorretta e fanno poca attività fisica possono incappare nella patologia, un accumulo di bolle di grasso nel fegato, spesso scoperta per caso durante un’ecografia. Pochi chili in più, dunque, bastano a far soffrire il fegato. “È necessario tenere d’occhio l’ago della bilancia soprattutto nei bambini – spiega il dottor Stefano Fagiuoli, Direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo – esposti a una cattiva alimentazione e sempre più sedentari. Da tempo il fegato grasso, che interessa il 25% della popolazione, non è più considerata una condizione innocua, ma la spia di una eventuale malattia.” Il danno epatico, spiega infatti lo specialista, segue un meccanismo di evoluzione ben preciso. “I vari fattori di rischio, quali alcol, virus, obesità, dislipidemia, deficit congeniti, seguendo strade diverse, confluiscono tutti insieme in una sorta di imbuto. Il risultato? In primo luogo la steatosi, una sorta di spia di iniziale sofferenza del fegato, che in presenza di cofattori del danno epatico può evolvere in steatoepatite, una forma di infiammazione del fegato associata alla presenza di grasso. A lungo andare – continua Fagiuoli – è ormai assodato che al danno segue un tentativo di riparazione, efficace solo se questo è lieve e se la causa viene rimossa, altrimenti può evolvere in fibrosi, fino a cirrosi, con le sue complicanze, ed epatocarcinoma”.

Nonostante l’elevata prevalenza nella popolazione generale e il fatto che in Italia sia la causa più comune di epatopatia cronica, di statosi epatica si parla ancora poco. Oltre al 25-30% della popolazione adulta normale, la condizione riguarda il 20% dei bambini sovrappeso, il 40-100% dei diabetici di tipo 2, il 20-80% delle persone con elevati livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, il 30-70% degli individui affetti da epatite C. La steatosi è inoltre strettamente correlata alla sindrome metabolica e all’insulino-resistenza, disordini particolarmente diffusi e temuti per le possibili complicanze anche vascolari. “Per affrontare questa patologia – spiega ancora il gastroenterologo – non esiste una terapia standardizzata. Le cause del fegato grasso sono soprattutto l’obesità e la scarsa attività fisica. In questi casi le persone hanno solo bisogno di presidi semplici, quali un’alimentazione equilibrata e un incremento del movimento, per osservare una significativa riduzione del problema e una normalizzazione degli esami clinici.” Ma nei casi di individui con propensione al diabete di tipo 2, è opportuno l’utilizzo di farmaci che contrastano la resistenza insulinica. Esistono anche integratori, come l’associazione di silibina, fosfolipidi e vitamina E, stabilizzatori naturali di membrana e anti-ossidanti naturali, in grado di ‘depurare’ il fegato grasso e rallentare il danno, riequilibrando l’assetto metabolico del fegato- conclude il dottor Fagiuoli. – È ancora da dimostrare su ampia scala se la loro attività sia semplicemente di tipo cosmetico o se queste sostanze siano in grado di incidere chiaramente sulla storia della malattia, anche se è necessario sottolineare la mancanza di effetti collaterali avversi. I dati clinici, ad oggi, hanno dimostrato alcune regressioni della steatosi e in alcuni casi una normalizzazione degli indici bioumorali, quali le transaminasi Alt e gamma-Gt”.
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