lunedì, 30 novembre 2020
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24 Febbraio 2011

ALIMENTAZIONE: ECCO LA DIETA CHE PROTEGGE DALLO SMOG. “CIBI EFFICACI COME FARMACI CONTRO LE MALATTIE CRONICHE”

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Milano, 24 febbraio 2011 – Il presidente Cesare Sirtori: “Piatti a base di mais aiutano a prevenire i danni dell’inquinamento dell’aria. E un estratto dell’olio di oliva funziona meglio di uno dei più diffusi antinfiammatori”

Non solo il blocco delle auto, ma anche l’alimentazione corretta ci può difendere dai danni dell’inquinamento atmosferico. “Il mais, in particolare, è un cereale in grado di combattere le conseguenze negative dello smog che respiriamo ogni giorno nelle nostre città – afferma Cesare Sirtori, presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINut) e professore di Farmacologia Clinica all’Università di Milano -. Elevati livelli di flavonoidi contenuti nel mais sviluppano le difese del nostro organismo contro sostanze tossiche chiamate fumonisine, tossine da funghi ambientali presenti in alta concentrazione in caso di forte umidità e contaminazioni atmosferiche. Questo tipo di alimentazione esercita un’attività favorevole sulla salute e sulla durata della vita”. È solo uno degli esempi di impiego dei cibi come farmaci che emerge dal II Congresso Nazionale della SINut, in corso a Milano (Hotel Michelangelo) fino al 26 febbraio con la partecipazione dei più importanti esperti del settore. “Nutraceutici” è un termine ampio che comprende i cosiddetti cibi funzionali (alimenti che forniscono calorie utili, ad esempio l’olio extravergine di oliva, le proteine vegetali della soia e del lupino e il cioccolato amaro), gli integratori alimentari (come gli omega-3, acidi grassi polinsaturi estratti dal pesce), i probiotici (colture di batteri che colonizzano l’intestino migliorandone la funzionalità) e i prebiotici (sostanze organiche non digeribili in grado di favorire la crescita di batteri probiotici). Principi attivi, di origine vegetale o animale, hanno dimostrato un’efficacia pari ai farmaci nel trattamento di diverse patologie (come l’ipertensione arteriosa, la depressione, l’Alzheimer e la sindrome metabolica in donne in menopausa). “Accanto all’aglio, al sedano e al lupino – spiega il prof. Bruno Trimarco dell’Università Federico II di Napoli – sono emerse osservazioni positive nel trattamento dell’ipertensione arteriosa per il potassio, lo zinco, il magnesio e le vitamine (B6, C, D, E). Importanti risultati sono stati forniti recentemente dall’associazione fra un estratto di riso rosso e la simsetina, una sostanza naturale di origine vegetale. È stato possibile dimostrare una riduzione della pressione clinicamente rilevante e non diversa da quella rilevata con i farmaci antiipertensivi classici, oltre a un calo significativo della colesterolemia”. La crescita del mercato degli alimenti funzionali e degli integratori (vicina al 20% annuo) è in controtendenza rispetto allo sviluppo economico del Paese. Coinvolge in particolare cittadini non più giovanissimi, in buone condizioni economiche, che hanno l’obiettivo di migliorare la propria salute e aspetto fisico. Nel trattamento della depressione alcune sostanze naturali sono utilizzate in caso di fallimento delle terapie classiche. “Come evidenziato da uno studio pubblicato sul prestigioso ‘American Journal of Psychiatry’ – sottolinea Maurizio Fava, professore di Psichiatria presso l’Harvard Medical School (Boston, Massachusetts) -, sono stati raggiunti risultati sorprendenti in pazienti depressi con mancata risposta alla terapia standard grazie a un aminoacido (S-adenosilmetionina, presente in tutti i tessuti animali), che aiuta a produrre serotonina e dopamina con un’ottima tollerabilità”.
“La nutraceutica, che unisce la scienza della nutrizione alla clinica medica, è la colonna portante della medicina anti-invecchiamento – afferma Giovanni Scapagnini, professore di Biochimica Clinica presso l’Università degli Studi del Molise -. Vi sono alimenti che stimolano le difese naturali dell’organismo e la dieta mediterranea, a base di olio di oliva, pesce e verdure, costituisce il paradigma per la prevenzione di molte patologie. Ad esempio, l’oleocantale estratto dall’olio d’oliva è un antinfiammatorio più potente dell’ibuprofene, il resveratrolo, contenuto nell’uva, è in grado di attivare le ‘sirtuine’, proteine che difendono il Dna cellulare dallo stress ossidativo, aumentando la longevità, gli omega 3 regolarizzano i trigliceridi e proteggono il cuore”. I nutraceutici possono svolgere un’azione preventiva nei confronti di patologie degenerative cerebrali, prima che queste evolvano in modo drammatico nell’Alzheimer. Una nuova associazione (composta da acidi grassi omega-3, melatonina e fosfatidilinositolo) ha evidenziato, nei pazienti con difetti cognitivi iniziali, un significativo miglioramento nelle funzioni cognitive globali e del tono dell’umore. “In base agli ultimi dati presentati dall’Alzheimer Association – continua il prof. Scapagnini – si avrà una triplicazione dei casi da oggi al 2050. Per quella data si prevede che, nel mondo occidentale, un anziano su tre sarà colpito da questa malattia. Si tratta di numeri enormi, insostenibili per qualsiasi sistema sanitario. La medicina anti-aging, che mira a prevenire le patologie croniche correlate all’età, è quindi la scienza del futuro”. Anche la qualità del sonno può essere influenzata dall’impiego dei nutraceutici. L’associazione di melatonina, zinco e magnesio, inserita nella polpa di pera, migliora il sonno del paziente anziano, con conseguenze positive sul tono dell’umore.
È grande l’interesse anche nei confronti del lupino, un legume che al tempo degli Egizi e dei Romani rappresentava una fonte proteica importantissima, ma, dopo l’arrivo dalle Americhe di nuove piante alimentari (come patata, pomodoro e mais), è caduto quasi in disuso. Proprio a uno studio sul lupino va il premio “Alpro Foundation Master Award 2010”, assegnato oggi, nel corso del congresso SINut, alla dott.ssa Viviana De Vergori. “Il lavoro ha misurato la capacità di abbassare il colesterolo delle proteine estratte dai semi di lupino e pisello e di due fibre solubili, i beta-glucani estratti dall’avena e le pectine ricavate dalle bucce delle mele – conclude Anna Arnoldi, professore di Chimica degli Alimenti all’Università degli Studi di Milano -. Tra le fibre, è risultata migliore la pectina di mela che ha provocato una diminuzione media della colesterolemia del 5,3%. Un’ulteriore dimostrazione della grande salubrità delle mele. Attenzione però, perché solo la buccia contiene le pectine. Per quanto riguarda le proteine, ha dato risultati migliori il lupino che ha prodotto una diminuzione del 4,2% del colesterolo totale. Un risultato di grande rilievo, perché si tratta del primo studio clinico condotto a livello internazionale su questo legume”.

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