giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
13 Novembre 2002

Aids, l’interleuchina ‘frena’ le infezioni opportuniste

Università di Milano: pubblicato uno studio sul Journal of Infectious Diseases

Milano, 30 settembre 2002 – Nuovi, importanti passi avanti nella terapia dell’Aids. Uno studio condotto dall’Istituto di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Milano – Ospedale Luigi Sacco – diretto dal Prof. Mauro Moroni, e pubblicato sull’ultimo numero di “The Journal of Infectious Diseases” ha dimostrato che somministrando ai sieropositivi l’ Interleuchina 2 (IL2) insieme alla tradizionale terapia antiretrovirale, è possibile ritardare o evitare l’insorgenza di infezioni opportunistiche, il pericolo maggiore per le persone colpite dall’Hiv.

Polmonite, toxoplasmosi e altre infezioni sono i nemici più temibili per i pazienti sieropositivi, in particolare per quelli con risposta viro-immunologia discordante, cioè quelle persone che ottengono con la terapia antiretrovirale un abbassamento della carica virologica dell’HIV ma non un soddisfacente recupero del numero dei linfociti CD4, le difese naturali dell’organismo. “Lo studio ha dimostrato, per la prima volta, i notevoli vantaggi immunologici (aumento di CD4) e clinici (riduzione significativa delle infezioni opportunistiche) dell’uso di Interleuchina 2 nei pazienti con risposta viro-immunologia discordante – spiega il prof. Moroni – Ciò significa che queste persone non dovranno più vivere nel terrore di ammalarsi di polmonite e di dover assumere, oltre alla terapia
antiretrovirale, anche i farmaci per la profilassi di questa malattia”.
Generalmente la terapia antiretrovirale riduce e qualche volta blocca la replicazione del virus. In questo modo si assiste a una ripresa del sistema immunitario che riprende di nuovo a proteggere l’organismo da eventuali infezioni opportuniste. Nelle persone con risposta viro-immunologica discordante questo non avviene e il numero di linfociti CD4 rimane basso. L’interleuchina 2 è una molecola prodotta dal sistema immunitario che agisce
come stimolo per la proliferazione dei linfociti T. Da tempo viene sperimentata in diversi stadi dell’infezione da HIV per incrementare il numero dei linfociti CD4. I ricercatori milanesi sono stati i primi ad aver dimostrato i vantaggi dell’utilizzo della molecola.
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