martedì, 24 novembre 2020
Medinews
21 Dicembre 2005

AIDS, DAL PAZIENTE ZERO AI PRIMI VACCINI. LA STORIA DELL’INFEZIONE RACCONTATA DALL’ANSA

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Presentato il volume che raccoglie i più significativi lanci d’agenzia dall’81 ad oggi

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Roma, 19 luglio 2005 – Cinque giugno 1981. A pagina 2 del Report settimanale dei Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, uno dei più importanti organismi sanitari americani, si comunica che tra il mese di ottobre del 1980 e il maggio del 1981 a 5 giovani omosessuali, in 3 ospedali diversi di Los Angeles, sono state diagnosticate una particolare forma di polmonite, la pneumocystis carinii, una precedente infezione da citomegalovirus e un’infezione da candida. Per due di loro non c’era stato nulla da fare. Nessuno ancora immagina che quei cinque uomini – il più giovane ha 24 anni, il più anziano 36 – diventeranno le prime vittime accertate di una nuova malattia, destinata a mietere milioni di vittime in tutto il mondo nell’ultimo scorcio del secolo e a sconvolgere la storia e l’economia del continente africano: l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita. Inizia così il libro “1981-2005 – 25 anni di Aids”, pubblicato dalle edizioni ANSA (234 pagine, 15 euro) e presentato oggi al Tempio di Adriano a Roma nel corso di una tavola rotonda, nell’ambito del progetto Sanità Italia, a cui hanno partecipato Pierluigi Magnaschi, direttore dell’Ansa; Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità del Senato; Giampiero Carosi, direttore della Clinica di malattie infettive dell’Università di Brescia; Gianni Rezza, direttore del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità; Filiberto Claroni, presidente e amministratore delegato di Bristol Myers-Squibb e Rosaria Iardino, presidente del Network delle Persone Sieropositive Italia onlus. Il volume – che raccoglie una selezione delle migliaia di lanci dell’agenzia che da allora ad oggi hanno raccontato i drammi e le paure per la nuova ‘peste’, i progressi, le attese deluse e le tante conquiste dell’infettivologia, non è un libro scientifico: è piuttosto un percorso guidato nelle tappe più significative della lotta all’Aids – le ipotesi sulle cause, i primi farmaci, la speranza di un vaccino, le terapie combinate – senza trascurare gli aspetti sociali della malattia, le storie delle persone sconosciute e dei personaggi famosi.


“L’Aids – scrive nell’introduzione Carosi – è stata la malattia più mediatica del 20° secolo, più della tubercolosi, più del cancro. Malattia invariabilmente letale come il cancro, infettiva e contagiosa come la tubercolosi, ma più devastante nella sua manifestazione acuta ed improvvisa. Improvvisa anche storicamente, nella sua apparizione alla ribalta internazionale: malattia nuova, come venuta dal nulla. Molti sono stati gli elementi che ne hanno da subito decretato tragicamente il successo mediatico. In primo luogo il mistero delle origini, tuttora con anelli mancanti fra un’infezione virale dello scimpanzé nel cuore dell’Africa e le comunità gay dell’Occidente più avanzato, gli Stati Uniti d’America”. Mai nella storia della medicina – spiega Carosi – si è però assistito a una tale veloce progressione di successi: già nel 1987 si rese disponibile il primo farmaco, l’Azt. Dopo questa esaltante cavalcata di successi, è venuto un periodo buio: l’Azt dilazionava di alcuni mesi la comparsa dell’Aids, allungava di alcuni mesi la sopravvivenza, ma nulla di più. Il tempo che impiegava il virus a sviluppare la resistenza. Ma anche di fronte a questo angoscioso “nulla di nuovo” l’Aids teneva la scena mediatica: la trasmissione del virus era uscita dal mondo dei gay, interessava prostitute e clienti, entrava quindi nelle famiglie, colpiva chi aveva ricevuto trasfusioni, gli emofilici e – da noi soprattutto – i tossicodipendenti che si scambiavano le siringhe. “Si comprende bene come una tale miscela – commenta Carosi – rappresentasse un formidabile cocktail che alimentava l’interesse dei mass media; e intanto l’infezione era diventata epidemia e subito pandemia. Si impose la denominazione di ‘peste del secolo’ e l’Aids, come la peste, ebbe i suoi allarmati cantori, anche se non sublimata nei cieli dell’arte di Boccaccio, Manzoni e Camus”.
Malattia mediatica, dunque, come conferma anche il direttore dell’Ansa, Pierluigi Magnaschi. “Nessuna patologia prima dell’Aids è stata documentata con tanta attenzione nei suoi diversi aspetti: di ricerca, assistenza, discriminazione, di rivendicazione di diritti minimi e inalienabili come quello alla salute. Questo volume raccoglie solo alcuni dei lanci redatti dai nostri giornalisti in questi anni. I più significativi, certo, che ci fanno capire come il progresso delle conoscenze viene garantito dal concorso di uomini e donne impegnati nei laboratori delle Università, delle industrie, degli ospedali, dall’attenzione delle Istituzioni, dei grandi organismi internazionali, dalle associazioni di pazienti, dai grandi testimonial (come non ricordare il contributo portato da Nelson Mandela nel rivendicare per la sua gente il diritto alla cura), ma anche dai giornalisti impegnati nella sensibilizzazione verso una malattia che continua a far paura. Perché la conoscenza e l’informazione combattono l’ignoranza. Che spesso miete più vittime di qualunque virus”.
In questa storia un posto importante è occupato dalle industrie farmaceutiche. E il libro “1981-2005, 25 anni di Aids”, è stato reso possibile da un’azienda da sempre in prima fila nella lotta all’Aids, la Bristol Myers-Squibb. “Riteniamo che questo volume – sostiene il presidente e amministratore delegato Filiberto Claroni – rappresenti un ulteriore importante tassello nel percorso di impegno comune contro questa terribile malattia. Un tassello che, in fondo, disegna una traiettoria verso il futuro, documentando il passato prossimo ed il presente. Ci auguriamo che il libro venga letto ed apprezzato anche come un doveroso ringraziamento ai tantissimi ricercatori che in questi anni, senza farsi scoraggiare da insuccessi e delusioni, hanno spinto in avanti la frontiera della conoscenza; ai tantissimi ricercatori che stanno inseguendo nuovi traguardi; alle tantissime associazioni di pazienti e dei volontari che combattono ogni giorno a sostegno di questa battaglia; ai giornalisti, che con il loro lavoro possono contribuire allo sviluppo di un’adeguata cultura della prevenzione e della cura. Nell’ottica di continuare l’impegno e non abbassare la guardia, non dimenticando mai la lotta all’Aids”.
Il volume è in vendita nelle librerie. Al Tempio di Adriano sono esposte per la prima volta in Italia le foto vincitrici del concorso fotografico europeo One Vision. One Vision ha come obiettivo di trasmettere l’idea di evoluzione progresso e speranza nella lotta all’Aids

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