sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
11 Febbraio 2003

AIDS, CLINTON: “LE AZIENDE ABBASSINO I PREZZI DEI FARMACI”

“Va incentivato l’uso dei generici” – ha sottolineato l’ex presidente.
Quarantadue milioni gli infetti. Carosi: “No ai tagli della ricerca in Italia”.

Boston, 11 febbraio – “La posizione delle aziende farmaceutiche deve cambiare: vanno abbassati i prezzi dei farmaci contro l’Aids per garantire a tutti i malati l’accesso alle cure. Ma ciò non basta: si devono incentivare la produzione e la diffusione dei farmaci generici che possono rappresentare una reale soluzione per i Paesi in via di sviluppo. E non ci si deve solo fermare alla terapia. La vera arma per vincere davvero la grande guerra contro l’Aids è promuovere lo sviluppo sanitario delle nazioni più povere. Le parole d’ordine devono essere: prevenzione, trattamenti, e cure per tutti”. Con queste parole l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, ha concluso il suo intervento alla cerimonia inaugurale della decima conferenza sui retrovirus e le infezioni opportuniste che chiuderà a Boston il 14 febbraio. Per cinque giorni, 3.900 scienziati e clinici che a più alto livello si occupano di Aids nel mondo si confronteranno sui progressi effettuati nella lotta all’infezione, dalle nuove terapie ai vaccini, agli effetti collaterali, all’aderenza, alle complicanze della malattia. Malattia che continua a rappresentare una delle grandi emergenze del pianeta: sono 42 i milioni di persone colpite dal virus. “Solo nel 2002 – lo ha sottolineato lo stesso Bill Clinton – si sono registrate 5 milioni di nuove infezioni, con 3,1 milioni di decessi”. Il buco nero rimane l’Africa sub-sahariana con oltre 29 milioni di individui colpiti dalla malattia e alcuni Paesi come il Botswana e lo Swaziland con il 38% di infetti fra la popolazione adulta. “Di fronte a questi numeri – ha affermato David Ho, presidente del congresso – è indispensabile una battaglia comune a livello planetario”.
Ma la soluzione che si capta a Boston non è particolarmente positiva: il vaccino contro l’Aids appare lontano e la battaglia per vincere il virus si conferma lunga. L’Italia gioca la su parte: “Il nostro Paese si conferma all’avanguardia nella lotta alla malattia – afferma il prof. Giampiero Corosi, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Brescia e membro ella Commissione Nazionale Aids – ma è indispensabile che non vengano tagliati i fondi per la ricerca”. E anche in Italia i numeri fanno pensare: si calcola che dall’’82 ad oggi si siano registrate fra le 120mila e le 150mila nuove infezioni ed almeno un sieropositivo su due non sappia di esserlo. “Da qui la battaglia contro il sommerso – aggiunge Carosi – e la necessità di sviluppare nuove campagne di prevenzione, col rischio di trovarci fra poco tempo con nuove, micidiali infezioni”.

Autore dall’inviato Mauro Boldrini

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