Medinews
12 Febbraio 2003

AIDS, ALLO STUDIO TANTI NUOVI FARMACI, MA L’ARMA VINCENTE NON E’ DIETRO L’ANGOLO

Boston, 12 febbraio – Tanti farmaci allo studio, poche, pochissime certezze nell’immediato: la sessione dedicata ai nuovi farmaci contro l’Aids nella seconda giornata della Decima conferenza sui retrovirus e le infezioni opportuniste — quella più affollata e attesa – ha confermato gli sforzi che vengono compiuti dai ricercatori per trovare vie nuove e più efficaci. Ma la soluzione definitiva non è dietro l’angolo.
“E’ impressionante — ha affermato il prof Raimond Schinazi, dell’Università di Atlanta, chairman della sessione nella sua introduzione – lo sforzo che continua a manifestarsi dai numerosi gruppi di ricerca impegnati sia nello sviluppo di nuove molecole nelle classi di farmaci già noti, come gli inibitori della trascrittasi inverse o delle proteasi, che soprattutto sui “nuovi bersagli”.
Fra le nuove categorie di farmaci quelli sicuramente più vicini al momento del lancio sono gli inibitori della fusione, di cui a Boston è già stata presentata la seconda generazione. Si tratta del T1249 in grado di agire sui virus resistenti a farmaci della stessa classe (come il T20) che saranno a breve messi a disposizione dei medici. Il T20 si è dimostrato un ottimo farmaco, ma purtroppo presenta complessi problemi di somministrazione e di accettazione da parte del paziente in quanto disponibile solo per via iniettiva.
Gli inibitori dell’integrasi rappresentano una nuova classe che promette buoni risultati: i farmaci agiscono inibendo l’integrazione del genoma virale in quello della cellula. Si attendono entro il maggio di quest’anno i risultati dei primi test di tollerabilità sull’uomo.
Una terza classe già affollata è quella delle molecole che inibiscono l’attacco alla cellula, mediante il blocco dei recettori a cui il virus si lega per entrare nella cellula stessa. A differenza delle precedenti agiscono specificamente sulla cellula e non sul virus, aprendo nuovi, significativi orizzonti per prospettive terapeutiche future. Anche per questa classe, il tempo per la messa a disposizione ai pazienti non appare breve perché devono ancora essere testate sull’uomo.
Se la ricerca prosegue a ritmo serrato, è indubbio che molta strada vada ancora percorsa per coinvolgere decine di migliaia di pazienti nei Paesi occidentali a non abbandonare le terapie oggi a disposizione.
“Il problema dell’adesione — sottolinea Rosaria Iardino, rappresentante delle persone sieropositive nella Commissione Nazionale Aids – sta diventando una grossa realtà anche in Italia. Molte, troppe persone con Hiv interrompono la terapia per i pesanti effetti collaterali. E le conseguenze non sono da poco, soprattutto per lo sviluppo delle resistenze”

Autore dall’inviato Mauro Boldrini

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