sabato, 25 settembre 2021
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1 Aprile 2008

ABORTO, CRICELLI: PROSSIMO ESECUTIVO AFFRONTI LE QUESTIONI ETICHE

Firenze, 1 aprile 2008 – “Nella mancata applicazione delle linee guida sulla legge 194 c’è la tendenza a rinviare la decisione al dopo elezioni, una presa di posizione avallata dalle Regioni che hanno deciso di non firmare l’accordo proposto dal Ministro Turco la scorsa settimana. Le decisioni che hanno a che fare con l’etica non si riescono a prendere in questo Paese, figuriamoci alla vigilia del cambio di legislatura”. E’ questo il parere di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) sul veto ai provvedimenti applicativi della legge sull’aborto. “Chiediamo con forza all’esecutivo che uscirà dalle urne – prosegue Cricelli – di avere il coraggio di esprimersi su tutte le questioni che legano etica e medicina, l’aborto, le analisi prenatali, la ricerca sulle staminali, il testamento biologico, il trattamento antidolore dei pazienti terminali. Non dobbiamo dare la sensazione ai cittadini che lo stato si disinteressi di questioni che più delle altre coinvolgono direttamente la vita di ognuno. Certo, ciascuno deve avere la libertà di pensare con la sua testa ma lo Stato deve proporre delle soluzioni e non lasciare che le cose procedano immutate di fronte a un mondo, quello della ricerca biomedica, che cambia in continuazione”. Per Cricelli con il veto di alcune Regioni all’accordo sulla 194 “si è perso ulteriore tempo e un’occasione per far sì che la legge sull’aborto funzioni meglio. Per fortuna vi sono esempi virtuosi di Regioni dove le raccomandazioni vengono già messe in atto, dove si fa una campagna di comunicazione multilingue sia sulla nascita che sulla contraccezione rivolta alle donne extracomunitarie, dove si è deciso di potenziare gli organici nei consultori e dove le liste d’attesa sono accorciate. Esempi che dovrebbero essere seguiti da tutto il resto del Paese, ma che potranno essere effettivamente implementati allorché si metterà mano a un miglioramento dell’organizzazione sanitaria territoriale con la creazione di Unità di coordinamento dei distretti sanitari e quindi anche dei consultori. Ciò dovrebbe favorire la migliore allocazione delle professionalità, l’ampliamento degli orari degli ambulatori e l’integrazione con il medico di medicina generale che resta il principale referente per i problemi di salute complessivi della donna. Noi siamo rispettosi dei diritti delle donne, del credo religioso ed etico dei cittadini e della sensibilità dei medici avendo come riferimento la laicità dello stato. Chiediamo chiarezza nelle scelte politiche per consentire a tutti di poter esercitare i propri diritti nel rispetto della legge senza ambiguità ed indecisioni”.
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