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17 Novembre 2009

3 A 0 CONTRO IL CANCRO: ONCOLOGI “A SCUOLA” DAI CAMPIONI. “MOTIVARE I PAZIENTI PER RENDERE PIÙ EFFICACI LE TERAPIE”

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Milano, 17 novembre 2009 – I grandi dello sport in corsia per insegnare a medici e malati come raggiungere il traguardo da vincitori: chi affronta il tumore depresso muore il 40% in più. Progetto pilota col CONI da gennaio

I malati di tumore depressi, a parità di condizioni cliniche muoiono il 40% in più di chi mantiene un atteggiamento combattivo. Un buon rapporto con il medico e l’équipe, permette di migliorare non solo la sopravvivenza ma anche la qualità della vita, l’autonomia fisica, mentale ed emozionale. Anche così si combatte il cancro: gli oncologi prestano sempre più attenzione all’aspetto motivazionale, come accade nello sport. Il metodo per vincere – la gara, la malattia – si basa su obiettivi concreti, con regole e percorsi codificati. E i medici “vanno a lezione” dai grandi campioni per apprendere come trasformarsi in “trainer” efficaci. Da gennaio 2010 alcuni sportivi d’eccezione si recheranno una volta al mese in reparto, all’Istituto dei Tumori di Milano e al Regina Elena di Roma per incontrare i malati e insegnare agli oncologi a costruire il “game plan”. “Si tratta di un insieme di tattiche psicologiche e fisiche per aumentare la capacità di combattere le avversità. Deve essere attivato insieme al team curante, garantire l’affiatamento tra lo staff e il paziente e prevedere anche la figura di riferimento all’interno della famiglia – spiega il prof. Emilio Bajetta presidente della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. che oggi a Milano presenta l’iniziativa nel Convegno nazionale “Tre a zero contro il cancro” con il patrocinio di CONI, Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), F.C. Internazionale, Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), Comitato Paralimpico e Comune di Milano. “È importante aiutare il paziente a trovare dentro di sé le risorse che possono contribuire a rendere più efficaci le terapie, sottolinea il prof. Francesco Cognetti, Direttore dell’oncologia del Regina Elena di Roma. “Il testimonial sportivo può offrire la sua esperienza e la sua immagine “vincente” anche per trasmettere fiducia al malato – aggiunge la dr.ssa Diana Bianchedi, campionessa olimpica, Presidente della Commissione nazionale atleti del CONI -. Se questo progetto pilota darà i risultati attesi potrà essere adottato a livello nazionale e diventare parte integrante delle strategie di supporto fisico e psicologico per i pazienti negli ospedali italiani”. Al Convegno interviene Margherita Granbassi, schermitrice bronzo a Pechino 2008, la pallavolista Annamaria Marasi (oggi dirigente CONI) e il suo “collega” Andrea Lucchetta. L’incontro di oggi si tiene nel primo anniversario della Fondazione Giacinto Facchetti, nata in nome del grande calciatore e dedicata alla prevenzione e alla ricerca sui tumori.

Per il 2008 in Italia si stimano circa 250 mila nuovi casi di tumore e 125 mila decessi. Ma oggi la sopravvivenza nel nostro Paese a cinque anni dalla diagnosi è del 45,7% negli uomini e del 57,5% nelle donne. Un aumento di circa il 15% rispetto al 1985 grazie alla maggiore disponibilità di terapie efficaci e alla diffusione dei programmi di screening. “Sempre di più quindi possiamo chiedere ai nostri pazienti di affrontare la malattia con determinazione – continua Bajetta -. Talvolta è proprio questa l’arma in più che ci aiuta nel nostro lavoro quotidiano. Certo si deve allo stesso tempo insistere sull’importanza della prevenzione e della ricerca, i due obiettivi prioritari della Fondazione, che in questo primo anno di vita ha già raggiunto obiettivi importanti”. Il Convegno di oggi – reso possibile da un educational grant di Astrazeneca – segna una tappa importante nel percorso della Fondazione Facchetti che sempre più si caratterizza come ponte fra due mondi apparentemente distanti eppure molto vicini per linguaggi, valori e strategie. “I parallelismi sono evidenti – spiega la Bianchedi -: l’allenatore (oncologo) valuta le capacità specifiche dello sportivo (paziente), e al tempo stesso lo “mette alla prova” su obiettivi sfidanti che implicano il ricorso a potenzialità ancora non pienamente espresse. Il goal setting migliora la prestazione con un meccanismo che permette allo sportivo di adattare il suo comportamento e raggiungere efficacemente l’obiettivo. Inoltre fa crescere le persone consentendo ad entrambi di mettersi in gioco nell’attività e nella sfera relazionale”. Oltre a questo “pilota” la Fondazione ha in cantiere per il 2010 borse di studio, progetti di ricerca altri due importanti attività. La prima, rivolta ai giovani, è “Un goal per la vita” che prevede un percorso di avvicinamento ai Mondiali in Sud Africa con un gioco on-line e negli stadi per educare a corretti stili di vita e l’obiettivo finale di permettere ad alcuni oncologi di quel Paese l’aggiornamento in Italia. Il secondo è invece un volume con protagonisti alcuni tifosi DOC, per sensibilizzare sulla prevenzione e l’importanza della ricerca. Per maggiori informazioni sulle iniziative e gli appuntamenti futuri www.fondazionegiacintofacchetti.it

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