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29 gennaio 2010
TUMORE DEL SENO, MILANO CAPITALE DELLA RICERCA. ECCO COME MIGLIORARE LA SOPRAVVIVENZA AL 71%
Milano, 29 gennaio 2010 - L'autore del lavoro, il prof. Luca Gianni (Fondazione Istituto Nazionale dei Tumori): "Abbiamo dimostrato come ottenere più guarigioni. L'indagine rivolta ad un tipo di cancro particolarmente aggressivo"
Il 71% della donne colpite dal tumore del seno HER2-positivo localmente avanzato, curate con la molecola trastuzumab, sopravvive senza recidiva contro il 56% che riesce con la sola chemioterapia. È questo il risultato straordinario dello studio NOAH pubblicato su Lancet di oggi realizzato dal prof. Luca Gianni, Direttore Oncologia Medica 1 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e co-fondatore della Fondazione Michelangelo. Il lavoro, che conferma Milano come centro di eccellenza per la lotta al cancro, ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica internazionale ed è stato presentato, oggi, in una conferenza stampa alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, alla presenza dell'Autore e del Direttore scientifico Marco Pierotti. Il cancro della mammella colpisce ogni anno circa 38.000 donne in Italia e causa la morte in quasi 8.000. Solo il 6-10% di questi tumori è rappresentato dal tipo localmente avanzato e/o infiammatorio che ha una prognosi più sfavorevole di quelli operabili. "Questo tumore necessita di farmaci prima di intervenire chirurgicamente - spiega il prof. Luca Gianni. - In questo studio abbiamo valutato l'associazione di trastuzumab, anticorpo specifico per il recettore HER2, con la chemioterapia sequenziale". Lo studio, disegnato e condotto dalla Fondazione Michelangelo sul territorio europeo in collaborazione con il gruppo spagnolo SOLTI e sostenuto dalla ditta Roche, ha arruolato 235 pazienti con cancro localmente avanzato di nuova diagnosi, positivo al recettore HER2. A queste donne è stata somministrata per un anno chemioterapia neoadiuvante, e alla metà (117) anche trastuzumab. "I risultati di questo studio dimostrano che si è compiuto un altro significativo passo avanti nella lotta contro il tumore mammario - afferma il prof. Gianni. - L'evidenza indica che farmaci mirati, come trastuzumab contro HER2, aumentano in modo formidabile la possibilità di intervento quando associati alla chemioterapia, portando la sopravvivenza libera da malattia al 71% in un gruppo di donne altrimenti destinato a un decorso molto grave di recidiva e progressione".
Il programma terapeutico con trastuzumab è stato ben tollerato. Infatti, malgrado la sua associazione con doxorubicina aggravi gli effetti collaterali di quest'ultima, solo il 2% delle pazienti ha sviluppato scompenso cardiaco comunque controllato con terapia cardiologiche. I prof. Seal e Chia, commentando i risultati nello stesso numero del Lancet, affermano che questo studio "rappresenta una sfida importante per la strategia terapeutica del carcinoma mammario in fase precoce, in considerazione anche del fatto che i risultati da studi adiuvanti richiedono un numero enorme di pazienti per dimostrare un guadagno di sopravvivenza". Il sottotipo localmente avanzato e soprattutto quello infiammatorio è raro, ma mostra un decorso molto aggressivo che richiede la chemioterapia sistemica, anche se apparentemente risulta localizzato. “Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella – ha aggiunto Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori -, segue di poche settimane l’annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell’efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale. E’ la miglior dimostrazione che, nonostante problemi e difficoltà, il nostro ruolo nella ricerca, nazionale ed internazionale, continua a mantenersi sui livelli di eccellenza che caratterizzano tutta la nostra storia”.
Il programma terapeutico con trastuzumab è stato ben tollerato. Infatti, malgrado la sua associazione con doxorubicina aggravi gli effetti collaterali di quest'ultima, solo il 2% delle pazienti ha sviluppato scompenso cardiaco comunque controllato con terapia cardiologiche. I prof. Seal e Chia, commentando i risultati nello stesso numero del Lancet, affermano che questo studio "rappresenta una sfida importante per la strategia terapeutica del carcinoma mammario in fase precoce, in considerazione anche del fatto che i risultati da studi adiuvanti richiedono un numero enorme di pazienti per dimostrare un guadagno di sopravvivenza". Il sottotipo localmente avanzato e soprattutto quello infiammatorio è raro, ma mostra un decorso molto aggressivo che richiede la chemioterapia sistemica, anche se apparentemente risulta localizzato. “Questo nuovo, importante risultato nella cura dei tumori della mammella – ha aggiunto Marco A. Pierotti, Direttore Scientifico della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori -, segue di poche settimane l’annuncio di un altro significativo passo avanti realizzato dalla nostra ricerca, che riguarda il ruolo della proteina p53 come indicatore dell’efficacia della chemioterapia nella cura di tumori della cavità orale. Entrambi i risultati, che confermano anche lo stretto collegamento tra la ricerca e la cura dei pazienti che ci contraddistingue, hanno avuto un ampio riconoscimento a livello internazionale. E’ la miglior dimostrazione che, nonostante problemi e difficoltà, il nostro ruolo nella ricerca, nazionale ed internazionale, continua a mantenersi sui livelli di eccellenza che caratterizzano tutta la nostra storia”.
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