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2 luglio 2002

L’AIDS IN ITALIA

Istituto Superiore di Sanità, dati al 30 giugno 2002

· Nei primi sei mesi del 2002 sono stati notificati al Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità 495 nuovi casi di Aids. Dall’inizio dell’epidemia il numero totale ha superato la soglia 50.000 (50.271). Se si tiene conto del ritardo di notifica la cifra dovrebbe oscillare intorno ai 50.800 casi.

· Dopo una fase di rapido declino registrata a partire dal 1995, anno del picco dell’epidemia, negli ultimi 12 mesi si è notata una stabilizzazione nel numero di nuovi casi.

· Degli oltre 50.000 malati notificati, più di 17.000 sono attualmente ancora in vita.

· Anche negli ultimi 12 mesi i tassi più elevati si sono avuti in Lombardia, Liguria, Lazio ed Emilia Romagna. Migliora invece la situazione in alcune Regioni del Sud, come Campania e Sicilia, mentre i tassi in assoluto più bassi si sono registrati in Basilicata e Molise.

· Un dato interessante è la crescita dell’età media della diagnosi di Aids che nei maschi è addirittura di 40 anni. Tra i nuovi casi diminuiscono i tossicodipendenti, mentre aumentano gli stranieri, provenienti soprattutto da paesi ad alta circolazione virale.

· Più del 62% dei nuovi casi, non ha fatto terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids. Sono soprattutto persone che hanno acquisito l’infezione per contatto sessuale, la cui percezione del rischio è nettamente inferiore rispetto per esempio ai tossicodipendenti.

· Per quanto riguarda l’infezione HIV nel suo complesso, dall’inizio dell’epidemia si stima si siano infettati da 120 a 150.000 persone. Di queste, attualmente in vita dovrebbero essere dalle 80 alle 110.000, il 30% delle quali donne.

· Nel 1986, anno del picco dell’HIV, le nuove infezioni erano circa 15.000 l’anno e la principale categoria di esposizione erano i tossicodipendenti. Nel 2002 l’attesa è di 3000-3500 nuove infezioni e la fonte principale di contagio è il rapporto eterosessuale Il quadro dell’epidemia è dunque cambiato: si riscontrano più trasmissioni sessuali meno tra tossicodipendenti, sono in aumento gli stranieri infetti così come l’età media dell’infezione.

· Nella prima parte dell’epidemia, la comunità omosessuale è stata una delle prime a reagire e a fare prevenzione. Oggi, come per gli eterosessuali anche per gli omosessuali registriamo questo fenomeno curioso dell’abbassamento della percezione del rischio. Questo è testimoniato dal fatto che è alta la percentuale di coloro che scoprono di essere sieropositivi al momento della diagnosi di Aids. Evidentemente a differenza dei tossicodipendenti, chi acquisisce l’infezione per via sessuale, sia che sia omo o eterosessuale, ha una percezione del rischio bassa, non fa il test. In proposito abbiamo riscontri anche in altri Paesi europei che mostrano un aumento negli omosessuali non solo dell’HIV ma anche di malattie sessualmente trasmesse come sifilide e gonorrea. Questo in gran parte potrebbe essere la conseguenza dell’ottimismo generato dall’efficacia delle nuove terapie antiretrovirali, oltre alla perdita della memoria storica per quanto riguarda la prevenzione.

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