sabato, 20 dicembre 2014

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18 marzo 2009

TUMORE DEL CERVELLO, NUOVO FARMACO ‘AFFAMA’ LE CELLULE E NE BLOCCA LA CRESCITA

Bologna, 18 marzo 2009 - Al via lo studio internazionale EMD 121974-011 su una molecola innovativa. Coordinatrice per l’Italia la dr. Alba Brandes del Bellaria-Maggiore di Bologna

E’ partita dal capoluogo emiliano la nuova sfida terapeutica contro il glioblastoma: l’Unità Operativa diretta dalla Dott.ssa Brandes è il primo Centro al mondo a iniziare la sperimentazione che coinvolgerà le più prestigiose strutture che si occupano del trattamento delle neoplasie cerebrali con un farmaco, chiamato cilengitide, una nuova sostanza anti-cancro che può bloccare la crescita tumorale diminuendo l'apporto di sangue.

Uno stop alle ‘vie di alimentazione’ del tumore, ma anche una azione diretta contro le cellule neoplastiche. Funziona così cilengitide, sostanza in grado di inibire alcune proteine, chiamate integrine, che agevolano la formazione di nuovi vasi sanguigni all’interno del tumore portando nutrimento ed ossigeno necessari alla crescita neoplastica, e di bloccare la capacità di invadere il cervello da parte delle cellule del glioblastoma. Ora verrà utilizzato per la prima volta nel nostro paese nell’ambito di un trial clinico di fase III condotto sotto l’egida dell’EORTC (European Organisation for Research and Treatment of Cancer). “Questo trattamento innovativo verrà associato a quelli chemio radioterapici (temozolomide più radioterapia) già utilizzati in modo da affamare il tumore e renderlo più debole di fronte alle terapie ‘classiche’ – spiega la dott.ssa Alba Brandes, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica dell’Ospedale Bellaria-Maggiore di Bologna. Questo studio, partito recentemente, prevede che il tumore, immediatamente dopo l’intervento chirurgico, venga valutato a livello centralizzato in Europa, in termini di caratteristiche genetiche ed in particolare per lo stato di metilazione di un gene chiamato MGMT. I pazienti saranno divisi in due gruppi, uno ‘di controllo’ sottoposto a chemio-radioterapia standard (per 8 mesi), uno ‘di trattamento’ ovvero la stessa chemio-radioterapia standard cui viene aggiunta cilengitide per 18 mesi. Ogni 2-3 mesi i pazienti saranno sottoposti ad una Risonanza Magnetica Cerebrale. Per consentire al medico di decidere sulla base della risposta ottenuta al trattamento il proseguimento della terapia”. La precocità della valutazione del tipo di paziente, se portatore o no del gene metilato, è un elemento di fondamentale importanza. “Si deve immediatamente poter analizzare le caratteristiche genetiche del tessuto tumorale ottenuto dall’intervento – continua la dott.ssa Brandes - prima dell’inizio della terapia sperimentale”.
La dott.ssa Brandes è la coordinatrice per l’Italia di questo studio mondiale che potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella lotta a questo tipo di tumore: la studiosa italiana è tra i massimi esperti mondiali di tumori del cervello, membro dell’EORTC e presidente del GICNO (Gruppo Italiano Cooperativo di neuro-oncologia).

Anteprima News

27/11/14

MEDICI DI FAMIGLIA 2.0: “MIGLIORIAMO LA GESTIONE DEI PAZIENTI IN RETE”. NASCE IL NETWORK PER UNIFORMARE L’ASSISTENZA SUL TERRITORIO

La struttura virtuale è accessibile online e permette la consultazione live delle informazioni. Il dott. Gerardo Medea: “Gestiamo 4 milioni di malati, è il campione di popolazione più vasto al mondo. Possiamo applicare così percorsi diagnostici simili, diminuendo gli errori”

Firenze, 27 novembre 2014 – I medici di famiglia diventano “social” e fanno rete tra loro. Nasce infatti GPG Network, la prima struttura virtuale dedicata alla medicina generale e accessibile con un…
11/11/14

Epatite C: gli studi di fase III UNITY hanno dimostrato alte percentuali di guarigione con daclatasvir (DCV) TRIO, terapia orale in una unica compressa, in pazienti con genotipo 1 compresi quelli con cirrosi


• Nello studio UNITY 2 con daclatasvir TRIO in associazione con ribavirina sono stati raggiunti tassi di guarigione del 98% nei naïve e 93% nei pretrattati in pazienti con genotipo 1 e cirrosi epatica

• Questa terapia somministrata per 12 settimane dimezza la durata del trattamento attualmente disponibile per curare questa tipologia di pazienti gravi con genotipo 1 e cirrosi che hanno già fallito una precedente terapia

• Questo regime senza uso concomitante di ribavirina ha anche dimostrato di curare il 91% dei pazienti con genotipo 1 non cirrotici

(11 novembre, 2014) - Bristol-Myers Squibb ha annunciato nuovi ed importanti dati del programma di sperimentazione clinica UNITY che ha valutato a 12 settimane il regime TRIO, combinazione tutta orale…
03/10/14

MEDICI DI FAMIGLIA: “SÌ ALLE CASE DELLA SALUTE IN EMILIA ROMAGNA
INSIEME PER CONDIVIDERE OBIETTIVI E CONTENUTI”

Modena, 3 ottobre 2014 – La dott.ssa Maria Stella Padula, presidente della sezione modenese della società scientifica: “Queste strutture devono diventare davvero il luogo per la salute e non della malattia. Il confronto fra i professionisti coinvolti è fondamentale per definire un nuovo modello di assistenza”

“È necessario evitare disuguaglianze nell’offerta di salute ai cittadini. Per questo noi Medici di Medicina Generale vogliamo offrire un contributo culturale e pratico per riempire di ‘contenuto’ le…
01/10/14

Herpes genitale: colpite in Europa oltre 13 milioni di donne

Cagliari, 1 ottobre 2014 – Il prof. Gian Benedetto Melis (Direttore della Clinica Ostetrica dell’Università di Cagliari): “Oggi disponibili nuovi trattamenti contro prurito, pizzicore, dolore e bruciore”

Dolore, bruciori e prurito intenso. Sono questi i sintomi dell’herpes genitale una delle più comuni malattie a trasmissione sessuale che colpisce soprattutto le donne. In Europa sono oltre 13,7…
29/09/14

Bristol-Myers Squibb annuncia i primi risultati di fase III di un inibitore del checkpoint immunitario PD-1

Dati positivi di fase III per nivolumab nei pazienti con melanoma avanzato precedentemente trattati con ipilimumab presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica

• Il tasso di risposta obiettiva è stato del 32% nei pazienti trattati con nivolumab e dell’11% in quelli trattati con chemioterapia

• Il 95% delle risposte nel gruppo dei pazienti trattati con nivolumab erano ancora osservabili e la loro durata mediana non è stata ancora raggiunta

• La frequenza complessiva degli eventi avversi con nivolumab era più bassa rispetto alla chemioterapia; quelli correlati al trattamento con nivolumab sono stati gestiti utilizzando gli algoritmi di trattamento raccomandati

29 settembre 2014 – Bristol-Myers Squibb ha annunciato oggi i risultati positivi di CheckMate -037, uno studio aperto, randomizzato, di fase III su nivolumab, un inibitore sperimentale del checkpoint…

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