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10 maggio 2019

PIU’ RESPIRO ALLA MEDICINA GENERALE NELLA GESTIONE DELLE CRONICITA’

La Medicina Generale ha in carico la totalità dei pazienti affetti da Malattie dell’Apparato Respiratorio acute e croniche ma non può disporre di tutte le più moderne terapie inalatorie attualmente disponibili. Lo scenario regolatorio italiano, che consente ai soli specialisti la prescrizione con piano terapeutico di alcune terapie inalatorie per la BPCO e per l’Asma, determina su ogni paziente gestito dalla Medicina Generale in coerenza con le indicazioni delle linee guida nazionali ed internazionali un ingiustificato incremento del 25% della spesa per i farmaci a carico del Sistema Sanitario.

Firenze, 10 maggio 2019 - La prevenzione e la gestione delle cronicità rappresentano sfide che non possono essere perse dai Sistemi Sanitari dei paesi economicamente sviluppati. Il progressivo invecchiamento della popolazione e la disponibilità di risorse economiche finite, tra l’altro continuamente intaccate da una perdurante crisi economica, rendono ormai non più procrastinabile lo spostamento della gestione delle malattie croniche dall’ospedale alla medicina del territorio, in grado di offrire tra l’altro un’assistenza più coerente con la prognosi generalmente lenta e progressiva di tali malattie.

Le malattie respiratorie, acute e soprattutto croniche, sono tra le patologie più diffuse ed anche in Italia si prevedono trend epidemiologici in forte crescita a causa dei fattori ambientali tipici dei paesi industrializzati e ad alta densità abitativa.

Secondo il Prof Claudio Cricelli, Presidente della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, “la presa in carico del paziente con patologie respiratorie, la prevenzione e la cura delle affezioni croniche dell’apparato respiratorio e delle loro complicanze rappresentano uno dei temi professionali di maggiore interesse e impegno per la Medicina Generale del nostro Paese. Per tali ragioni, considerando le vicende e gli stimoli contenuti nel Piano Nazionale delle Cronicità, in considerazione della perdurante difficoltà di definire Buone Pratiche Cliniche per il trattamento delle Malattie Respiratorie, abbiamo promosso il Congresso SIMG Respiro 2019, previsto a Firenze i giorni 10-11 maggio 2019”

I dati disponibili confermano che la Medicina Generale ha in carico sostanzialmente la totalità dei pazienti affetti da Malattie dell’Apparato Respiratorio acute e croniche e che è perfettamente in grado di promuovere la migliore appropriatezza di cura derivante dall’applicazione delle linee guida nazionali ed internazionali.

L’attuale scenario regolatorio Italiano, che consente ai soli specialisti la prescrizione con piano terapeutico di alcuni farmaci per la BPCO e per l’Asma, rappresenta tuttavia una complicazione al trattamento di tali patologie dal momento che rimane comunque immutato il problema e l’obbligazione per i Medici di Medicina Generale di effettuare una corretta presa in carico di tali patologie con gli strumenti diagnostici e terapeutici a loro disposizione.

“Si verifica pertanto una situazione paradossale”, afferma Cricelli; “per seguire le indicazioni diagnostico-terapeutiche previste dalle linee guida dell’asma e della BPCO, le due malattie respiratorie croniche più diffuse, i Medici di Medicina Generale di questo paese sono loro malgrado costretti a dover generare un aggravio di costi per il Sistema Sanitario Nazionale oltre che disagi ai loro assistiti. Essi devono infatti scegliere se prescrivere i farmaci broncodilatatori e corticosteroidi in associazione estemporanea, più costosa per il sistema e con meno garanzie di aderenza al trattamento, oppure se, in controtendenza con il Piano Nazionale delle Cronicità, indirizzare il paziente ad una visita specialistica, causando non solo costi evitabili al Sistema Sanitario ma anche disagi ai propri assistiti ed alle loro famiglie. Secondo uno studio condotto da Health Search prescrivere una triplice terapia inalatoria in associazione estemporanea al posto dell’associazione precostituita determina per ogni paziente un incremento del 25% della spesa per i farmaci a carico del sistema sanitario nazionale”.

“Considerando questi dati” conclude il Prof Cricelli “SIMG chiede con convinzione che siano tolti i piani terapeutici per le terapie croniche in quanto non soltanto rappresentano un’aberrazione scientifica ed assistenziale, ma sono causa di maggiori ed ingiustificati costi per la collettività”

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