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14 marzo 2019

TUMORE DEL POLMONE: “ANSIA E DEPRESSIONE COLPISCONO IL 70% DEI PAZIENTI
PASSEGGIATE NEL PARCO CON I CANI PER MIGLIORARE LA QUALITÀ DI VITA”

Torino, 14 marzo 2019 – La presidente Silvia Novello: “L’esercizio fisico è efficace contro la fatigue e i disturbi dell’umore. Vogliamo stimolare i malati a muoversi all’aperto grazie alla pet therapy”. Per sei mesi, due giorni alla settimana a partire dal 25 marzo, sono previste uscite di un’ora con animali addestrati al Valentino

Depressione, fatigue, stanchezza, ansia, disturbi del sonno e dell’umore colpiscono fino al 70% dei pazienti con tumore del polmone. Per affrontarli, parte da Torino il progetto “IMPERA” di pet therapy: per sei mesi, due giorni alla settimana a partire dal 25 marzo, sono previste passeggiate di un’ora con cani addestrati nel Parco del Valentino (con partenza dalla Fontana dei Dodici Mesi). L’attività è promossa da WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe – Donne Contro il Tumore del Polmone in Europa) in collaborazione con Te.C.A. (Centro Studi Terapie Con Animali). “Nelle persone colpite da tumore polmonare, il sintomo acuto più frequente, prima e dopo il trattamento, è la fatigue, cioè uno stato di stanchezza profonda e prolungata – afferma la Prof.ssa Silvia Novello, Presidente di WALCE Onlus, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino e Responsabile Oncologia Polmonare all’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano -. La fatigue raramente è descritta come un sintomo isolato, spesso è associata ad ansia, stress, depressione e disturbi del sonno, con un conseguente notevole impatto negativo sulla qualità di vita e sull’adesione alle terapie. In particolare, queste condizioni sono frequenti nei pazienti trattati radicalmente per tumore polmonare, sia con chirurgia che con trattamenti associati di chemioterapia e radioterapia, con un’incidenza che varia dal 50 al 70% dei casi. L’unico intervento che ha dimostrato prove solide di efficacia sulla riduzione della fatigue è l'esercizio fisico, che si è rivelato efficace anche nella riduzione dei livelli di ansia e depressione. La maggior parte dei pazienti non è stimolata a svolgere attività fisica in modo spontaneo. E, purtroppo, non sono disponibili linee guida formali per la riabilitazione post-chirurgica o post-chemioradioterapica, che comprendano il miglioramento di sintomi residui come la fatigue. Da qui nasce il nostro progetto, basato sulle evidenze della pet therapy come strumento di potenziamento dell’attività fisica nei pazienti con tumore del polmone. Vogliamo cioè stimolarli a svolgere movimento all’aperto, in un ambiente extra-ospedaliero”. Nel 2018 sono stati stimati, in Italia, oltre 41.500 nuovi casi di tumore del polmone (più del 30% nelle donne), in Piemonte ogni anno sono circa 3.450 e 1.400 a Torino (e provincia). Il Ministero della Salute ha riconosciuto la validità scientifica delle terapie con animali nel 2003, ma già dal 1997 ha iniziato a sostenere diverse sperimentazioni rivolte a persone con disturbi cognitivi, comportamentali e psicologici. “La pet-therapy si caratterizza per l’empatia e l’interazione tra l’animale e la persona sofferente – spiega il dott. Paolo Guiso, Medico Veterinario, Direttore S.S. Igiene Urbana Veterinaria Asl TO5 e Responsabile scientifico di Te.C.A. -. Le modalità terapeutiche che prevedono l’utilizzo degli animali come strumento per migliorare il funzionamento fisico, emotivo, cognitivo e sociale degli esseri umani sono chiamate interventi assistiti dagli animali (AAI) e sono classificate in attività di assistenza agli animali (AAA), terapia assistita da animali (AAT) e servizi di programmi per animali (SAP). I risultati più evidenti appaiono nei pazienti adulti affetti da patologie neurologiche progressive, malattie cardiovascolari e nei bambini colpiti da autismo o da deficit cognitivi. I risultati terapeutici associati all’attività di assistenza agli animali sono il miglioramento della socializzazione, la riduzione dello stress, dell’ansia, della solitudine, il miglioramento dell’umore, del benessere generale e lo sviluppo delle abilità ricreative. La relazione tra il paziente e l’animale mira a restituire al malato autostima, sicurezza, capacità relazionale e, in molti casi, permette di riacquisire abilità psicologiche e motorie perse a causa della sofferenza”.
“Il progetto ‘IMPERA’ – afferma la dott.ssa Simona Carnio, Medico Oncologo all’Ospedale San Luigi di Orbassano - si rivolge a 20 pazienti con tumore del polmone trattati radicalmente con chirurgia, comprese le persone in corso di trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, con chemioterapia e radioterapia, e include anche i loro familiari e amici. L’obiettivo del progetto è la valorizzazione dell’impiego della pet therapy nei pazienti attraverso l’incentivazione all’attività fisica, che migliora la fatigue e la qualità di vita del paziente, e di conseguenza ansia, depressione e qualità del sonno”.
Il progetto “IMPERA” è a cura, oltre che della dott.ssa Carnio, della dott.ssa Maria Vittoria Pacchiana (Psiconcologa al San Luigi di Orbassano e membro del Consiglio Direttivo di WALCE Onlus), e della dott.ssa Martina Gianetta (Infermiera di ricerca al San Luigi di Orbassano), ed è realizzato con il contributo non condizionato di Boehringer Ingelheim - azienda farmaceutica che da oltre 130 anni sviluppa e produce farmaci innovativi per l'uomo e gli animali.
“Gli animali adatti alla pet therapy sono quelli domestici, affiancati al paziente dopo aver superato severi test che ne attestino lo stato sanitario, le capacità e le attitudini – sottolinea la dott.ssa Barbara Picco, Presidente di Te.C.A -. L’animale per eccellenza in questo tipo di terapie è il cane. Il benessere derivato dalla sua presenza è, infatti, generale e ha basi chimiche e fisiche: il suo affetto stimola l’organismo a produrre endorfine, inducendo uno stato di tranquillità e rilassatezza”.
“Il tumore del polmone resta il principale big killer nel nostro Paese – conclude la prof.ssa Novello -. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi infatti è ancora scarsa, pari a circa il 16%. La chirurgia, seguita dalla chemioterapia e radioterapia, costituisce un’arma molto efficace negli stadi iniziali. Purtroppo, il 60-70% delle diagnosi avviene in fase avanzata: in questi casi, oltre alla chemioterapia, oggi vi sono trattamenti che permettono di controllare la malattia migliorando la sopravvivenza a lungo termine. In particolare, in presenza di specifiche mutazioni geniche, possono essere utilizzate terapie a bersaglio molecolare. E l’immuno-oncologia, che potenzia il sistema immunitario dei pazienti, sta evidenziando risultati importanti in prima linea, in pazienti che un tempo disponevano della chemioterapia come unica opzione”.

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