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19 aprile 2004

ALZANO LOMBARDO, MAGGIORE ATTENZIONE DEGLI ONCOLOGI
PER MIGLIORARE ASSISTENZA E QUALITÀ DI VITA DEI MALATI

Alzano Lombardo - Sempre più numerose sono le iniziative dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’azienda Ospedaliera “Bolognini” di Seriate per aiutare i pazienti con tumore ad affrontare i momenti problematici della malattia. Sfatato ormai il tabù dell’inguaribilità dal male del secolo (oggi circa il 50% dei pazienti guarisce e molti sono quelli sopravviventi a 5 anni dalla diagnosi) a medici e specialisti viene chiesto di spostare l’attenzione dalla malattia al paziente facendo fronte a quei problemi finora considerati, spesso a torto, inevitabile conseguenza ineluttabile del tumore quali il dolore, la nausea, l’ansia o la fatigue. Per rispondere a queste domande l’AIOM ha promosso una serie di iniziative: opuscoli divulgativi, una newsletter mensile per i pazienti distribuita nelle Unità Oncologiche italiane, una carta dei diritti del malato in cui si sottolinea l’importanza dell’intervento olistico e della qualità di vita, un numero verde (800.237.303) attivo dal Lunedì al Venerdì dalle 13 alle 17. “Tutte queste iniziative”- aggiunge il Professor Nastasi- “sono di grande importanza per il malato che in questo modo riesce ad affrontare meglio i disturbi dalla malattia e a volte anche dalle cure. Tra queste oltre al dolore e alla nausea, vi è la fatigue: un mix di stanchezza, di mancanza di energia che affligge circa il 96% dei malati con tumori avanzati sottoposti a chemio- e radioterapia. Questa ‘malattia nella malattia’ è in grado di condizionare pesantemente la qualità di vita del malato e il successo delle cure”.



E proprio la fatigue sarà al centro dell’attenzione di oncologi e medici di famiglia anche ad Alzano Lombardo. Per affrontare questa problematica, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) hanno deciso di lavorare insieme organizzando in tutta Italia una serie di convegni formativi (tutti con crediti ECM), appositamente studiati e realizzati da oncologi medici e medici del territorio esperti in oncologia. L’iniziativa è in corso dal settembre del 2003, ha coinvolto finora una quarantina di centri e circa 1500 medici di famiglia. L’incontro è in programma domani 20 aprile alle ore 20.00 presso l’Auditorium Parco Montecchio. In cattedra con il Professor Giuseppe Nastasi, la dott.ssa Maria Rosaria Rutili, medico di famiglia della SIMG ed il Dott. Gianluca Cotroneo, oncologo.

“La fatigue – spiega Nastasi – è un insieme di molti sintomi, che il paziente, spesso a torto, ritiene una conseguenza ineluttabile del cancro. Solitamente parla di una sensazione di debolezza che gli impedisce di svolgere le più elementari azioni quotidiane: lavarsi, vestirsi, camminare. Inoltre solo il 38% di chi ne soffre ne parla con il proprio medico, meno di una persona su due, e solo il 9% viene sottoposto a trattamenti specifici. Il paradosso è che, malgrado interferisca moltissimo nella vita del paziente, tanto da condizionarlo anche nelle cure, questa malattia rimane poco conosciuta e sottostimata dagli stessi medici”.

“L’obiettivo di questo corso – afferma la dott.ssa Rutili – è proprio di colmare questa lacuna e di presentare ai medici di medicina generale il problema, facendo acquisire le conoscenze necessarie per riconoscerlo e, quindi, per non trascurarlo nell’ambito dei piani di trattamento dei loro malati affetti da una neoplasia. Questo aspetto del percorso assistenziale, più ancora che per altri settori della medicina, comporta infatti lo sviluppo della sensibilità dei medici anche verso manifestazioni non strettamente cliniche delle malattie e la voglia di dedicare tempo ad approfondire tematiche impegnative, sia sul piano scientifico, sia su quello della relazione interpersonale e del colloquio medico-paziente”.

Ma la grande novità di questi corsi, che secondo gli esperti possono veramente rappresentare il punto di svolta nell’assistenza al malato di cancro, è il rapporto che si andrà a rinsaldare ulteriormente in ogni città tra la medicina del territorio e lo specialista. “La conoscenza diretta e l’interscambio culturale tra il medico di famiglia e l’oncologo di riferimento non potranno infatti che migliorare il sostegno clinico e psicologico al paziente. Nell’ambito dell’approccio globale al paziente , risulta di notevole interesse il Servizio di Psiconcologia attivo presso l’Unità Operativa di Oncologia dell’Ospedale di Alzano Lombardo, gestito dalla Dott.ssa Lucia Bonassi. L’Unità Operativa di Oncologia Medica aziendale gestisce sul territorio di competenza un reparto di degenza presso l’Ospedale “Pesenti-Fenaroli” di Alzano lombardo costituito da 12 posti letto, 3 Day Hospital dislocati presso gli Ospedali di trescore Balneario, Alzano Lombardo stesso, e dal 1/4/2004, presso l’Ospedale di Clusone ed infine 5 Ambulatori specialistici presso gli stessi nosocomi testè citati ed anche presso l’Ospedale di Seriate e di Lovere. L’Unità Operativa di Oncologia Medica è altresì presente attivamente nel D.I.PO a fianco delle altre realtà specialistiche provinciali, svolgendo il compito di razionalizzare e migliorare l’assistenza e la competenza specialistica nel territorio.

Oltre all’attività di diagnosi, assistenza e cura, l’Unità Operativa specialistica svolge attività scientifica partecipando ai principali trias clinici nazionali ed internazionali, pubblicando studi specialistici sulle principali riviste nazionali ed internazionali, organizzando convegni medici di interesse provinciale e regionale, cooperando con le altre realtà alla realizzazione di conferenze nazionali.

Nell’ambito di una realtà così complessa come la patologia oncologica, lo sforzo profuso dal personale paramedico, ausiliario e medico, è volto al miglioramento delle condizioni di vita del paziente ed il convegno in oggetto si svolge con gli auspici di ottenere tale scopo. Il cancro non è quasi mai una malattia acuta ed è proprio la sua ‘cronicità’ che impone agli attori chiamati a curarlo di condividere il percorso stabilito, in una sorta di grande alleanza, e non solo terapeutica, che veda sempre al centro il paziente”.

“Il corso – conclude Rutili - si suddivide in due sessioni e presenta un aspetto didattico originale: muove dall’analisi della registrazioni audio e video di due pazienti ammalati di tumore che hanno accettato di raccontare l’esperienza con la fatigue e i pesanti risvolti che ha sulla loro vita quotidiana e su quella delle loro famiglie. La prima sessione, che ha per titolo ‘Riconoscere e quantificare la fatigue’, si propone di far acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per identificare i segni e i sintomi della malattia e quantificarne l’impatto sulla qualità di vita del paziente. È in questa parte che i medici presenti potranno discutere sui filmati dei pazienti e confrontarsi con i loro racconti dai quali emergono, in tutta la loro drammaticità, i segni della fatigue da cancro. Definita e analizzata la fatigue, nella seconda sessione, dal titolo ‘Fatigue, le strategie di approccio e trattamento’, verranno esaminate le possibili strategie utili per curare la malattia attraverso l’impiego di presidi farmacologici e non farmacologici.
I medici presenti verrano quindi invitati ad analizzare alcuni casi clinici coordinati dal Dott. Gianluca Cotroneo.

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