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19 novembre 2018

IL CHMP HA RILASCIATO PARERE POSITIVO PER L’ESTENSIONE DI INDICAZIONE
DI NIVOLUMAB IN ASSOCIAZIONE AD UN BASSO DOSAGGIO DI IPILIMUMAB
COME TRATTAMENTO IN PRIMA LINEA PER I PAZIENTI CON CARCINOMA
A CELLULE RENALI AVANZATO A RISCHIO INTERMEDIO/SFAVOREVOLE

(PRINCETON, NJ, 19 novembre 2018) – Raccomandazione basata sui risultati dello studio clinico di Fase 3 CheckMate -214

Bristol-Myers Squibb ha annunciato oggi che la Commissione per i medicinali per uso umano (CHMP) dell'Agenzia Europea del farmaco ha adottato parere positivo raccomandando l’associazione di nivolumab con un basso dosaggio di ipilimumab nel trattamento in prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) in stadio avanzato a rischio intermedio/sfavorevole. Questa raccomandazione sarà rivista dalla Commissione Europea, che rilascia l’approvazione dei medicinali nell'Unione Europea (UE).
"Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato permane un rilevante bisogno clinico insoddisfatto", ha affermato Arvin Yang, M.D., Ph.D., responsabile dello sviluppo, area melanoma e tumori genitourinari, di Bristol-Myers Squibb. "L’opinione positiva del CHMP è incoraggiante e siamo lieti della possibilità di portare in tutta l’Unione Europea la prima combinazione di terapie immuno-oncologiche per i pazienti con RCC eleggibili al trattamento”.
La raccomandazione del CHMP si basa sui dati positivi dello studio clinico di fase 3 CheckMate -214, che è stato interrotto precocemente dopo che da un’analisi ad interim pianificata è emerso che l’associazione di nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg ha dimostrato un significativo aumento della sopravvivenza globale (OS) con una diminuzione del 37% del rischio di morte in pazienti a rischio intermedio/sfavorevole, indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1, rispetto a sunitinib (HR 0,63; IC 99,8%: da 0,44 a 0,89; p <0,0001), che rappresenta lo standard di cura attuale. La OS mediana nei pazienti trattati con nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab non è stata raggiunta (IC 95%: da 28,2 a non stimabile [NE]), rispetto ai 25,9 mesi osservati per i pazienti trattati con sunitinib. L’associazione di nivolumab a un basso dosaggio di ipilimumab ha anche dato risposte durature con un maggiore tasso di risposta obiettiva, 41,6% (IC 95%: da 36,9 a 46,5; p <0,0001; n = 177/425) rispetto al 26,5% di sunitinib (IC 95%: da 22,4 a 31,0; n = 112/422). La durata mediana della risposta di nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab non era stata ancora raggiunta (IC 95%: da 21,8 a NE) tra i pazienti che avevano risposto, rispetto ai 18,2 mesi per sunitinib (IC 95%: da 14,8 a NE). Il profilo di sicurezza complessivo è stato coerente con studi precedenti di nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab.
I risultati dello studio CheckMate -214 sono stati presentati per la prima volta al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2017 e sono stati pubblicati nel New England Journal of Medicine a marzo 2018.

Lo studio CheckMate -214
CheckMate -214 è uno studio di fase 3, randomizzato, in aperto, che ha valutato la combinazione di nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg rispetto a sunitinib in pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico (RCC), non precedentemente trattati. Nella popolazione di studio a rischio intermedio/sfavorevole, 425 pazienti hanno ricevuto nivolumab 3 mg/kg più ipilimumab 1 mg/kg ogni tre settimane per quattro dosi, seguite da nivolumab 3 mg/kg ogni due settimane, e 422 pazienti hanno ricevuto sunitinib 50 mg una volta al giorno per quattro settimane, seguite da due settimane di riposo per ogni ciclo. La dose raccomandata per l’associazione di nivolumab a un basso dosaggio di ipilimumab è quella di nivolumab 3 mg/kg seguita da ipilimumab 1 mg/kg, ciascuno infuso per via endovenosa per 30 minuti nello stesso giorno, ogni tre settimane, per quattro dosi. Dopo aver completato le quattro dosi della combinazione, si dovrebbe somministrare nivolumab per via endovenosa, al dosaggio di 240 mg ogni due settimane per 30 minuti oppure al dosaggio di 480 mg ogni quattro settimane per 60 minuti, fino alla comparsa di progressione della malattia o di tossicità inaccettabile.
Le misure degli outcome di efficacia co-primari dello studio sono state la sopravvivenza globale, il tasso di risposta obiettiva (risposta completa + risposta parziale) e la sopravvivenza libera da progressione, come determinato da un comitato di revisione radiografica indipendente (IRRC) in pazienti a rischio intermedio/sfavorevole. I pazienti sono stati inclusi indipendentemente dal loro stato di PD-L1.

Il carcinoma a cellule renali
Il carcinoma a cellule renali è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 140.000 morti nel mondo. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e rappresenta l’80-90% dei casi totali. Il carcinoma renale è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con alti tassi di malattia in Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti con diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.

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