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22 giugno 2018

Tumore del colon retto metastatico: regorafenib migliora la sopravvivenza dei pazienti nella pratica clinica reale

Milano, 22 giugno 2018 – I dati si riferiscono alla pratica clinica quotidiana. La sopravvivenza globale mediana è stata di 7,6 mesi

La ricerca italiana è protagonista nel mondo. Uno studio che vede protagonista il nostro Paese conferma nella pratica clinica quotidiana l’efficacia e la sicurezza di regorafenib, una terapia mirata, in pazienti con tumore del colon retto metastatico. Lo studio osservazionale internazionale CORRELATE, presentato al 20° Congresso mondiale sui tumori gastrointestinali (World Congress on Gastrointestinal Cancer) a Barcellona, ha coinvolto 1.307 pazienti in 13 Paesi. In Italia sono stati arruolati 193 pazienti (il 19% del totale), secondi alla Francia che ne ha arruolati 242.
“La disponibilità nel corso degli anni di diverse opzioni terapeutiche per il trattamento di persone con tumore del colon retto metastatico ha significativamente inciso in modo positivo sulla prognosi di questi pazienti – spiega il prof. Alfredo Falcone, direttore Oncologia Medica all’Università di Pisa -. La scoperta e l’utilizzo nella pratica clinica di ciascun nuovo farmaco hanno determinato via via un guadagno in sopravvivenza, raggiungendo circa 30 mesi nelle forme metastatiche. Oggi, nel corso del Congresso, sono stati presentati i dati di uno studio osservazionale, prospettico, globale con uno di questi farmaci, regorafenib”.
Nello studio CORRELATE la sopravvivenza globale mediana è stata di 7,6 mesi rispetto ai 6,4 dello studio registrativo CORRECT e la sopravvivenza libera da progressione di 2,8 mesi rispetto a 1,9 di CORRECT. Il dosaggio medio utilizzato è stato di 120 mg, pari al 75% del dosaggio pianificato (160 mg): il 57% dei pazienti ha iniziato a 160 mg, il 30% a 120 mg, il 12% a 80 mg.
“Questa ricerca rappresenta il più ampio studio osservazionale al mondo con regorafenib. I risultati dello studio CORRELATE confermano e rinforzano il beneficio di regorafenib nella pratica clinica – sottolinea la Dr.ssa Francesca Bergamo dell’Oncologia Medica 1 dell’Istituto Oncologico Veneto -. La flessibilità del dosaggio iniziale e in corso di trattamento, nell’ottica di un trattamento personalizzato, è un punto importante nella gestione del farmaco al fine di ottenere il massimo beneficio in termini di sopravvivenza con la minore incidenza possibile di eventi avversi”.
In sette anni in Italia i nuovi casi di tumore del colon retto sono aumentati del 6,5% (da 49.720 nel 2011 a 53.000 nel 2017), ma sono migliorate le possibilità di sopravvivenza: oggi il 65% delle persone colpite è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Il 25% dei casi è individuato in fase avanzata, da qui l’importanza di garantire nuove armi per questi pazienti.

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