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19 aprile 2002

SPORT E NEUROSCIENZE L’EQUILIBRIO PSICOLOGICO DEGLI ATLETI

Prof. Luigi Ravizza
Professore Ordinario Clinica Psichiatrica
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli studi di Torino

Sport e Neuroscienze non è un binomio molto comune tra gli stessi cultori delle due discipline, probabilmente perchè associare sport e neuroscienze rientra in una realtà non sufficientemente conosciuta, specie per quanto riguarda proprio le neuroscienze.
Le neuroscienze rappresentano oggi una delle più prestigiose e affascinanti aree di ricerca scientifica e clinica sul cervello, sulla sua complessa e sofisticata funzione e sulle manifestazioni neuropsichiatriche relative a disfunzioni anatomo-funzionali e neurotrasmettitoriali

Le neuroscienze rappresentano oggi una delle più prestigiose e affascinanti aree di ricerca scientifica e clinica sul cervello, sulla sua complessa e sofisticata funzione e sulle manifestazioni neuropsichiatriche relative a disfunzioni anatomo-funzionali e neurotrasmettitoriali. Il primo problema è di tipo neurologico e neuropsicologico: l’integrità del sistema neuromotorio e sensoriale è infatti indispensabile per l’attività sportiva. Il movimento e la forza muscolare, la coordinazione motoria, l’equilibrio, nello sport sono funzioni essenziali, che dipendono da un buon funzionamento del sistema neuromotorio, delle strutture che presiedono l’equilibrio, il tono muscolare e la condizione motoria. Parallelamente è necessaria l’integrità delle funzioni sensoriali. Non meno interessante è l’equilibrio psicologico di chi pratica sport: l’approccio alla competizione, l’autostima, la motivazione, l’emotività, lo stress, il rapporto con i colleghi, gli allenatori e la famiglia.
Le patologie connesse a instabilità emozionale o a disfunzione di alcuni sistemi - neurotrasmettitoriali, serotoninergico, noradrenergico, dopaminergico e del sistema limbico che modula le emozioni - sono molteplici: fobia sociale, ansia da prestazione, ansia generalizzata, panico, depressione, disturbo di adattamento.
L’ansia da prestazione fa parte della fobia sociale e può essere definita come il timore persistente, eccessivo e irrazionale per situazioni nelle quali il soggetto si trova esposto al giudizio degli altri e di incorrere quindi in sentimenti di imbarazzo, di ansia e di inadeguatezza. Spesso nella fobia sociale si sviluppa la cosiddetta ansia anticipatoria, che prende l’individuo prima di affrontare situazioni sociali o di competizione particolarmente temute. In questi casi si verificano sensazioni di malessere fisico e psicologico (con manifestazioni visibili quali il tremore, l’arrossire, il sudare), espressioni di uno stato di ansia patologica, con scadimento delle prestazioni. L’idea poi di essere osservato contribuisce a ridurre ulteriormente le prestazioni.
La fobia sociale può essere generalizzata o specifica e compromette i rapporti interpersonali e la capacità di adattamento. Ha una prevalenza del 7% nella popolazione generale, in particolare negli uomini, ed ha il suo esordio in età giovanile (14-25 anni).
La fobia sociale si ritrova sovente associata ad attacchi di panico o a depressione. Un’altra condizione negativa nei confronti di una prestazione sportiva è il disturbo d’ansia generalizzata, presente nel 5% della popolazione generale e caratterizzata non solo dallo stato d’ansia ma anche da preoccupazioni eccessive. L’atleta generalmente avverte un disagio psicologico e fisico con tachicardia, fame d’aria, sensazione di irrigidimento muscolare che incide negativamente sulla scioltezza e coordinazione del movimento.
Anche la depressione è un fattore negativo per l’attività sportiva, in quanto è caratterizzata da caduta dell’autostima, sentimento di inadeguatezza, perdita di energia, di motivazione e di iniziativa.
Il disturbo di adattamento, che si manifesta con sintomi ansiosi e depressivi, riguarda la difficoltà o l’incapacità di adattarsi a situazioni nuove, a cambiamenti nei rapporti sociali e interpersonali che si verificano in campo famigliare, lavorativo o di gruppo.
Di stress si parla molto e spesso in modo improprio. Una situazione di stress acuto è in genere positiva per l’individuo perché crea le condizioni psico-biologiche adatte ad affrontare la situazione di rischio. Solo quando lo stress diventa cronico produce conseguenze importanti a livello fisico e psichico.
Anche il disturbo ossessivo-compulsivo può rappresentare un elemento negativo nei confronti di una prestazione sportiva per le sue caratteristiche di dubbio diffuso, lentezza ossessiva, indecisione. Tutte queste manifestazioni psicopatologiche possono essere attenuate con interventi vari: farmacologico, psicologico, tecniche di rilassamento.
Un argomento importante e complesso nello sport è quello del doping che talora è espressione di un comportamento di automedicazione. Chi pratica sport, specie a livello competitivo, e assume per esempio psicofarmaci dovrebbe conoscerne bene l’efficacia, i possibili effetti collaterali, in particolare quelli che incidono sul tono muscolare e sullo stato di attenzione.

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