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4 maggio 2018

TUMORE COLON-RETTO: L’IMPEGNO DI BRESCIA NELLA RICERCA INTERNAZIONALE
POLIMAMBULANZA UNO DEI CENTRI PILOTA NELLA RIDUZIONE DELLA DURATA DELLA CHEMIOTERAPIA

Il prof. Alberto Zaniboni: “E’ possibile, in alcuni casi, dimezzare il numero dei cicli del trattamento oncologico senza aumentare il rischio di ricomparsa del cancro
riducendo così gli effetti collaterali”

Brescia, 04 maggio 2018 – Fondazione Poliambulanza di Brescia è in prima linea nella ricerca medico-scientifica internazionale contro il tumore del colon-retto. Presso questa istituzione sono stati condotti negli anni importanti studi registrativi con nuovi farmaci (come il Regorafenib ed il TAS 102) che hanno arricchito l’armamentario terapeutico nei confronti del tumore colorettale. Oltre 60 pazienti assistiti, presso la struttura sanitaria, sono stati coinvolti in uno studio al quale hanno partecipato oltre 13mila persone in tutto il Pianeta. I risultati sono stati pubblicati recentemente sul New England Journal of Medicine e, per la coorte italiana (Studio Tosca, oltre 3700 pazienti trattati in 130 ospedali), sul Journal of Clinical Oncology. Uno studio importante che, per la prima volta, ha dimostrato come sia possibile ridurre da sei a tre mesi la durata della chemioterapia senza aumentare il rischio di ricomparsa della malattia in gruppi selezionati di pazienti, riducendo sostanzialmente la tossicità ed in particolare quella neurologica periferica cumulativa, in tal modo conservando una migliore qualità di vita.

“E’ un risultato che rappresenta una grande speranza per le migliaia di pazienti che ogni anno sono colpiti dalla neoplasia in stadio III (con linfonodi positivi) - afferma il dott. Alberto Zaniboni, Responsabile dell’Oncologia Medica di Fondazione Poliambulanza di Brescia -. Più di 10 anni fa abbiamo avuto l’idea, insieme al prof. Sobrero di Genova ed al prof. Labianca di Bergamo, di verificare la possibilità di accorciare la durata del trattamento per ridurne la neurotossicità legata ad un farmaco chemioterapico: l'oxaliplatino. Si tratta di uno degli effetti collaterali più temuti che si manifesta anche a distanza di mesi dall’ultima infusione. Le neuropatie provocate dal trattamento possono a volte durare anche tutta la vita. Attraverso sei diversi studi condotti in Francia, USA, UK, Giappone e Grecia (oltre allo studio italiano Tosca) abbiamo cercato di valutare se ci fossero differenze nella sopravvivenza libera da malattia a tre anni dalle cure, perché questo dato si collega alla sopravvivenza globale a 5-6 anni. Siamo riusciti a dimostrare che la differenza nella sopravvivenza libera da progressione tra sei e tre mesi è appena dello 0,9%. Abbiamo assistito ad una riduzione della neurotossicità ad un terzo nel trattamento di tre mesi rispetto a quello di sei mesi”.

Lo studio internazionale è stato presentato lo scorso giugno al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) e ad una sessione speciale di discussione all’ultimo congresso della Società europea di oncologia medica (ESMO) a settembre. La ricerca potrà portare a cambiamenti nella pratica clinica del tumore del colon-retto soprattutto per quanto riguarda i casi meno gravi - aggiunge il prof. Zaniboni -. Nei prossimi due anni avremo bisogno di nuovi dati più maturi che confermino questi primi interessanti risultati”.

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