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19 aprile 2002

ASMA E ALLERGIE NELLO SPORTIVO

Prof. Sergio Bonini
Past-President European Academy of Allergology and Clinical Immunology,
Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare, CNR, Roma

L’asma o le allergie non sono di per sé un impedimento alla pratica sportiva, nemmeno ad altissimo livello. E la dimostrazione sta proprio nei risultati dello studio ‘Patologie Allergiche ed Infettive negli atleti olimpici italiani di Sidney 2000’, allegato in cartella stampa. Il 31,3% degli atleti impegnati due anni fa in Australia presentava infatti almeno una manifestazione allergica: rinite nel 25.3%, congiuntivite nel 18.8%, asma nel 10.9%.

Non c’è dubbio però che l’esercizio fisico, causando iperventilazione, possa costituire uno dei principali stimoli asmogeni in persone con asma o geneticamente predisposte, in particolare se l’attività agonistica viene svolta al freddo e a temperature umide, essendo in questi casi più facile la dispersione di calore dalle vie aeree e la chiusura dei bronchi in seguito allo sforzo. Non tutti gli sport hanno comunque questa proprietà asmogena: la corsa libera o il ciclismo sono meno indicati per un paziente asmatico rispetto per esempio al nuoto. Un aspetto da tenere in grande considerazione è la durata dell’evento. L’esercizio fisico che si consuma in 5-6 minuti è più a rischio broncospasmo di quelli che hanno uno svolgimento più breve o di maggiore durata. In ogni caso, per evitare crisi d’asma da sforzo è fondamentale una preparazione e un riscaldamento adeguati all’attività che si va ad affrontare. Va inoltre sottolineato che l’atleta può sopportare lo sforzo fisico solo se è in condizioni di reattività bronchiale normale: è importante dunque per chi soffre d’asma o di rinite allergica sottoporsi ad un trattamento di fondo della malattia secondo le linee guida dell’OMS (GINA, ARIA) in modo da ridurre la loro reattività e tollerare quindi uno stimolo asmogeno come l’esercizio fisico. Oggi tra l’altro sono disponibili farmaci (come i cromoni o gli antileucotrieni), consentiti anche dalla normativa antidoping, che hanno un importante effetto preventivo. Nella scelta dello sport più adatto non bisogna poi dimenticare il tipo di allergene a cui l’atleta è sensibile. Se uno sportivo è allergico ai pollini, indubbiamente gli sport praticati all’esterno come il ciclismo e la corsa possono esporre maggiormente all’allergene; se è allergico alle polveri avrà più problemi o più rischi a praticare sport in palestra o in ambienti chiusi e polverosi; lo stesso vale per chi è sensibile alle muffe: in questo caso un ambiente molto umido come quello delle piscine può essere controindicato.

La ricerca scientifica ha di recente in gran parte chiarito le cause che rendono alcuni soggetti più suscettibili di altri ad allergie e asma. Tali condizioni sono risultate infatti essere malattie polifattoriali, dovuta cioè sia a cause genetiche sia a fattori legati all’ambiente. In particolare, si tratta di malattie nelle quali sono coinvolti molti geni, alcuni dei quali condizionano l’attacco asmatico, altri l’insorgere dell’allergia. Questi ultimi hanno la capacità di influenzare il riconoscimento degli allergeni diffusi nell’ambiente (come la parietaria, gli acari ecc.) e si trovano sul cromosoma 6. Altri, invece, sono posti nel braccio lungo del cromosoma 5, dove si trovano i geni per le interleuchine 3, 4 e 5 che influenzano le cellule responsabili delle reazione allergica, cioè eosinofili e basofili, ma anche geni che regolano la produzione di immunoglobuline E. Un terzo gruppo di geni sono posti sul cromosoma 5 e regolano l’attività dei Beta2 recettori influenzando quindi il grado di pervietà dei bronchi.
La scintilla perché scoppi un’allergia, però, deve venire dall’ambiente: se un soggetto ha dei geni che portano alla sensibilizzazione per la parietaria, ma non entra mai in contatto con questo allergene non diventerà mai allergico. L’inquinamento industriale, dovuto al traffico o al fumo di sigaretta possono peraltro provocare una maggiore suscettibilità dell’apparato respiratorio all’attacco degli allergeni o essere causa di riacutizzazioni della sintomatologia a livello del tratto respiratorio in soggetti allergici e/o asmatici.
L’aumento consistente delle persone allergiche ed asmatiche nei Paesi occidentali (in Italia dieci anni fa ne soffriva il 12% della popolazione, oggi la percentuale è diventata del 25%) si può spiegare anche con il calo delle infezioni: numerosi studi, anche da noi condotti, suggeriscono che proprio la riduzione degli stimoli microbici, soprattutto a livello del tratto gastroenterico, potrebbe rappresentare uno dei fattori responsabili di aver reso allergia e asma la vera “epidemia del terzo millennio”. Tali studi suggeriscono anche la possibilità di nuove vie di prevenzione e terapia delle malattie allergiche basate sull’impiego di sostanze (prodotti batterici non infettivi, probiotici, sequenze di DNA batterico) in grado di “educare” il sistema immunitario.

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