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11 luglio 2003
LE RELIGIONI DI FRONTE AL DOLORE
Il forte flusso migratorio registrato in Italia negli ultimi anni ha prodotti mutamenti profondi nella società. Non cambiano soltanto il volto delle persone, ma anche le sensibilità di fronte ai problemi. Cambia tutto anche per i medici, che devono tornare a confrontarsi con problematiche desuete, oltre che con i nodi della comunicazione e della comprensione. Di questo tema si è parlato a Milano in un recente congresso della Società Italiana di Cure Palliative: i rappresentanti delle religioni cattolica, ebraica, musulmana, protestante e buddista hanno presentato la loro visione etica della malattia e della morte, facendo quindi il punto sulle cure palliative, l’assistenza ai malati inguaribili, l’accanimento terapeutico e l’eutanasia, alla luce degli insegnamenti delle rispettive confessioni religiose.
Cattolici
A parere del teologo, il credente cattolico dovrebbe ricordare che la vita è un dono e che la morte si presenta contemporaneamente come un evento indisponibile (il morire non dipende dall’uomo) e insieme come decisione libera (dipende dall’uomo come morire). Accettare la caducità della condizione umana è la premessa per scegliere di “morire bene”. Per la religione cattolica è dunque questione etica decisiva elaborare le forme della “buona morte”, superando i concetti di eutanasia e di accanimento terapeutico, due atteggiamenti rifiutati dal magistero ecclesiatico, perché pretendono di dominare tecnicamente la morte.
Ø LA MEDICINA PALLIATIVA È UNA RISPOSTA CONCRETA AI BISOGNI DEL MALATO INGUARIBILE E LO AIUTA A SUPERARE L’ALTERNATIVA TRA ACCANIMENTO TERAPEUTICO ED EUTANASIA;
protegge il morente dal dolore; lo cura ma sa rinunciare a interventi sproporzionati ed eccessivi, riconoscendo l’ineluttabilità della morte; gli offre un accompagnamento e una prossimità che, nella prospettiva cristiana, testimoniano la speranza di un futuro oltre la morte. La religione cattolica consente di comunicare ai malati inguaribili la vera prognosi, anche se infausta.
Ebrei
I principi base dell’etica medica ebraica sono: l’obbligo religioso di proteggere la vita e la salute; la sacralità riconosciuta alla vita, dalla nascita alla morte; la fiducia nel medico competente; la dignità riconosciuta alla persona, sia in vita sia in morte; il concetto che la vita non appartiene completamente all’individuo.
Il problema dell’eutanasia si pone quando la vita si presenta come invivibile. La risposta dell’ebraismo è che non è consentito indurre la morte in persone sofferenti. Vanno comunque distinte due forme di eutanasia.
NON È CONSENTITA L’EUTANASIA DIRETTA, che consiste nello staccare la spina o erogare del veleno.
E’ CONSENTITA L’EUTANASIA INDIRETTA, che consiste nel non supportare il malato con apparecchiature.
Ø IN OGNI CASO SOMMINISTRARE SEDATIVI O ANALGESICI AI MALATI INGUARIBILI, COME AVVIENE NELLA MEDICINA PALLIATIVA, NON È EUTANASIA (NEPPURE SE LA TERAPIA POTENZIALMENTE PUÒ ACCELERARE LA MORTE), A CONDIZIONE CHE MANCHI L’INTENZIONE DI DAR TERMINE ALLA VITA.
L’ebraismo non ha invece regole univoche sul problema se rivelare (o meno) la vera prognosi all’inguaribile; certo è consentito mentire “per amore”, ma l’atteggiamento da tenere dipende dalla persona malata e dalla sua volontà e capacità di affrontare la verità, che vanno valutate dal medico.
Musulmani
L’atteggiamento musulmano verso la malattia e la medicina è attivo e positivo. La Sharia insegna come va trattato il corpo e comprende anche consigli per un’alimentazione corretta e per la prevenzione delle malattie.
Ø GLI INSEGNAMENTI DEL PROFETA INVITANO A CERCARE E USARE LE CURE PER TUTTE LE MALATTIE E NELL’ISLAM LA NEGLIGENZA DI UN UOMO NEL CURARSI È CONSIDERATO UN GRAVE PECCATO VERSO DIO.
Ø LA POSIZIONE DELL’ISLAM SULL’EUTANASIA È NETTA: È SEMPRE PROIBITA PERCHÉ NON È CONSENTITO MUTILARE O UCCIDERE IL PROPRIO CORPO, CHE NON APPARTIENE A NOI MA A DIO.
Nella legge islamica l’eutanasia è considerata un omicidio. I musulmani sono preparati alla morte e l’Islam ritiene che al malato inguaribile vada detta la verità sul suo stato di salute, a meno che non sia in condizioni di spirito particolari. Ma una volta che il malato è informato, bisogna cambiare tono, introducendo nella conversazione messaggi di speranza e ricordando che Dio può guarire tutto.
Valdesi
Per i valdesi la malattia non va vista, come qualcosa che giunge dall’alto ma come il risultato di un degrado da ricondurre agli esseri umani e alla loro vita individuale e collettiva. La medicina, con il suo sviluppo scientifico, è un dono di Dio e risponde alla necessità di umanizzare la vita e la morte.
Ø LE CURE PALLIATIVE SONO UNA RISORSA PER RENDERE DIGNITOSA LA VITA E IL MORIRE DI UN MALATO TERMINALE. I CRISTIANI EVANGELICI SONO FAVOREVOLI ALLE CURE PALLIATIVE E CONTRARI ALL’ACCANIMENTO TERAPEUTICO.
Ø PER I VALDESI IL TEMA DELL’EUTANASIA, ATTIVA E PASSIVA, È UN CAMPO APERTO: QUANDO LA MALATTIA INFLUISCE SULLA DIGNITÀ DELLA PERSONA, NON È ACCETTABILE CHE UNA LEGGE POSSA COSTRINGERE AD ALLUNGARE LA VITA.
In questo campo si gioca il destino di laicità di uno stato: non c’è nessuna norma che possa andare bene per tutti. Lo stato laico, che non può essere il risultato di un’ideologia dominante, crea spazi di diritto condivisibili, garantisce la vita e il degno morire secondo la coscienza della persona. Bisognerebbe prevedere degli spazi per decisioni individuali. In merito alla diagnosi, generalmente il protestante preferisce sapere la verità, seppur con dolcezza.
Buddisti
Le preghiere e le pratiche devozionali tibetane liberano dal dolore psichico ma non dal dolore fisico. Per questo occorrono le cure mediche, che devono essere praticate in modo adeguato, anche il trapianto di organi. Non è ammesso invece l’accanimento terapeutico. I principali suggerimenti del buddismo ai sanitari che curano un malato terminale sono quelli di creare equilibrio e di rispettare le sue credenze, senza cercare di modificarle negli ultimi istanti della sua vita.
Ø IL BUDDISMO È FAVOREVOLE ALLE CURE PALLIATIVE PER I MALATI INGUARIBILI, TUTTAVIA FA UNA ECCEZIONE: BISOGNEREBBE INTERROMPERE LA SOMMINISTRAZIONE DI SEDATIVI AL MORIBONDO NELL’IMMINENZA DEL TRAPASSO PERCHÉ QUESTI FARMACI POTREBBERO IMPEDIRGLI LA LUCIDITÀ NECESSARIA PER PRATICARE IL TRASFERIMENTO DI COSCIENZA.
Sul tema della verità al malato inguaribile, il Buddismo considera giusto informare il morituro delle sue condizioni, perché così si può preparare alla morte.
Cattolici
A parere del teologo, il credente cattolico dovrebbe ricordare che la vita è un dono e che la morte si presenta contemporaneamente come un evento indisponibile (il morire non dipende dall’uomo) e insieme come decisione libera (dipende dall’uomo come morire). Accettare la caducità della condizione umana è la premessa per scegliere di “morire bene”. Per la religione cattolica è dunque questione etica decisiva elaborare le forme della “buona morte”, superando i concetti di eutanasia e di accanimento terapeutico, due atteggiamenti rifiutati dal magistero ecclesiatico, perché pretendono di dominare tecnicamente la morte.
Ø LA MEDICINA PALLIATIVA È UNA RISPOSTA CONCRETA AI BISOGNI DEL MALATO INGUARIBILE E LO AIUTA A SUPERARE L’ALTERNATIVA TRA ACCANIMENTO TERAPEUTICO ED EUTANASIA;
protegge il morente dal dolore; lo cura ma sa rinunciare a interventi sproporzionati ed eccessivi, riconoscendo l’ineluttabilità della morte; gli offre un accompagnamento e una prossimità che, nella prospettiva cristiana, testimoniano la speranza di un futuro oltre la morte. La religione cattolica consente di comunicare ai malati inguaribili la vera prognosi, anche se infausta.
Ebrei
I principi base dell’etica medica ebraica sono: l’obbligo religioso di proteggere la vita e la salute; la sacralità riconosciuta alla vita, dalla nascita alla morte; la fiducia nel medico competente; la dignità riconosciuta alla persona, sia in vita sia in morte; il concetto che la vita non appartiene completamente all’individuo.
Il problema dell’eutanasia si pone quando la vita si presenta come invivibile. La risposta dell’ebraismo è che non è consentito indurre la morte in persone sofferenti. Vanno comunque distinte due forme di eutanasia.
NON È CONSENTITA L’EUTANASIA DIRETTA, che consiste nello staccare la spina o erogare del veleno.
E’ CONSENTITA L’EUTANASIA INDIRETTA, che consiste nel non supportare il malato con apparecchiature.
Ø IN OGNI CASO SOMMINISTRARE SEDATIVI O ANALGESICI AI MALATI INGUARIBILI, COME AVVIENE NELLA MEDICINA PALLIATIVA, NON È EUTANASIA (NEPPURE SE LA TERAPIA POTENZIALMENTE PUÒ ACCELERARE LA MORTE), A CONDIZIONE CHE MANCHI L’INTENZIONE DI DAR TERMINE ALLA VITA.
L’ebraismo non ha invece regole univoche sul problema se rivelare (o meno) la vera prognosi all’inguaribile; certo è consentito mentire “per amore”, ma l’atteggiamento da tenere dipende dalla persona malata e dalla sua volontà e capacità di affrontare la verità, che vanno valutate dal medico.
Musulmani
L’atteggiamento musulmano verso la malattia e la medicina è attivo e positivo. La Sharia insegna come va trattato il corpo e comprende anche consigli per un’alimentazione corretta e per la prevenzione delle malattie.
Ø GLI INSEGNAMENTI DEL PROFETA INVITANO A CERCARE E USARE LE CURE PER TUTTE LE MALATTIE E NELL’ISLAM LA NEGLIGENZA DI UN UOMO NEL CURARSI È CONSIDERATO UN GRAVE PECCATO VERSO DIO.
Ø LA POSIZIONE DELL’ISLAM SULL’EUTANASIA È NETTA: È SEMPRE PROIBITA PERCHÉ NON È CONSENTITO MUTILARE O UCCIDERE IL PROPRIO CORPO, CHE NON APPARTIENE A NOI MA A DIO.
Nella legge islamica l’eutanasia è considerata un omicidio. I musulmani sono preparati alla morte e l’Islam ritiene che al malato inguaribile vada detta la verità sul suo stato di salute, a meno che non sia in condizioni di spirito particolari. Ma una volta che il malato è informato, bisogna cambiare tono, introducendo nella conversazione messaggi di speranza e ricordando che Dio può guarire tutto.
Valdesi
Per i valdesi la malattia non va vista, come qualcosa che giunge dall’alto ma come il risultato di un degrado da ricondurre agli esseri umani e alla loro vita individuale e collettiva. La medicina, con il suo sviluppo scientifico, è un dono di Dio e risponde alla necessità di umanizzare la vita e la morte.
Ø LE CURE PALLIATIVE SONO UNA RISORSA PER RENDERE DIGNITOSA LA VITA E IL MORIRE DI UN MALATO TERMINALE. I CRISTIANI EVANGELICI SONO FAVOREVOLI ALLE CURE PALLIATIVE E CONTRARI ALL’ACCANIMENTO TERAPEUTICO.
Ø PER I VALDESI IL TEMA DELL’EUTANASIA, ATTIVA E PASSIVA, È UN CAMPO APERTO: QUANDO LA MALATTIA INFLUISCE SULLA DIGNITÀ DELLA PERSONA, NON È ACCETTABILE CHE UNA LEGGE POSSA COSTRINGERE AD ALLUNGARE LA VITA.
In questo campo si gioca il destino di laicità di uno stato: non c’è nessuna norma che possa andare bene per tutti. Lo stato laico, che non può essere il risultato di un’ideologia dominante, crea spazi di diritto condivisibili, garantisce la vita e il degno morire secondo la coscienza della persona. Bisognerebbe prevedere degli spazi per decisioni individuali. In merito alla diagnosi, generalmente il protestante preferisce sapere la verità, seppur con dolcezza.
Buddisti
Le preghiere e le pratiche devozionali tibetane liberano dal dolore psichico ma non dal dolore fisico. Per questo occorrono le cure mediche, che devono essere praticate in modo adeguato, anche il trapianto di organi. Non è ammesso invece l’accanimento terapeutico. I principali suggerimenti del buddismo ai sanitari che curano un malato terminale sono quelli di creare equilibrio e di rispettare le sue credenze, senza cercare di modificarle negli ultimi istanti della sua vita.
Ø IL BUDDISMO È FAVOREVOLE ALLE CURE PALLIATIVE PER I MALATI INGUARIBILI, TUTTAVIA FA UNA ECCEZIONE: BISOGNEREBBE INTERROMPERE LA SOMMINISTRAZIONE DI SEDATIVI AL MORIBONDO NELL’IMMINENZA DEL TRAPASSO PERCHÉ QUESTI FARMACI POTREBBERO IMPEDIRGLI LA LUCIDITÀ NECESSARIA PER PRATICARE IL TRASFERIMENTO DI COSCIENZA.
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