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5 giugno 2017

TUMORE DEL POLMONE: “IL 49% DEI PAZIENTI È VIVO A DUE ANNI
LA COMBINAZIONE NIVOLUMAB E IPILIMUMAB EFFICACE IN PRIMA LINEA”

Chicago, 5 giugno 2017 – Il prof. Francesco Grossi dell’Ospedale San Martino di Genova: “Dati importanti che indicano la strada da seguire. Anche nel microcitoma per la prima volta in un trentennio passi in avanti significativi”

Nel 2016 in Italia 27.800 uomini e 13.500 donne hanno ricevuto la diagnosi di tumore del polmone. La sopravvivenza a 5 anni è pari al 16% (15% uomini e 19% donne), più alta rispetto alla media europea (13%), ma ancora bassa. Al 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago, sono presentati i risultati dello studio Checkmate -012 che ha valutato la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea cioè in persone con tumore del polmone non a piccole cellule in fase avanzata non trattate in precedenza. Il 49% dei pazienti è vivo a due anni e il tasso di risposta obiettiva ha raggiunto il 43%. “Sono dati estremamente importanti che confermano quale sia la direzione da seguire – spiega il prof. Francesco Grossi, Responsabile UOS Tumori Polmonari all’IRCCS AOU San Martino IST, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova -. La combinazione delle terapie consente infatti di ottenere risultati migliori rispetto a queste armi utilizzate singolarmente. E a Genova è in corso uno studio di fase IV proprio con questo approccio”. Il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) rappresenta circa il 60% dei casi, l’istotipo non a piccole cellule squamoso il 20-25%, il carcinoma a piccole cellule (microcitoma) circa il 15%. “In quest’ultimo tipo di tumori del polmone – sottolinea il prof. Grossi - non si registrano progressi da 30 anni: in prima linea infatti viene utilizzato lo stesso schema di chemioterapia e sono state scarse le novità introdotte in seconda linea. I carcinomi a piccole cellule rispondono rapidamente alla chemioterapia, ma con la stessa velocità presentano progressioni della malattia. Si avverte quindi con forza l’esigenza di nuovi trattamenti in quest’area. Il microcitoma inoltre presenta le caratteristiche ideali per essere trattato con l’immuno-oncologia, perché è una patologia quasi esclusivamente dei forti fumatori che risultano ‘immunogenici’ e possono trarre benefici dalla combinazione di queste molecole”. Lo studio CheckMate -032 presentato a Chicago ha analizzato due gruppi di pazienti colpiti da microcitoma in fase avanzata già trattati in precedenza con chemioterapia: al primo (98 persone) è stato somministrato nivolumab, al secondo (61) la combinazione nivolumab e ipilimumab. “Con la combinazione – continua il prof. Grossi – il tasso di risposta obiettiva ha raggiunto il 25% rispetto al 11% con la monoterapia. Il controllo della malattia, che include la risposta e la stabilità, è raggiunto nel 49% dei pazienti con la combinazione (36% con nivolumab). I pazienti vivi a 2 anni con la combinazione sono pari al 30%, con la monoterapia al 17%”. Presentato a Chicago anche uno studio su persone con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con traslocazione del gene ALK (presente in circa il 5% dei casi di adenocarcinoma, in particolare giovani e non fumatori). “Ceritinib, un inibitore di ALK, è stato utilizzato in combinazione con nivolumab in due gruppi di pazienti – conclude il prof. Grossi -. Le risposte hanno raggiunto rispettivamente l’83% e il 70%. Dati promettenti che richiedono in futuro studi di conferma”.

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