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19 giugno 2003

LE MALATTIE RESPIRATORIE

Le infezioni acute delle prime vie respiratorie rappresentano il 55% di tutte le malattie acute ed hanno un impatto sociale ed epidemiologico di grande rilevanza: si stima infatti che l’assenza dal lavoro o da scuola per questo tipo di infezioni sia del 30%-50% e del 60%-80% nei bambini. Le cause del loro insorgere sono in gran parte virali; il contagio avviene nella maggior parte dei casi per propagazione del virus attraverso le goccioline di saliva volatili, espulse con la tosse o lo starnuto.
Le infezioni acute delle basse vie respiratorie (bronchiti, bronchioliti, broncopolmoni-ti...) sono dovute per lo più ad infezioni da microorganismi: batteri nel 20% dei casi e virus 80% dei casi. Tra gli agenti virali più frequentemente responsabili di flogosi bronchiali acute vi sono i virus influenzali, gli adenovirus, i rhinovirus ed il virus respiratorio sinciziale, quest'ultimo soprattutto in età infantile. Fra i batteri i più frequenti sono l'haemophilus infl, lo stafilococco aureo e la klebsiella pn.
Le affezioni croniche, legate soprattutto a fattori irritanti (fumo di sigaretta, inquinamento atmosferico...), si manifestano generalmente in età avanzata oppure in determinate circostanze (bronchite cronica ostruttiva, enfisema polmonare, ripetute affezioni broncopneumoniche nei fumatori, affezioni in lavoratori a rischio...).
Le allergie determinano una gran parte di affezioni broncopneumoniche. Le cause sono molteplici: agenti inalanti (pollini, miceti, epiteli e forfore di animali, polveri) o altre sostanze, (lattice, metalli, farmaci, alimenti), tutte possono dare origine a diverse patologie (asma, tosse, rinite, rash cutanei) che oggi nella maggior parte dei casi vengono curate e tenute sotto controllo.
Studi recenti hanno evidenziato che anche l'inquinamemto atmosferico determina gravi patologie broncopneumoniche a causa del rilascio di aerocontaminanti, ne sono conosciuti circa 2800, rappresentati per lo più da prodotti di attività umane (processi industriali, emissioni di gas di scarico). Le malattie da inquinamento, le allergopatie e le patologie da fumo sono attualmente in forte crescita e da sole sono la causa di buona parte delle broncopneumopatie della civiltà moderna.

L'ASMA
L’asma bronchiale è una malattia caratterizzata dall’infiammazione cronica delle vie aeree che provoca mancanza o difficoltà di respiro, tosse, respiro fischiante o sibilante, senso di oppressione al torace. Tutti questi sintomi non si presentano contemporaneamente nella stessa persona, né si verificano sempre con la medesima intensità e possono svilupparsi in tempi diversi nel corso della vita con fasi intermittenti intercritiche di benessere. L’ostruzione del flusso aereo può essere misurata con lo spirometro o con il misuratore di picco di flusso espiratorio.
SINTOMI
I sintomi asmatici possono variare nel grado di intensità ed alcuni possono essere maggiormente presenti in determinati pazienti.
- Dispnea espiratoria, intermittente e variabile sia spontaneamente che con il trattamento
- Sibili espiratori, udibili anche dal paziente
- Tosse: generalmente senza catarro. Può anche essere il primo sintomo di malattia (specialmente nel bambino)
- Senso di costrizione toracica
- Respiro corto
- Produzione di espettorato mucoso (generalmente scarso)
CAUSE
I meccanismi dell’asma non sono ancora del tutto chiari, tranne che nelle forme allergiche per le quali lo stato atopico, alla base della malattia, ha un’origine familiare: si tratta di persone che nascono già con la tendenza a sviluppare la malattia. La probabilità che un figlio abbia l’asma, se entrambi i genitori ne soffrono, oscilla tra il 70 e il 90%, mentre si riduce al 40% nel caso in cui uno solo dei genitori sia colpito dalla malattia. Ma non è detto che chi nasce con l’asma debba poi soffrirne anche in età adulta e, al contrario, bambini sani possono sviluppare l’asma anche in seguito. La malattia spesso ricompare negli anni della maturità in persone che ne avevano sofferto da piccole.
Sono molti i fattori conosciuti che possono aggravare l’asma o scatenare una vera e propria crisi. I più comuni sono:
- Gli allergeni
L’allergia (atopia) è una risposta anomala da parte di persone che hanno una ben precisa connotazione genetica (cioè quella di esaltare la produzione di anticorpi della classe IgE) nei confronti di sostanze dette allergeni che sono la causa più frequente dell’asma. Gli allergeni che più spesso inducono l’asma sono gli acari (polvere di casa), i pollini, i peli o le piume di animali.
- Le infezioni
Le comuni infezioni virali dell’apparato respiratorio, come raffreddore e influenza, sono la causa più frequente di esacerbazioni e di scatenamento di crisi.
- L’attività fisica ed il freddo
A volte lo sforzo fisico ed il freddoposono aggravare l’asma o causare una crisi: in tal caso si parla di asma da sforzo o da freddo. L’attività fisica è sempre comunque incoraggiata, perché i farmaci attuali ne prevengono efficacemente le manifestazioni.
EPIDEMIOLOGIA
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (gennaio 2000), tra 100 e 150 milioni di persone nel mondo soffrono di asma. Negli USA l’asma é la terza causa principale di ospedalizzazione prevenibile: ci sono circa 470.000 ricoveri ospedalieri e più di 5.000 morti per asma all’anno. In Italia, nel 2000 ci sono stati circa 1.500 morti e 25.025 ricoveri ospedalieri.
I dati di prevalenza indicano inoltre che:
Þ la frequenza dell’asma è maggiore nei maschi, in particolare nella fascia di età più giovane
Þ in due momenti della vita della donna, la gravidanza e la menopausa, la malattia può presentare particolari caratteristiche o complicazioni
Þ si riscontra in genere una maggiore incidenza, gravità e mortalità per asma nei ceti sociali più svantaggiati. Questo è spiegato dalle diverse condizioni di vita e dalla differente qualità dell’ambiente domestico. Si deve inoltre tener conto del fatto che il grado di accesso all’assistenza medica e all’informazione può essere molto variabile. Infine non deve essere sottovalutato che l’educazione, determinante nella gestione della malattia da parte del paziente, non è certamente dispensata in modo uniforme ed indifferenziato.
- L’asma nei bambini
In Italia, un bambino su 10-12 è affetto (o è stato affetto) da una sintomatologia di tipo asmatico, mentre un bambino su 15 soffre di disturbi più lievi come sibili respiratori, costrizione toracica notturna, difficoltà a respirare dopo uno sforzo fisico.
I dati epidemiologici raccolti durante un grosso studio multicentrico, il SIDRIA, che ha coinvolto 18.737 bambini in età compresa tra i 6 e 7 anni e 21.068 adolescenti tra i 13 e 14 anni in dieci centri del Centro e Nord Italia, frequentanti 237 scuole elementari e 310 scuole medie in aree geografiche con livelli di urbanizzazione e condizioni socioeconomiche diverse, hanno consentito di mettere in rilievo le cause più importanti della malattia:
§ Il primo e più importante è l’esposizione al fumo passivo. È stato riscontrato, infatti, che più della metà dei bambini italiani vive in famiglie in cui almeno uno dei genitori è fumatore. In questi bambini è stato osservato un aumento dei casi di asma, o di malattie respiratorie in genere, proprio a causa del fumo dei loro genitori. L’indagine ha potuto stimare che il 15% dei casi di asma in Italia tra i bambini e i ragazzi è attribuibile al fumo dei genitori.
§ Il secondo elemento da sottolineare è che, mentre non esiste una grande differenza nella frequenza della patologia nelle varie aree geografiche italiane, esiste – all’interno di una specifica città o di una specifica area metropolitana – una differenza di frequenza della malattia tra chi vive in strade ad alto traffico di mezzi pesanti e chi vive invece in strade lontane dal traffico. Coloro che vivono in prossimità di scarichi diesel hanno infatti una maggiore frequenza di sintomi di tipo bronchitico e di asma.
§ Il terzo ed ultimo elemento, evidenziato solo di recente, è relativo alla dieta. I bambini che fanno un basso uso di agrumi e di alimenti ricchi di vitamina C, hanno una più elevata frequenza di patologia. I bambini che consumano poca frutta, una dieta povera di antiossidanti, corrono un rischio maggiore di sintomi e di infezioni respiratorie.
l’asma può essere una malattia grave ed invalidante: si riscontra che il 10% dei pazienti asmatici è affetto da una forma severa (il quarto livello, cioè il più elevato grado della classificazione del Progetto Mondiale Asma) con limitazioni importanti delle attività quotidiane abituali. l’attenzione dei ricercatori è oggi particolarmente portata su queste forme della malattia, che da sole concentrano la maggior parte della spesa sanitaria per asma.
l’asma può essere una malattia professionale: si stima che questa costituisca il 5-10% di tutti i tipi di asma ed è probabilmente la patologia professionale polmonare più frequente nel mondo. L’asma professionale presenta notevoli implicazioni per il lavoratore coinvolto non solo dal punto di vista clinico, ma anche negli aspetti economici e della qualità della vita con conseguente riflesso anche sui costi sanitari globali. Cessa con la sospensione del lavoro a rischio.

LA BPCO
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una malattia caratterizzata da ostruzione irreversibile al flusso dell’aria nelle vie aeree con bronchite ed enfisema (distensione e rottura successiva degli alveoli e distruzione di aree polmonari). Si manifesta clinicamente con progressiva mancanza di respiro, prima da sforzo poi nei casi gravi anche a riposo, tosse e catarro cronici.
LE CAUSE
La causa più importante è il fumo di sigaretta; è quindi una malattia dovuta ad abitudini voluttuarie. Altre cause riconosciute, che tuttavia hanno un impatto minore, sono l’esposizione professionale a sostanze irritanti o l’esposizione a micropolveri e gas irritanti in ambiente urbano e in ambito domestico da fumo passivo e riscaldamento. Le infezioni possono contribuire alle riacutizzazioni bronchitiche, mentre non è sicuro il loro ruolo nella patogenesi della malattia. In alcuni, pochissimi, pazienti vi è una predisposizione genetica allo sviluppo della BPCO, che tuttavia richiede sempre l’esposizione ad un rischio ambientale quale il fumo di sigaretta.
Ciò che preoccupa, è che la prevalenza della malattia è in aumento, ma anche che non viene riconosciuta e diagnosticata nelle fasi iniziali della malattia. Purtroppo i sintomi bronchiali vengono considerati spesso conseguenza naturale del fumo di sigaretta e quindi trascurabili . In realtà smettere di fumare comporta l’arresto dell’evoluzione della malattia, che altrimenti negli anni è progressiva ed evolve verso l’insufficienza respiratoria. Un intervento diagnostico e terapeutico precoci permettono di migliorare la qualità di vita di questi pazienti, in particolare di ridurre le riacutizzazioni e in qualche caso anche di riportare la funzionalità respiratoria a livelli migliori. Le riacutizzazioni della malattia causano un’accentuazione dei sintomi e possono portare al ricovero. BPCO di base e riacutizzazioni vengono trattate con broncodilatatori e cortisonici inalatori, le riacutizzazioni con antibiotici e cortisonici per via orale o parenterale. I farmaci oggi a disposizione, pur sintomatici, consentono di migliorare le condizioni del paziente, e sono tanto più efficaci quanto prima vengono somministrati.
La BPCO nelle fasi più avanzate evolve verso l’ insufficienza respiratoria, che consiste nella alterazione degli scambi di gas (ossigeno ed anidride carbonica) fra aria ambiente e sangue. In questi pazienti è necessario somministrare ossigeno per più di 20 ore al giorno o farli respirare con ventilatori meccanici.
SINTOMI E SEGNI FISICI DELLA BPCO
- Sintomi
• Tosse cronica, specie al mattino al risveglio, produttiva di escreato
• Espettorato andamento subdolo, inizialmente solo mattutino, raramente >60 ml/die generalmente mucoso, purulento (anche emorragico) nelle riacutizzazioni infettive
• Dispnea o difficoltà di respiro a insorgenza graduale, molto limitante nelle fasi avanzate di malattia
. senso di peso e di costrizione toracica
- Esame obiettivo
Ostruzione al flusso aereo evidenziata da:
• respiro sibilante all'ascoltazione del torace
• allungamento della durata dell'espirazione
Enfisema grave suggerito da:
• iperdistensione toracica, abbassamento ed appiattimento degli emidiaframmi
• diminuzione di intensità dei suoni respiratori e cardiaci
• respirazione a labbra socchiuse
• rientramento degli spazi intercostali inferiori
- Aspetti radiologici
La radiografia del torace non mostra in genere alterazioni, ma serve ad escludere l’esistenza di tumori polmonari o di altre patologie. La tomografia computerizzata del torace (TAC) può fornire una diagnosi morfologica di enfisema ad uno stadio più precoce.
EPIDEMIOLOGIA
La BPCO è la quarta più importante causa di morte a livello mondiale e costituisce un importante capitolo della patologia respiratoria cronica, essenzialmente dovuto al fumo. E’ una malattia in continua espansione sia nei paesi industrializzati che nei paesi in via di sviluppo, con una prevalenza di circa il 5% sulla popolazione generale, ma concentrata nell’adulto ed anziano, prevalentemente di sesso maschile, dove può raggiungere, al di sopra dei 60 anni, tassi del 20% di prevalenza (1 su 5). Nel 1999, per questa causa sono stati registrati 130.000 ricoveri in ospedale, con circa 1.330.000 giorni di degenza: è in assoluto la prima causa di ricovero in ambiente pneumologico e internistico. Si calcola che nel 2000 siano morti nel mondo per BPCO 2.700.000 pazienti, 25.000 in Italia. Nel 1990 costituiva la 12 malattia per impatto sociale e si stima che passi al 5 posto entro il 2020.
La morbidità per BPCO è maggiore negli uomini che nelle donne ed aumenta rapidamente con l'età. Questa differenza tra i sessi è legata alla maggior prevalenza di fumo di sigaretta nel sesso maschile e alla diversa esposizione professionale ad agenti nocivi. Dati recenti evidenziano un aumento dell'abitudine al fumo di sigaretta tra le donne. Questo dato potrebbe influenzare i futuri quadri di morbidità per BPCO: le donne potrebbero infatti essere più sensibili allo sviluppo di BPCO quando esposte ai fattori di rischio (tabacco).
Le patologie respiratorie figurano al terzo posto tra le cause di assenza dal lavoro per malattia: tra queste, la BPCO era responsabile del 56% per il sesso maschile e del 24% per quello femminile. Senza dubbio la BPCO porta ad una sostanziale invalidità, alla perdita di produttività e ad una peggiore qualità della vita che aumentano con il progredire della malattia. Il suo impatto socio-economico è molto importante. Le riacutizzazioni e l'insufficienza respiratoria possono rendere necessario sia il ricovero in ospedale che terapie complesse e costose. L'ossigenoterapia domiciliare a lungo termine rappresenta poi un ulteriore costo.

LA POLMONITE
La polmonite uccide 7000 italiani l'anno: il 50% dei decessi può essere attribuito ad un batterio, lo pneumococco, l’altra metà a cause di origine non batterica. In Italia un quadro epidemiologico definitivo non è mai stato tracciato. Si sa che la popolazione anziana e la più vulnerabile alle infezioni: fra il 5 e il 10% degli ultrasessantacinquenni viene ricoverato per polmonite. Negli USA, dove i dati epidemiologici sono più chiari, la polmonite è la sesta più comune causa di morte: tra il 1979 ed il 1994 il tasso cumulativo di morti associate a polmonite ed influenza (sulla base dei codici delle diagnosi di dimissione) si è incrementato del 59%. Gran parte dell'incremento è attribuibile ad una maggiore quota di popolazione >65 anni d'età; tuttavia i tassi aggiustati per età sono comunque incrementati del 22%, suggerendo pertanto che altri fattori hanno contribuito a cambiare l'epidemiologia delle polmoniti. Tra questi fattori va considerato il fatto che è in costante aumento la popolazione con problemi medici di base, fatto che pone queste persone ad un alto rischio per infezioni respiratorie. Ogni anno 2-3 milioni di casi di polmonite causano circa 10 milioni di visite mediche, 500.000 ricoveri ospedalieri e 45.000 decessi negli U.S.A. L'incidenza di polmoniti che richiedono il ricovero ospedaliero è stimata in 258 casi per 100.000 abitanti e 962 casi per 100.000 per le persone di età >65 anni. La mortalità tra i pazienti ospedalizzati varia dal 2% al 30% nelle varie casistiche, la media è di circa il 14%. La mortalità è stimata <1% nei pazienti non ospedalizzati. L'incidenza è più alta nei mesi invernali.
- Cos’è la polmonite?
La polmonite è un processo infiammatorio, generalmente a decorso acuto o sub-acuto, che interessa il polmone e che riconosce nella maggior parte dei casi una eziologia infettiva. Si tratta di malattie relativamente frequenti con andamento spesso benigno, soprattutto da quando sono correntemente disponibili per l'impiego terapeutico gli antibiotici.
Vengono classificate in:
· Polmoniti batteriche (contratte per via aerea, ovvero per inalazione)
· Polmoniti da altri agenti eziologici o "atipiche"
Quelle non batteriche vanno acquistando una notevole importanza epidemiologica, rappresentando attualmente il 50% circa delle infezioni polmonari. Una polmonite può svilupparsi in una persona completamente sana, ma nella maggior parte dei casi sono presenti condizioni che predispongono all'inalazione fino al distretto alveolare di un agente patogeno, limitando in misura variabile i meccanismi di difesa presenti a livello dell'albero respiratorio (riflesso della tosse, alterata efficienza della ‘clearance’ mucociliare, alterazioni chimico-fisiche del secreto bronchiale). Va infine ricordato che la compromissione del sistema immunitario che consegue a malattie croniche debilitanti o a trattamenti farmacologici (cortisonici, citostatici) è frequente causa di infezioni broncopolmonari. Un capitolo a parte è invece quello riguardante le infezioni polmonari legate a pazienti con marcata depressione del sistema immunitario per i quali i più importanti agenti patogeni sono rappresentati dal Cytomegalovirus, Pneumocystis carinii (soprattutto nei soggetti affetti da HIV) e alcune specie di miceti tra cui la Candida e l'Aspergillus.
Le più comuni polmoniti batteriche sono quelle da Pneumococco (responsabile della polmonite lobare e comunemente preceduta da una infezione virale delle prime vie aeree), quelle da Stafilococco aureo (è generalmente quella che si manifesta come complicanza di una influenza nel corso delle grandi epidemie influenzali), quelle da Klebsiella pn. (può causare quadri molto gravi con mortalità che può giungere al 30% dei casi), quelle da Pseudomonas aeruginosa (in soggetti defedati, in bambini, o in quanti siano stati sottoposti a protratte terapie antibiotiche). Caso particolare è la malattia dei legionari (Legionella pn.), polmonite con caratteristiche intermedie tra forme batteriche e virali che può instaurare quadri molto gravi sino alla compromissione del sensorio e di altri organi ed apparati.
Le polmoniti non batteriche o "atipiche" sono sostenute maggiormente da Virus (Virus influenzale, Adenovirus, Herpes virus, Virus Respiratorio Sinciziale, ...), Micoplasma pn., Rickettsia, Coxiella bu. (febbre Q), Chlamydia ps., Candida, Pneumocystis carinii. La polmonite può colpire un solo lobo del polmone (polmonite lobare) o interessare più zone (broncopolmonite a focolai isolati o multipli); nelle forme più estese può esservi insufficienza respiratoria, con ipossiemia di grado variabile; in alcuni casi la polmonite può associarsi a versamento pleurico.

LE ALTRE MALATTIE RESPIRATORIE PIU’ COMUNI
- Rinite
Comunemente definita raffreddore è causata da molteplici agenti virali; i più frequenti sono i Rhinovirus, i Coronavirus ed il Virus Respiratorio Sinciziale. I virus si localizzano soprattutto nelle fosse nasali. L'andamento è stagionale essendo più frequente nei mesi autunnali e invernali e all'inizio della primavera. La permanenza in luoghi chiusi ed affollati (autobus, cinema, discoteche, ...) costituisce la causa più comune per contrarre la malattia. Da un punto di vista clinico c'è una breve pre-incubazione (24-48 ore), secrezione nasale abbondante, prima acquosa, poi viscosa talora purulenta, sensazione di malessere generale e stordimento. E' associata in alcuni casi a tosse, sinusite e otite, quest'ultima specialmente nei bambini. La durata della fase acuta è di circa 4-5 giorni e, se non vi sono complicanze batteriche, non necessita di terapia antibiotica.
- Influenza
E' una malattia tra le più diffuse al mondo, con una storia naturale tendenzialmente benigna (che può comunque complicarsi sino a divenire mortale: in Italia si calcola che ogni anno muoiano circa 5.000 persone), ma è responsabile della maggiore perdita di ore lavorative e scolastiche annuali. L’influenza è una malattia ad alto costo sociale. Mediamente ogni caso di influenza in una persona normale attiva costa circa 350 euro di cui il 90% a carico di costi indiretti (perdita di giornate lavorative, ecc. ) solo il 10% a carico di costi diretti (spese inerenti al medico e ai farmaci). Ogni caso di influenza nei pazienti a rischio costa 50 euro in più.
E' causata da un piccolo virus, appartenente alla famiglia delle Orthomixoviridae, di cui sono conosciute alcune varianti, che sono alla base delle varie epidemie e vengono studiate e seguite, durante l'arco dell'anno, da molti paesi per la preparazione del vaccino antiinfluenzale. L'influenza si contrae per via aerea, ovvero per inalazione di secrezioni infette espulse con la tosse o con lo starnuto. Il virus si moltiplica in breve tempo (periodo di incubazione 1-2 giorni) e, in base ai distretti colpiti, può dare origine a vari quadri clinici: se viene coinvolta la mucosa rinofaringea si hanno mal di gola, disfonia, rinorrea ...; a livello tracheo-bronchiale si possono avere tracheite, tosse, bronchite, broncopolmonite ...; in casi di estrema gravità può essere colpito il sistema nervoso centrale e dar luogo a meningite o meningoencefalite. E' comunque una malattia a prevalenza stagionale, più comune nei mesi invernali e all'inizio della primavera. Sintomo comune è la febbre che può raggiungere valori talvolta molto elevati (40°C) e che può accompagnarsi a dolori ossei e muscolari diffusi, cefalea e malessere generale. Non vi è una terapia specifica per l'infezione da virus influenzale; è però buona norma attuare la vaccinoprofilassi antiinfluenzale utilizzando ogni anno il vaccino in commercio appositamente studiato per tenere sotto controllo l'epidemia in corso. In caso di complicanze è buona norma attuare una adeguata terapia di supporto. La vaccinoterapia antiinfluenzale non è d'obbligo, però sarebbe opportuno che venisse effettuata da particolari classi di individui come chi è affetto da malattie dell'apparato respiratorio, i cardiopatici, il personale addetto alle comunità, gli anziani, gli studenti, i militari e tutti coloro che vengono a contatto con più persone potenzialmente affette dall'influenza. Il vaccino si dimostra efficace in senso protettivo nel 70% dei casi.
- Enfisema polmonare
E' una condizione patologica caratterizzata dalla presenza di aria in quantità maggiore in rapporto al materiale solido che costituisce il parenchima dell'organo. Comunemente l'enfisema è la conseguenza della distruzione più o meno estesa delle strutture fibrose, collagene ed elastiche, che formano la matrice dell'organo, da parte di enzimi proteolitici, con conseguente riduzione dell'elasticità polmonare e del mantenimento di uno stato di iperdistensione polmonare (enfisema cronico ostruttivo). Esistono, da un punto di vista anatomo-clinico, altri tipi di enfisema: l'enfisema vicariante che si manifesta in persone che hanno perso l'uso di un polmone, lo "rimpiazzano" con quello controlaterale; l'enfisema senile caratterizzato da una fisiologica atrofia delle strutture polmonari con aumento relativo della quota di aria; l'enfisema acuto che può aversi durante una grave crisi asmatica, dovuto ad una iperdistensione acuta delle strutture alveolari. Gli enzimi proteolitici responsabili del danneggiamento delle strutture parenchimali sono sempre in equilibrio con altre sostanze, le cosiddette antiproteasi endogene (alfa 1 antitripsina), ed è proprio quando il normale rapporto viene alterato a favore delle proteasi, che si determina il quadro di enfisema polmonare. Sono inoltre coinvolte nel determinismo della patologia altre cellule, (macrofagi alveolari e granulociti neutrofili) grandi produttori di enzimi proteolitici. Anche per l'enfisema, il fumo di sigaretta, si può considerare il maggiore responsabile del fenomeno di distruzione delle strutture collagene attraverso una serie di meccanismi che conducono allo squilibrio del rapporto elastasi-anelastasi. Infatti è stato osservato che nel Broncolavaggio Alveolare (BAL) dei fumatori, oggi eseguibile facilmente anche ambulatorialmente, vi è un numero più elevato di granulociti neutrofili e di macrofagi alveolari con inattivazione dell'anelastasi, rispetto ai non fumatori. Per questi pazienti le complicanze infettive sono le più temibili, maggiormente per coloro che sono in ossigenoterapia; la tosse, l'ipersecrezione di muco, l'aumento della dispnea, può aggravare una ipossiemia già presente ed in alcuni casi portare a grave ipercapnia.
Il difetto fondamentale del polmone enfisematoso, è la riduzione della capacità del ritorno elastico, gli alveoli tendono a restare iperdistesi, vi è la distruzione di buona parte della struttura alveolare al punto che si determina una riduzione della suprerficie di scambio tra sangue ed aria alveolare, con conseguente riduzione della quota di ossigeno nel sangue (ipossiemia) ed in alcuni casi aumento della quota di anidride carbonica (ipercapnia). Grossolanamente possiamo dividere i pazienti enfisematosi in due categorie: i "Pink Puffer" (tipo1) ed i "Blue-bloated" (tipo2). Circa l'80% dei pazienti affetti da bronchite cronica vanno incontro a trasformazione enfisematosa (tipo 2), il loro quadro clinico sarà caratterizzato da cianosi, compromissione cardiaca destra congestione degli ili polmonari.
- Bronchiectasie
Si definisce con questo termine una alterazione della morfologia dei bronchi che provoca una dilatazione cronica della parete bronchiale. Le manifestazioni cliniche sono dovute alla sovrapposizione di processi infettivi o alla insorgenza di fenomeni di sanguinamento. Ciò che determina la distruzione della parete bronchiale è l'azione di alcune cellule infiammatorie (in particolare i granulociti neutrofili) che riescono a danneggiare le strutture grazie alla secrezione di enzimi proteolitici. Successivamente l'alterazione della forma della parete bronchiale determina un ristagno cronico delle secrezioni che predispongono allo sviluppo di infezioni bronchiali ricorrenti. Inoltre, nei pazienti affetti da bronchiectasie sono spesso compromesse le difese immmunitarie in quanto si verifica la carenza di una o più classi di immunoglobuline. Particolare rilievo ha il deficit di Ig A che è facilmente associato a complicanze infettive bronco-polmonari. Il ristagno delle secrezioni compromette anche il normale movimento delle cellule ciliate presenti all'interno dei bronchi (alterazione della clearance muco-ciliare). Una grave malattia associata a bronchiectasie è la mucoviscidosi o fibrosi cistica. Questa malattia consiste nella alterazione qualitativa di tutte le secrezioni esocrine dell'organismo, che diventano particolarmente viscose con gravi conseguenze; può interessare altri organi quali il fegato, i seni paranasali, il pancreas, l'intestino, le ghiandole salivari e sudoripare, i tubuli seminiferi. Clinicamente il paziente affetto da bronchectasie presenta tosse che ha carattere cronico e produttivo, con emissione di escreato muco-purulento in grande quantità, maggiormente al mattino. E' assai comune l'insorgenza di complicanze settiche quali bronchiti, broncopolmoniti recidivanti o emorragie causate dalla rottura di vasi arteriosi dilatati nel contesto del bronco alterato. La terapia si giova di cicli di antibiotici e FKT (fisiokinesi terapia) con drenaggi posturali. Se tuttavia non si verifica un miglioramento dopo terapia medica, sarà opportuno prendere in considerazione la terapia chirurgica che consiste nella asportazione del segmento polmonare interessato dal processo patologico.

LE ALLERGIE
Le forme allergiche più frequenti hanno come bersaglio le vie respiratorie (asma, rinite allergica perenne, rinite allergica stagionale), la pelle (orticaria, dermetite atopica, determatite allergica da contatto), e l'occhio (congiuntivite allergica). Circa il 50% delle allergie è provocata da pollini dispersi dal vento o veicolati da insetti; seguono le allergie alle polveri, alle muffe ed ai peli e/o forfora degli animali. Spesso si manifestano con rinite (ipersecrezione nasale) o congiuntivite; quando invece il sintomo dominante è l'asma, se trascurato può dare nel tempo altre complicanze. Oggi è sempre più frequente riscontrare, diagnosticare e curare allergie e/o intolleranze a polveri, pollini, alimenti, metalli e sostanze o materiali particolari.
- Gli acari
Gli acari sono responsabili del 75% delle allergie respiratorie clinicamente rappresentate dalla rinite o dall'asma. Gli acari più rappresentanti sono i dermatophagoides (pteronyssinus e farinae): fanno parte della classe degli aracnidi, abitualmente sono stanziati rispettivamente nella polvere degli effetti letterecci e nei residui di lavorazione dei forni, dei mulini. Si riproducono con estrema facilità in ambiente caldo umido: a basse temperature e al di sopra dei 1500 metri sono infatti inesistenti. Molto frequente è anche l'allergia dovuta agli epiteli animali: bisogna infatti considerare che i prodotti di desquamazione della cute giocano un ruolo importantissimo nelle allergie respiratorie. Fra gli animali il gatto domestico è l'animale maggiormente responsabile dal momento che vive a stretto contatto con gli abitanti della casa. Il cavallo è causa di allergie piuttosto gravi nei soggetti che per motivi professionali sono a contatto con questi animali. Possono essere occasionalmente responsabili di allergie anche il coniglio, la cavia o il criceto.
- I pollini
Circa il 50% delle allergie respiratorie è provocata dai pollini, cellule riproduttive maschili, prodotte dalle piante a ciclo sessuato e disperse dal vento o veicolate da insetti. Di allergie da pollini soffre tra il 7 e il 10% della popolazione. La maggior incidenza è tra i giovani, dai 12 ai 35 anni. Le graminacee sono la causa più frequente di rinite nel bacino del mediterraneo (colpisce il 50% dei malati italiani) E' bene sottolineare che, sebbene a tale famiglia appartengano numerose piante, esiste una forte reattività crociata di gruppo. Pur con le variazioni dovute alle condizioni climatiche, presentano solitamente un picco di fioritura stagionale tra maggio e giugno. Le composite, tra cui l'Artemisia Vulgaris, comprendono numerose specie con periodi di fioritura da agosto ad ottobre. La parietaria, diffusa ovunque, è spesso causa di manifestazioni allergiche tra aprile ed ottobre. Condizioni climatiche particolarmente calde, come nel sud Italia, ne ampliano il periodo di fioritura rendendola quasi perenne.
Gli alberi, l'olivo, la betulla, l'olmo, il salice, la quercia ed il tiglio possono dare reazioni ai test cutanei ma raramente sono responsabili di vere e proprie allergie. La loro pollinazione dura al massimo una quindicina di giorni tra aprile e maggio. Nel momento in cui il polline viene a contatto con le mucose oculari o delle vie aeree viene liberato l'allergene specifico che va a legarsi con le IgE specifiche presenti sui mastociti delle mucose, con la conseguente liberazione dei mediatori chimici. In Italia il periodo maggiore di pollinosi è la primavera ed è dovuta principalmente alle graminacee con la realizzazione del tipico quadro della "febbre da fieno". Si manifesta con una salve di sternuti e rinorrea (secrezione nasale sierosa), prurito alla gola ed al palato. Spesso con la rinite si manifesta anche la congiuntivite. L'assenza di congiuntivite può indirizzare su una diagnosi di allergia fungina. E' da notare che in altitudine la pollinazione è sempre più tardiva rispetto alla pianura e pertanto bisogna sconsigliare la montagna nei periodi di agosto-settembre perché è il momento di maggiore pollinazione. Spesso l'allergia alle graminacee è associata a quella alla plantaggine e ciò spiega i numerosi insuccessi della terapia desensibilizzante quasi sempre mirata alle sole graminacee.
- Rinite allergica intermittente
È l'allergia più frequente e nota. Comunemente conosciuta come ‘raffreddore da fieno’, Insorge spesso nell'infanzia o nell'adolescenza; è rara dopo i trenta anni. La sintomatologia è improvvisa ed acuta, con prurito nasale, salve di starnuti, naso chiuso, scolo nasale acquoso, lacrimazione, a volte cefalea. Possibili complicazioni sono l'asma bronchiale e la sinusite.
- Rinite allergica persistente
Definita anche rinite cronica, presenta sintomatologia simile a quella della rinite stagionale, ma i sintomi sono di intensità variabile e soprattutto presenti durante tutto l'arco dell'anno. In questo caso, oltre ai pollini ed alle spore fungine, vi è la responsabilità di allergeni non stagionali, specialmente polveri domestiche, peli e forfore animali, piume e a volte cibi ed additivi alimentari. Queste persone possono andare incontro ad asma bronchiale.

Anteprima News

26/03/19

ANMAR: “SODDISFATTI PER LA SENTENZA DEL TAR DELLA TOSCANA
LA SCELTA DELLE TERAPIE NON PUO’ ESSERE DETTATA DA QUESTIONI ECONOMICHE”

La Presidente Silvia Tonolo: “Da anni ci battiamo contro la sostituibilità automatica tra farmaci biologici e biosimilari. Auspichiamo che la continuità terapeutica sia sempre garantita su tutto il territorio nazionale”

Roma, 25 marzo 2019 – “Siamo soddisfatti per la recente sentenza del TAR della Toscana sui farmaci biosimilari. Quanto sostenuto dalla giustizia amministrativa difende i diritti del paziente…
26/03/19

TUMORI: OGNI ANNO IN SICILIA 17.000 NUOVE DIAGNOSI NEGLI ANZIANI
“L’INTEGRAZIONE OSPEDALE-TERRITORIO PER LA MIGLIORE ASSISTENZA”

Palermo, 26 marzo 2019 – Il Prof. Ignazio Carreca, Direttore “International School of Medical Sciences” della Fondazione “E. Majorana” di Erice: “È necessario favorire l’inserimento dell’anziano ‘non fragile’ negli studi clinici innovativi e un rapporto più strutturato con familiari, medici di famiglia e strutture residenziali”

Ogni anno in Sicilia più di 17.000 anziani sono colpiti da tumore. L’incidenza di questa malattia aumenta in modo direttamente proporzionale all’età e più del 60% dei nuovi casi riguarda proprio gli…
07/03/19

MALATTIE CRONICHE: COLPITO IL 10% DI BAMBINI E ADOLESCENTI ITALIANI
LA FIMP SOTTOSCRIVE IL MANIFESTO EUROPEO PER L’ADERENZA ALLA TERAPIA

Bruxelles, 7 marzo 2019 – Il dott. Antonio D’Avino: “E’ un problema che interessa sempre più anche i giovanissimi interessati da patologie gravi ma che possono essere trattate in modo efficace grazie alle nuove cure”

“Solo in Italia un bambino su dieci è colpito da almeno una malattia cronica. Diventa quindi fondamentale promuovere l’aderenza terapeutica anche tra i giovanissimi”. E’ quanto dichiarato ieri al…
07/03/19

FONDAZIONE POLIAMBULANZA ENTRA NELLA RETE DI ECCELLENZA PER IL TRATTAMENTO DELLE MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI

Ottenuto un importante riconoscimento nazionale. Il dr. Cristiano Spada: “Affrontiamo disturbi cronici complessi con un team multidisciplinare e ricerca all’avanguardia”

Brescia, 7 marzo 2019 - Circa 1.000 pazienti lo scorso anno si sono rivolti a Fondazione Poliambulanza per la cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), come la malattia di Crohn,…
04/03/19

TUMORE DELLA PROSTATA: DAROLUTAMIDE RIDUCE DEL 59% IL RISCHIO DI METASTASI

I risultati dello studio ARAMIS presentati all’American Society of Clinical Oncology Genitourinary Cancers Symposium e pubblicati sul New England Journal of Medicine

• Nei pazienti non metastatici resistenti alla castrazione, la molecola, associata a terapia di deprivazione androgenica, ha evidenziato un miglioramento di 22 mesi della sopravvivenza libera da…

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