mercoledì, 24 settembre 2014

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20 marzo 2003

LE ‘MALATTIE VENEREE’: SIFILIDE E GONORREA

La sifilide acquisita
Secondo la tradizione popolare, la sifilide venne introdotta in Europa dall’America dai marinai di Cristoforo Colombo e poi diffusa in Italia dai soldati dell’armata di Carlo V. Nel mondo occidentale apparve dunque nel 1490 e per 60 anni presentò caratteristiche epidemiche e maligne; attualmente presenta quadri clinici meno gravi.
La sifilide, il cui agente eziologico è il batterio treponema pallidum, può essere trasmessa oltre che per contagio sessuale (sifilide acquisita) anche da una madre infetta al feto (sifilide congenita).
Nella sifilide acquisita l’infezione viene in genere contratta per contagio diretto sessuale con individui infetti: i treponemi si moltiplicano nel punto di ingresso, i germi si possono diffondere ai linfonodi e invadere il torrente circolatorio. La malattia evolve in diversi stadi:
1. dopo l’infezione si ha un periodo di incubazione che oscilla fra 10 giorni e 3 mesi;
2. nello stadio primario ,si sviluppa la lesione primaria, un sifiloma iniziale caratterizzato da ulcera con margine duro in cui si rinvengono i treponemi;
3. dopo la scomparsa del sifiloma, compare lo stadio secondario caratterizzato dalla diffusione ematogena dei treponemi. Si ha eruzione cutanea generalizzata, e la comparsa, a carico della mucosa orale o genitale, di placche, spesso accompagnate da sintomi generali come febbre modesta e malessere generale;
4. lo stadio terziario è lo stadio molto tardivo che può insorgere dopo un lungo periodo di latenza dal secondario. E’ caratterizzato dalla comparsa di lesioni granulomatose ed andamento cronico in sede dermica o ipodermica. Nel periodo terziario le manifestazioni di maggior rilievo sono però a carico dell’SNC, con alterazioni degenerative irreparabili della corteccia cerebrale e del midollo spinale.

La sifilide congenita
La sifilide congenita è una grave malattia che colpisce il nato da madre infetta. Esso contrae la malattia attraverso la placenta, dopo il terzo mese di gravidanza; l’infezione può determinare in circa il 50-60% dei casi la rapida morte del feto o la nascita di neonati con una grave malattia che si manifesta con lesioni precoci o tardive.

La gonorrea
E' una malattia venerea, causata dall'infezione da parte del batterio Neisseria gonorrhoeae o gonococco di Neisser; in medicina viene anche definita "blenorragia" e più volgarmente è conosciuta come "scolo".
Quasi sempre l'infezione viene contratta durante il rapporto sessuale. Raramente possono essere veicoli l'acqua del bagno, il vestiario o la biancheria infetta. I batteri entrano nell'organismo attraverso l'uretra, il canale che collega la vescica con l'esterno.
Malgrado non sia grave come la sifilide, la gonorrea, può causare sterilità o artrite. Nel caso di una donna incinta che si è infettata, la malattia può essere trasmessa al neonato, al momento del parto, durante il passaggio attraverso la vagina, con probabile infezione degli occhi e conseguente cecità per lesioni corneali. I sintomi della gonorrea si manifestano una settimana circa dopo il contagio; l'uomo sente bruciore durante la minzione e può anche perdere pus dal pene. Nella donna i sintomi appaiono in ritardo o addirittura non comparire. Nel caso vi sia il manifestarsi di sintomi, si presentano con secrezioni purulente dall'uretra, bruciore durante la minzione e dolori nella parte inferiore dell'addome. La gonorrea era molto diffusa negli ultimi decenni, in particolare negli Stati Uniti, dove è diventata la principale malattia batterica, con una stima di circa 3 milioni di casi all’anno. Tra i fattori ritenuti responsabili di questa "epidemia" di gonorrea sono: l’aumento di promiscuità sessuale, i metodi contraccettivi non protettivi, la diminuita sensibilità del gonococco a vari antibiotici e, soprattutto, un vasto serbatoio di persone asintomatiche che inconsapevolmente trasmettono la malattia ai loro partner.
Attualmente l’incidenza è in forte diminuzione a causa delle precauzioni adottate dalle popolazioni per evitare il contagio dal virus dell’AIDS.

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• Attività clinica osservata in tutte le coorti trattate con la combinazione concomitante, indipendentemente dalla presenza di mutazione BRAF o dall’espressione di PD-L1

• Nessuna ulteriore segnalazione sulla safety riportata con il follow-up prolungato; eventi avversi di grado 3-4 correlati al trattamento si sono verificati nel 62% dei pazienti che hanno ricevuto il regime di combinazione concomitante

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