mercoledì, 17 luglio 2019

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9 marzo 2000

BIOTECNOLOGIE, LA TAVOLA “MODIFICATA” FA PAURA

L’Ufficio stampa
INTERMEDIA
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Il mondo scientifico si interroga sui cibi geneticamente manipolati

Milano, 9 marzo 2000 - “Attenti alla bio-tavola. Alterare la struttura organica degli alimenti senza conoscerne gli effetti a lungo termine è un rischio troppo grande. Soprattutto per i bambini”. A lanciare l’allarme è il prof. Giuseppe Chiumello, direttore della III Clinica pediatrica dell’Università di Milano. “In questi anni – afferma Chiumello – stiamo assistendo ad una contraddizione: da un lato emergono dati scientifici sempre più chiari a sostegno della causa nutrizionale di alcune malattie e della possibile prevenzione grazie ad una alimentazione prudente, dall’altro sono in forte aumento proprio obesità, diabete mellito, patologie cardiovascolari”.

Ma le ‘malattie del benessere’ non sono le uniche a preoccupare gli esperti dell’infanzia. Il nuovo pericolo all’orizzonte, secondo gli esperti, è costituito da un lato dalle nuove tecnologie che supportano ormai costantemente la coltivazione e la preparazione degli alimenti, dall’altro dai rischi di contaminazione chimica ambientale a cui i cibi sono sempre più esposti.
“La contaminazione nelle colture – prosegue il direttore della III Clinica Pediatrica dell’Università di Milano – è una fonte di enorme preoccupazione. Per quanto riguarda gli alimenti biotecnologici non esistono purtroppo dati certi a fotografare la situazione provocata da questo nuovo scenario. Ma le poche segnalazioni che filtrano accrescono enormemente i nostri timori sulle possibili conseguenze organiche di questi prodotti, presenti ormai da tempo anche sugli scaffali dei nostri negozi”. Del resto il mercato dei cibi transgenici è un affare enorme e gli interessi in gioco vanno anche oltre l’etica, tanto che la stessa Food and Drug Administration, l’ente governativo che tutela i consumatori americani, avrebbe ignorato obiezioni e avvertimenti di autorevoli scienziati che consigliavano la massima prudenza nella distribuzione di cibi geneticamente alterati. Fino ad essere addirittura citata in giudizio con l’accusa di aver ignorato l’esistenza di “rischi significativi per la salute e l’ambiente”. Secondo i dati dell’Isaa, un istituto canadese specializzato, lo scorso anno gli Usa, che detengono il controllo del 72% della produzione di soia, cotone e mais, hanno fatturato all’estero qualcosa come 50 miliardi di dollari. Un argomento questo che sul piatto della bilancia ha un peso non indifferente.
L’Unione Europea, dal canto suo, ha già da qualche anno convertito la politica agricola comunitaria verso il sostegno di attività agricole compatibili con la salvaguardia dell’ambiente e della salute. Il tipo di produzione di alimenti che più si avvicina a questo sistema integrato è l’agricoltura biologica. Un approccio in continuo aumento anche in Italia: il giro d’affari si aggira sui 2000 miliardi. Il 4% di superficie complessiva, pari a 800.000 ettari, è dedicato all’agricoltura biologica e conta oggi 43.700 aziende.
C’è comunque anche chi non teme la manipolazione genetica dei cibi. “Con le piante transgeniche – sostiene il prof. Giorgio Poli, direttore dell’Istituto di Microbiologia e Immunologia Veterinaria dell’Università di Milano – si è introdotta una rivoluzione importante nel mondo dell’agricoltura. Per la prima volta nella storia dell’uomo, ogni nuova varietà vegetale prodotta con le biotecnologie deve passare attraverso una serie completa di analisi e valutazioni scientifiche. Queste includono, tra l’altro, prove di tossicità, di allergenicità ed anche analisi di impatto ambientale. I risultati di queste analisi determineranno la concessione della autorizzazione alla commercializzazione. Possiamo quindi essere sicuri che una pianta transgenica non potrà mai avere i difetti del basilico, della menta e di molti altri cibi, anche provenienti da agricoltura ‘biologica’. Nessuno è stato informato, per esempio, che la menta contiene sostanze tossiche e che mangiando un piatto di pesto si fa anche il pieno di metil-eugenolo, un potente agente tumorale. Le allergie alimentari – aggiunge inoltre Poli – sono molto diffuse: i principali alimenti (uova, pesce, pomodoro, cioccolato) risultano allergizzanti nelle persone geneticamente predisposte, che manifestano, dopo il loro consumo, sia problemi gastroenterici sia reazioni cutanee anche imponenti.” Stimolati da queste segnalazioni negative, i biotecnologi hanno realizzato, con successo, la produzione di alcuni prodotti vegetali (riso), privati geneticamente delle proteine allergizzanti, mediante il blocco dello specifico gene codificante (tecnica dell’anti-senso, o delezione del gene specifico).
Il prof. Giorgio Poli difende dunque le produzioni contro quello che definisce “analfabetismo scientifico” e cita le “indubbie caratteristiche positive” di “frutta e ortaggi diventati resistenti alle avverse condizioni atmosferiche (siccità o gelo), che oggi ne limitano o ne impediscono la coltivazione nelle zone più povere del nostro pianeta” o dei “cereali che si autodifendono dagli insetti e dai funghi nocivi ”.
Come è possibile risolvere il dibattito tra favorevoli e contrari alle biotecnologie? Per il prof. Giuseppe Chiumello è giunto il “tempo di agire e di coordinare una vera, efficace, duratura campagna di informazione e di educazione alimentare, a partire, com’è ovvio, dal neonato e dalla sua famiglia. Così come è giunto il momento di istituire adeguati organismi di controllo della qualità dei cibi, all’interno di una strategia globale che veda il pediatra, adeguatamente preparato e sensibilizzato, come il primo tra le figure professionali coinvolte”.
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