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3 marzo 2000

ASMA E INQUINAMENTO

(Fonte: Legambiente)

Negli ultimi dieci anni si è registrato un progressivo incremento nell’atmosfera delle aree urbane dei cosiddetti particolati respirabili, sostanze inquinanti a cui contribuiscono soprattutto gli scarichi dei motori diesel (diesel exhaust particles, DEP), il cui uso per i veicoli privati è stato enormemente incoraggiato dai governi di molte nazioni a partire dai tardi anni Ottanta. Le emissioni diesel sono costituite da una mistura complessa di particelle di carbone di dimensioni respirabili (1-2 mm) in grado di assorbire sostanze inquinanti come il biossido di azoto, aledeidi, ossido di carbonio, idrocarburi aromatici policiclici, metalli di transizione.

Molti studi hanno evidenziato una relazione fra concentrazione di questi particolati respirabili nell’atmosfera e incidenza di asma e di altre malattie respiratorie. Ormai storica è la ricerca condotta nell’ospedale di Sesto San Giovanni (Mi), che ha tenuto sotto osservazione un campione di 500 bambini residenti nell’area metropolitana milanese e altri 500 in un paese della Brianza. L’indagine ha mostrato che il 30% dei bambini di Sesto San Giovanni va incontro ad episodi di bronchite acuta rispetto al 9% dei bambini che vivono in Brianza. Un’altra indagine ha osservato un aumento del 5% dei ricoveri ospedalieri di bambini per patologie dell’apparato respiratorio nei giorni a più elevate concentrazioni di inquinanti. Si è inoltre scoperto che i bambini che vivono in zone trafficate si ammalano di asma in misura superiore del 25% rispetto ai coetanei che vivono in aree senza smog. Esistono inoltre numerosi dati sperimentali che attestano che tra i vari inquinanti si sviluppano pericolose e in gran parte sconosciute sinergie: sia l’anidride solforosa che il biossido di azoto, per esempio, agiscono con il benzopirene, aumentando il potere mutageno di questo pericoloso idrocarburo.

I numeri del traffico in Italia - Nel 1985 le auto circolanti erano 22 milioni, oggi sono oltre 30 milioni di autovetture e 3 milioni di veicoli industriali. La mobilità su autovettura nei centri urbani è passata dal 26% dell’82 al 38% del 1999. Queste cifre, rapportate alla popolazione, ci fanno conquistare in Europa il poco invidiabile primato di nazione con il maggior numero di auto pro capite (ci batte solo il Lussemburgo). Tenendo conto dei bambini e dei non patentati, nel nostro Paese c’è infatti un’automobile ogni 1,8 abitanti (la media europea abitanti/veicolo è invece di 2,1: nei Paesi Bassi e di 2,4, in Danimarca di 2,7). A fronte di questo massiccio ricorso alle quattro ruote private, si nota una crisi sempre più evidente del trasporto urbano, che registra una perdita di 90 milioni di passeggeri tra il 1993 e il 1996. Inoltre l’età media del nostro parco autobus e di 11 anni, contro una media europea di 7, mentre il 40% delle vetture ha addirittura più di 15 anni. Ad un costante aumento del numero delle auto corrisponde un altrettanto costante incremento dei consumi di carburante: dai 606 chilogrammi di petrolio pro capite bruciati nel 1993 si è passati ai 621 del ’94, per arrivare ai 628 del ’95. Interessante, infine, è notare che la maggior parte degli spostamenti avviene su tratti brevi: solo il 10% dei trasferimenti riguarda percorsi superiori ai 200 chilometri, mentre il 55% avviene in un’area con un raggio inferiore ai 50 chilometri.

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