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29 febbraio 2000

LEONI: “DALL’INFORMAZIONE PUO’ VENIRE L’AIUTO INDISPENSABILE PER VINCERE LE MALATTIE”

Intervista al presidente di Glaxo Wellcome

Dott. Leoni, perché Glaxo Wellcome ha deciso di appoggiare questa iniziativa ?
L'idea di sviluppare questo progetto insieme ad Europa Donna è nata circa sei mesi fa, nel corso di un’altra iniziativa che avevamo appena finito di realizzare: un concorso nazionale di pittura, poesia ed espressioni artistiche di vario genere che si intitolava “Tutti Bravi” e che era riservato ai bambini affetti da tumore

. In tale occasione avevamo avuto modo di scambiare alcune idee con la sen. Bernasconi sulla complessità dei rapporti psicologici ed affettivi tra il bambino e la sua malattia e di riflettere sull'importanza che hanno, anche negli adulti, la comunicazione e l'informazione nella gestione di questi rapporti. In particolare, di quanto sia possibile fare per favorire lo sviluppo di una cultura che riconosca le possibilità concrete che esistono oggi di ridurre in modo sostanziale l’incidenza e le conseguenze di queste patologie, alimentando quindi l'attidudine ai comportamenti di prevenzione ed alla compliance verso le scelte terapeutiche adottate.

Oltre alla ricerca farmacologica, che è fondamentale per la cura delle malattie, assume dunque un’importanza strategica anche la comunicazione…
Esattamente. Oggi si sente molto parlare, a volte anche fuori luogo, di informazione e di comunicazione, ma credo siamo ancora molto lontani dall'avere imparato ad utilizzare bene questi strumenti contro le malattie. Dall'aver capito cioè che l'informazione è una delle armi più potenti di cui disponiamo per combattere con successo contro un nemico che, purtroppo, ancora non riusciamo a sconfiggere definitivamente nei nostri laboratori. Glaxo Wellcome investe ogni anno 3500 miliardi in attività di ricerca ed ha in tutto il mondo, Italia inclusa, oltre 9000 ricercatori che ogni giorno studiano decine di migliaia di nuovi potenziali farmaci per sconfiggere il cancro e tante altre terribili patologie, come l’aids o l’ictus. Eppure i risultati di tanti sforzi e di tante energie non sono mai sufficienti a soddisfare le domande di salute che ci pongono le persone. Da un lato perchè le nostre conoscenze scientifiche non sono ancora in grado di dare risposte risolutive a questo tipo di esigenze, dall’altro perchè è radicalmente cambiato negli ultimi anni l’orizzonte culturale in cui si colloca il concetto di salute. Quando pensiamo alla salute, non pensiamo infatti più in termini di “assenza di malattie”, ma piuttosto a quella condizione di benessere psichico, fisico, sociale ed affettivo che è essenziale alla nostra vita di relazione. E quindi, non siamo più in presenza di una domanda di salute lineare, alla quale sia sufficiente dare una risposta lineare. Siamo invece in presenza di una domanda multifattoriale e polivalente che richiede risposte altrettanto multifattoriali e polivalenti.

Questo cosa significa ?
Certamente non vuol dire che il farmaco non continui ad avere un ruolo essenziale, ma solo che diventano sempre più importanti anche i fattori sociali e psicologici che accompagnano e sostengono le terapie. E quindi tutto ciò che riguarda la sfera emotiva ed affettiva della persona, e in particolare la sua esigenza di sapere cosa le sta accadendo o cosa le potrà accadere. Ecco, credo che questi siano i nuovi parametri della gestione della salute in un paese moderno. E credo anche che tutte le parti sociali coinvolte abbiano ciascuna un compito in più da svolgere rispetto a quelli istituzionali. E cioè quello di cercare, sia pure nel rispetto delle diverse specificità e competenze, tutte le sinergie che si possono costruire lungo un'ideale catena del valore che ha come scopo ultimo il benessere della colettività. Oggi più che mai è indispensabile che tutte le componenti sociali che agiscono nel sistema salute trovino uno spazio comune di collaborazione e di integrazione perchè è essenziale per tutti costruire un contesto favorevole ad accogliere il valore e il significato del contributo che ciascuna componente può dare al benessere collettivo. Nel nostro caso ad esempio, a far comprendere che "fare farmaci" non vuol dire soltanto mettere in commercio prodotti capaci di produrre un beneficio per i pazienti. Vuol dire anche essere al centro di un crocevia di saperi e di competenze d’avanguardia; interagire con tutte le dimensioni scientifiche, psicologiche e sociali della malattia ed alimentare costantemente il ricambio delle conoscenze che si generano in queste aree.

La collaborazione con le parlamentari proseguirà dunque anche in futuro ?
Sono convinto che se partiamo dalle basi a cui accennavo prima ci siano buone premesse per sviluppare collaborazioni utili. E questo vale sia per questo come per altri settori strategici per lo sviluppo del nostro Sistema Paese.

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