mercoledì, 17 luglio 2019

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29 febbraio 2000

BERNASCONI: “VINTA LA BATTAGLIA. SI’ DELLA BINDI ALLA MODIFICA DEL DRG SULLA MASTECTOMIA”

Intervista al senatore membro della Commissione Sanità

Sen. Bernasconi, quando e come nasce questa collaborazione tra le parlamentari e Europa Donna ?
Nasce nel ’96, quando per la prima volta ho incontrato i vertici dell’allora neonata Associazione. Insieme abbiamo convenuto che la lotta al tumore al seno potesse interessare tutte le donne parlamentari, senza distinzione di schieramenti politici, e che proprio la trasversalità potesse essere la forza per portare avanti questa importantissima battaglia

Una battaglia che ha mosso i suoi primi passi l’anno successivo con una riunione a Palazzo Madama a cui aderirono le senatrici di maggioranza e di opposizione. Sin da questo incontro preliminare, di conoscenza reciproca, abbiamo deciso di porci degli obiettivi minimi ma concreti da raggiungere. Quell’anno la nostra attenzione si è concentrata sul problema della protesi mammaria esterna, la cui richiesta era subordinata ad una certificazione di invalidità che non solo era molto umiliante per la donna ma anche costosa per il sistema. Nella Finanziaria del ‘98 siamo riuscite a far togliere questo pesante vincolo burocratico.

Qual è stato il passo successivo ?
Dopo la protesi, la nostra attenzione si è rivolta alla qualità degli screening nel Paese. Le associazioni hanno illustrato la situazione nelle varie realtà e le necessità più urgenti, che abbiamo subito fatto presenti al ministro della sanità Rosy Bindi. Altro problema affrontato e risolto felicemente riguarda la qualità della vita della donna mastectomizzata. In proposito abbiamo proposto l’istituzione di un Drg, quindi un pagamento della prestazione dell’intervento di mastectomia, che comprendesse anche la ricostruzione estetica immediata. Il ministro Bindi mi ha appena confermato che nella revisione dei Drg la nostra sollecitazione sarà considerata prioritaria.

Quello di oggi è il quarto incontro: che bilancio presentate ?
Il ’99 è stato un anno di intensissima attività: siamo infatti reduci da tre incontri nazionali che ci hanno consentito di toccare direttamente con mano le esigenze di tre realtà rappresentative di Nord, Centro e Sud. Questo quarto incontro vede inoltre insieme per la prima volta senatrici e deputate: credo quindi abbia un significato politico ancora maggiore. All’ordine del giorno ci sarà il nostro impegno a migliorare la qualità degli screening e la qualità della prevenzione secondaria del tumore al seno, la diagnosi precoce.

Il suo giudizio su questo vostro giro d’Italia…
E’ un giudizio molto positivo. Abbiamo infatti registrato in tutte tre le città – Monza, Ascoli Piceno e Siracusa - una partecipazione corale delle Associazioni, del territorio, delle donne. La cosa interessante è che essendo tre relatà estremamente diverse abbiamo potuto constatare come la politica e la programmazione sanitaria territoriale siano diversificate e richiedano interventi specifici. Al di là degli impegni nazionali, ogni realtà ha bisogno di strumenti completamente diversi a seconda delle condizioni sanitarie nella quali ci si muove.

Qual è il vostro prossimo obiettivo ?
Credo che punteremo sulla qualità degli screening. Il messaggio che abbiamo sempre dato anche a Europa Donna è di incitare le donne a fare la mammografia. Molto spesso però abbiamo visto che le politiche territoriali identificavano una singola prestazione come indice di prevenzione. Quindi bastava che la donna facesse la mammografia e l’interlocutore politico della sanità si riteneva soddisfatto. Non è assolutamente così. Noi insistiamo che la mammografia è fondamentale, che venga diffusa e che la faccia il maggior numero possibile di donne. Ma è assolutamente necessario che ci sia anche una presa in carico delle donne da parte della struttura che prescinde dalla mammografia. Che ci sia cioè chi le segue, le controlla, le accudisce. L’altro messaggio forte che intendiamo lanciare è che non basta la mammografia ma che questa mammografia sia di qualità. E proprio la donna, che è l’utente diretto dell’esame, può e deve vigilare sulla qualità della prestazione.

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