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25 gennaio 2000

LA VALUTAZIONE DEL DOLORE

La valutazione del dolore facilita la diagnosi e il monitoraggio della malattia e mette gli operatori sanitari nelle condizioni di alleviare la sofferenza inutile. La sede, la qualità, la severità e la durata del dolore vanno considerati come importanti segni clinici, dal momento che modificazioni del dolore del bambino possono essere un segnale di cambiamento dei processi di malattia. Questa valutazione dovrebbe essere continuativa perché i processi di malattia ed i fattori che accompagnano il dolore si modificano nel tempo. Questa deve includere non solo la misurazione dell’intensità del dolore nel tempo, ma anche la stima di come le cure sanitarie, il bambino e i fattori familiari possono influenzare il dolore

La responsabilità per la valutazione del dolore va condivisa dagli operatori sanitari, dai familiari e da chi é coinvolto nella cura. I punti principali della valutazione del dolore nei bambini sono:
1. Il dolore potenziale. Valutare sempre un bambino ammalato per un potenziale dolore. I bambini possono sentire dolore anche se non sono in grado di esprimerlo in parole. Neonati e infanti possono mostrare il loro dolore solamente da come guardano e da come agiscono; i bambini più grandicelli possono nascondere il loro dolore per paura di trattamenti più dolorosi.
2. Il corpo. Considerare il dolore come una parte integrale dell’esame fisico. Un esame fisico dovrebbe includere un valutazione complessiva di tutte le aree del corpo per sedi potenziali di dolore. Le reazioni dei bambini durante l’esame fare smorfie, contrattura muscolare, rigidità, possono indicare dolore.
3. Il contesto. Considerare l’impatto della famiglia, degli operatori sanitari e dei fattori ambientali sul dolore del bambino.
4. La documentazione. Registrare regolarmente l’intensità del dolore del bambino. Usare una scala del dolore semplice e appropriata al livello di sviluppo del bambino ed al contesto culturale in cui è utilizzata.
5. L’esame. Valutare l’efficacia degli interventi sul dolore e se necessario modificare il piano di trattamento, sino alla riduzione o alla scomparsa del dolore del bambino.

Ci sono molti modi di documentare l’intensità del dolore a condizione di una accurata e continua registrazione dei dati. Qualche grado di valutazione del dolore è sempre possibile. Quando i bambini non sono in grado di descrivere il loro dolore in parole, è necessario cogliere i segni comportamentali di dolore. Le risposte possono variare se il dolore è breve o persistente. Molti bambini piccoli manifestano ovvi segni di disagio fisico quando il dolore è breve ma intenso. Al contrario, bambini con dolore persistente di solito manifestano segni più subdoli. I genitori e gli altri membri della famiglia, dal momento che conoscono i loro bambini e possono riconoscere cambiamenti subdoli di atteggiamento o di comportamento, hanno un ruolo particolarmente importante nella valutazione del dolore. I segni comportamentali, quando sono presenti, possono essere di aiuto.
I bambini sotto i sei anni di età possono descrivere solamente la quantità generale del dolore che avvertono, mentre bambini più grandi sanno anche descrivere altri aspetti quali severità, qualità, localizzazione, durata e modificazioni nel tempo. L’intensità del dolore può essere determinata insegnando ai bambini ad usare scale quantitative molto semplici: il dolore “c’è”, “non c’è”, il dolore è “piccolo”, “medio” o “grande”.
Appena possibile ad un bambino bisognerebbe chiedere: “Quanto è forte il tuo dolore ora?”. Sia un bambino che una bambina potrebbero rispondere mostrando un certo numero di dita, oppure utilizzando la distanza tra le mani.
Lo stesso sistema dovrebbe essere utilizzato sia per misurare il dolore iniziale del bambino che la risposta agli interventi. Il dolore va registrato in modo preciso sulla cartella clinica del bambino e considerato un sintomo vitale. Una terapia appropriata al controllo del dolore deve essere modificata sino ad una risposta soddisfacente.

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