mercoledì, 21 agosto 2019

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7 novembre 2001

DAL LABORATORIO ALLA CLINICA: LA RIVOLUZIONE DEI MICROARRAY IN ONCOLOGIA

Divisione di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Parma

Per molti anni dal laboratorio alla clinica è stato lo slogan più ripetuto in tutti i congressi.
Tuttavia nonostante i promettenti risultati ottenuti nei modelli sperimentali e animali, ci si è scontrati con la difficoltà tecnica e metodologica (complessità delle metodiche) di trasferire queste conoscenze nella pratica terapeutica quotidiana dei tumori umani.
Lo sviluppo della genetica ha mostrato come pazienti con le stesse diagnosi, ad esempio, carcinoma della mammella, possano avere in realtà malattie completamente diverse sia per quanto riguarda le risposte ai trattamenti sia per la prognosi.

La conoscenza di queste differenze può quindi comportare non solo una definizione ottimale della prognosi ma anche la possibilità di individualizzare il trattamento. Purtroppo fino ad oggi era estremamente complicato poter disporre di queste informazioni. In soccorso è arrivata la tecnologia. La metodica dei microarrays permette infatti di esplorare il livello di espressione di tutti i geni conosciuti con un unico campione di tessuto tumorale, in una singola analisi. Con questa metodica si arriva a determinare il livello di espressione di circa 25.000 geni. Attraverso analisi matematiche è poi possibile definire dei profili genetici che caratterizzano il comportamento dei tumori per altri versi completamente indistinguibili.
Van’t veer, del Netherland Cancer Institute di Amsterdam, in una sua lettura tenutasi all’ECCO di Lisbona, ha mostrato come una serie di carcinomi della mammella individuati in donne giovani a cattiva prognosi, avessero un ben definito profilo genetico, soprattutto caratterizzato da alterazioni dei geni coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare e nei processi di invasione e di metastasi. Pazienti con queste alterazioni presentano un rischio di metastasi a distanza 30 volte superiore ad altre neoplasie mammarie.
Da questa innovazione tecnologica ha preso spunto anche la lettera tenuta da A. Hemmink della University of Alabama dal titolo “From molecular changes to customized therapy”.
L’aumento delle informazioni ottenute da profili genetici di singoli carcinomi potrebbe aumentare la possibilità di scegliere la migliore opzione terapeutica per ogni paziente. E’ possibile quindi che invece di una malattia d’organo, i pazienti siano trattati in accordo al proprio profilo genetico dei tumori.
Inoltre, la possibilità di individuare differenze fra cellule normali e cellule tumorali permetterà di costruire nuovi farmaci antitumorali. Dasti pensare al STI-471, che nel trattamento della leucemia mieloide cronica e nei GISDT, ha determinato risultati importanti in malattie generalmente senza possibilità di cura.
E’ chiaro che non tutto sarà così facile come per queste neoplasie, poiché in altri tumori sarà necessario interferire con molteplici processi e arrivare quindi alla conoscenza dei punti chiave di ogni processo tumorale dove far agire nuovi agenti antitumorali. Tuttavia le tecnologie dei microarray sembra in grado di portarci a queste conoscenze in tempi rapidi, e soprattutto permettere l’applicazione clinica di queste conoscenze. Negli anni futuri dovremo essere pronti ad usare nuovi farmaci con specifici bersagli. Tutto ciò comporterà anche una profonda rivisitazione delle filosofie dei trattamenti.
Autore: S. Cascinu

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