mercoledì, 21 agosto 2019

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7 novembre 2001

TUMORE E ANZIANI

I tumori nell'anziano rappresentano una delle più grandi emergenze di questo fine millennio e sempre di più il cancro è una malattia della terza età, con cui fare i conti. Nei paesi industrializzati la fascia di popolazione di età superiore al 65 anni è in crescita esponenziale e i dati epidemologici indicano che nel 2030 il 40% della popolazione sarà ultrasessantacinquenne.

· Circa il 60% di tutti i tumori vengono diagnosticati in pazienti al di sopra dei 65 anni. Questa cifra è probabilmente destinata ad aumentare nei prossimi anni parallelamente all'invecchiamento della popolazione.

· Il rischio di sviluppare un tumore aumenta di 1000 volte passando dai 40 agli 80 anni. Uomini e donne al di sopra dei 65 anni hanno un rischio di sviluppare un tumore 11 volte più elevato rispetto alla popolazione al di sotto di tale età.

· La mortalità è di 15 volte maggiore negli ultrasessantacinquenni.

· L'aumento dell'età media della popolazione ha determinato un aumento di incidenza soprattutto di alcuni tumori: tumori polmonari, della testa e collo, del pancreas, leucemie e linfomi non-Hodgkin, tumori del cervello. Lo stesso trend non si è manifestato nelle coorti di pazienti più giovani.

· E’ un luogo comune ritenere che sia poco utile far smettere di fumare un anziano che ha fumato tutta la vita. E’ stato infatti dimostrato come nella terza età si stabilisca una sensibilità maggiore ai carcinogeni ambientali: l'organismo è cioè estremamente più recettivo agli stimoli esterni negativi. Da qui l'esigenza di interrompere stili di vita sbagliati anche da anziano per dare qualità e quantità agli ultimi anni di vita.

· Solo negli ultimi anni l’oncologia ha modificato radicalmente l’approccio verso gli anziani malati di tumore. Fino ad un decennio fa, infatti, queste popolazioni di pazienti erano sempre escluse dagli studi prospettaci oncologici, in quanto l'invecchiamento comporta progressiva diminuzione della capacità funzionale dei diversi organi, con relativa ridotta riserva funzionale che può limitare l'uso di una terapia standard e l'applicazione di protocolli ideati per pazienti adulti. Inoltre la maggior parte dei pazienti oltre 70 anni è portatrice di malattie croniche debilitanti (diabete, cardiopatie, pneumopatie, etc.) che rendono particolarmente difficile la scelta di un ottimale regime terapeutico.

· E’ inoltre fondamentale vincere l'atteggiamento remissivo di medici e familiari nei confronti dei pazienti anziani: in molti c’è purtroppo ancora la tendenza a trattare questi malati solo con intento palliativo o addirittura a non trattarli.

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