mercoledì, 21 agosto 2019

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7 novembre 2001

IL MELANOMA

Si stima che annualmente, a livello mondiale, si verifichino circa 100.000 nuovi casi di melanoma cutaneo (circa il 15% in più che nel decennio precedente). Ciò corrisponde a circa l’1% del totale dei tumori maligni. Il tumore è più frequente nelal razza caucasica rispetto alle altre razze. L'incidenza del melanoma varia, tuttavia, anche all'interno delle popolazioni bianche: da valori attorno a 2 per 100.000 abitanti all'anno in Spagna e in America Latina a valori intorno a 20 o più per 100.000 in Australia. I tassi di incidenza più elevati si riscontrano in aree molto soleggiate abitate da popolazioni originarie del Nord Europa con pelle chiara (oltre all'Australia, le Hawaii e Israele).

Il melanoma in Italia e in Europa
Dal 1990 al ‘95, in Italia i decessi attribuibili al melanoma sono stati 3.178 tra maschi e 2.807 tra le femmine, corrispondenti rispettivamente a tassi di mortalità standardizzati di 1,5 e 1,1 per 100.000 abitanti. La mortalità nelle regioni settentrionali è circa il doppio di quella registrata nelle regioni meridionali, sia nei maschi che nelle femmine. A questi decessi deve essere aggiunta una quota da attribuire ad altri e non meglio specificati tumori cutanei (1.339 maschi e 989 femmine). Nel 1990 in Italia il numero di nuovi casi di melanoma aveva riguardato 1300 maschi e 1700 femmine, numeri che corrispondevano a tassi di incidenza di 3,6 e 4,1 per 100.000 abitanti all'anno. Oggi l’incidenza del melanoma in Italia è di 10 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Il rischio cumulativo di sviluppare un melanoma entro i 75 anni di età oscilla tra meno di 0,4%, nelle province di Latina e Ragusa, a circa 1% in quella di Trieste (media nazionale intorno allo 0,5%).
Questi i principali fattori di rischio del melanoma:

Endogeni
Pigmentazione La relazione tra rischio di melanoma cutaneo ed alcune caratteristiche fenotipiche delle popolazioni e degli individui è nota da tempo. Una recente analisi globale dei dati ottenuti da 10 studi caso-controllo sull'argomento, per un totale di oltre 3.000 casi di melanoma e quasi 4.000 controlli sani, offre la più precisa quantificazione dei rischi relativi per le principali caratteristiche di pigmentazione. In confronto ad individui con capelli neri o castano scuro, quelli con capelli castano chiaro, biondi, o rossi presentano rischi relativi del 50-100% più elevati, una carnagione chiara è associata ad un rischio circa doppio.

Nei A parte l'età e la razza, il numero di nei è il più importante fattore di rischio conosciuto per l'insorgenza del melanoma cutaneo. Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato un rapido aumento del rischio di melanoma cutaneo con il crescere del numero di nei. In un recente studio condotto su oltre 700 pazienti con melanoma e 1.000 individui sani il rischio di melanoma cutaneo è apparso fortemente legato al numero sia di nei piccoli (<5 mm) che di nei superiori a 5 mm ma non displastici e non a quello di nei congeniti. La presenza di un neo clinicamente atipico comporta un rischio relativo di oltre il doppio, mentre 10 o più di essi sembrano conferire un rischio 12 volte più elevato, dopo aggiustamento per caratteristiche fenotipiche e presenza di macchie solari e nei non displastici.

Esogeni
Esposizione al sole L'esposizione al sole è considerata la principale causa del melanoma cutaneo. Tuttavia, la relazione tra sole e melanoma è assai complessa. Gli studi epidemiologici sull'argomento soffrono, inoltre, della difficoltà di valutare il tipo e la quantità di esposizione al sole nell'arco dell'intera vita e di distinguere l'effetto del sole per se da quello della reazione di ciascun individuo al sole (es. fototipo e tendenza a sviluppare nevi).
Anche per la relazione tra esposizione al sole e melanoma è stata recentemente condotta un'analisi globale dei risultati ottenuti in 29 studi caso-controllo, per un totale di quasi 7.000 casi di melanoma. Globalmente è stata evidenziata un'associazione positiva con l'esposizione intermittente al sole (con un aumento del 70% per la categoria massima di esposizione ricreazionale) e un'associazione negativa con l'esposizione al sole di tipo occupazionale. I rischi relativi derivanti da un'anamnesi positiva per ustioni solari sono significativi sia per quelle verificatesi nell'infanzia, che nell'adolescenza o a qualsiasi età.

Fotoprotezione È dimostrato che l'esposizione alla radiazione UV solare può provocare danni alla pelle (fotoinvecchiamento e tumori cutanei) e agli occhi (fotocheratocongiuntiviti, cataratta, ecc.). Per contro, essa produce almeno un beneficio: la produzione endogena di vitamina D3. La radiazione UV presente al suolo è composta per circa il 95% di UV-A e per il 5% circa di UV-B. L'intensità della radiazione UV varia con la stagione, la latitudine, l'altitudine e l'ora del giorno. Alle nostre latitudini, il 60% circa delle radiazioni UV è presente nelle quattro ore centrali rispetto a mezzogiorno (o 13 con l'ora legale). Esistono due componenti della radiazione UV, una diretta e l'altra diffusa responsabile, ad esempio, dell'abbronzatura sotto l'ombrellone. Foschia e nubi diminuiscono la radiazione infrarossa visibile, ma non la radiazione UV, che è "fredda".
Delle tre regioni spettrali della radiazione UV (A, B, e C), la radiazione UV-A è 100-1.000 volte meno efficace di quella UV-B ad indurre effetti a breve termine (es. eritema). Viceversa, quella UV-A risulta, per la sua maggior penetrazione, più attiva di quella UV-B nell'indurre il fotoinvecchiamento della pelle. Anche la radiazione UV-A (es. lettini e lampade abbronzanti), con o senza fotosensibilizzanti (es. psoraleni), è associata ad un aumento del rischio di melanoma. L'influenza delle creme solari con filtri anti-UV-B e anti UV-A sulla probabilità di sviluppare un melanoma non è ancora ben definita. Mentre soprattutto le creme ad alto fattore di protezione diminuiscono il rischio di cheratosi solari, sette studi caso-controllo sull'argomento, per un totale di più di 2.500 casi e quasi 4.000 controlli, suggeriscono globalmente un'assenza di relazione tra uso di creme solari e rischio di melanoma. Esistono, però, grandi variazioni da studio a studio. Uno studio prospettico europeo su 631 bambini tra 6 e 7 anni d'età suggerisce che indossare indumenti coprenti è efficace a diminuire lo sviluppo di nevi del tronco, mentre l'uso di creme solari di qualunque fattore di protezione è associato ad un maggior numero di nevi. Poiché un alto numero di nevi è un forte predittore del rischio di melanoma, se ne deduce che i filtri solari possono esercitare un effetto sfavorevole sull'insorgenza di tale neoplasia, facilitando l'esposizione intermittente al sole in persone di pelle chiara senza il rischio di ustioni solari. In conclusione, nonostante resti molto difficile distinguere l'importanza dell'uso di filtri solari da quello di altri fattori predisponenti al melanoma (es. fototipo, esposizioni solari intense, ecc.), non esiste, in questo momento, alcuna certezza che le creme solari possano costituire precauzioni di efficacia confrontabile con quella delle precauzioni tradizionali (cioè, evitare il sole nelle ore centrali della giornata e indossare cappelli ed indumenti protettivi).

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