mercoledì, 21 agosto 2019

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28 settembre 2001

LE ARITMIE

Le aritmie sono alterazioni del ritmo dei battiti del cuore. Si dividono in bradicardie (o bradiaritmie) e tachicardie (o tachiaritmie). Si ha bradicardia (rallentamento del battito cardiaco fino all’arresto) quando c’è un problema nella rete nervosa di conduzione dello stimolo elettrico lungo atri e ventricoli. Si ha tachiaritmia quando lo stimolo elettrico subisce un’alterazione per un difetto delle cellule cardiache, per azione di farmaci o di altre sostanze. In questo caso lo stimolo elettrico può originare in gruppi di cellule diverse da quelle del nodo del seno (extrasistole), oppure può non estinguersi normalmente dopo essere giunto ai ventricoli e averli fatti contrarre.

Le tachicardie vengono dette sopraventricolari o ventricolari a seconda della parte del cuore in cui si localizzano. In entrambi i casi il cuore batte molto velocemente o in maniera irregolare. I sintomi sono diversi, a seconda del tipo di aritmia. Vi sono aritmie ‘benigne’ che compaiono normalmente nelle persone sane a causa di stress fisici o emozionali. Inoltre molte persone anziane convivono per anni con la fibrillazione atriale. In questi casi può succedere di avvertire soltanto un’irregolarità del battito o di non avvertirla affatto (per esempio nell’extrasistole), oppure può esserci soltanto la sensazione che il cuore ‘manchi’ per un attimo o, ancora, solamente una sensazione di affaticamento (in particolare nelle bradicardie). Ma quando la frequenza del cuore si alza molto, appare un quadro sintomatologico complesso con palpitazioni, vertigini, sincope, perdita di coscienza, angina, sudorazione, mancanza del respiro, poliuria. Nei casi più gravi, quasi sempre associati a una patologia coronarica, si può arrivare fino all’arresto cardiaco. E’ questo il caso delle aritmie ventricolari che occorrono spesso come complicanze dell’infarto, e in particolare della tachicardia che può tramutarsi in Fibrillazione Ventricolare (FV), la più pericolosa tra le aritmie ‘maligne’ e la principale causa di morte improvvisa nei ricoverati d’urgenza. La FV ha spesso un esito letale perchè insorge nelle prime fasi dell’infarto stesso, quando il paziente non è ancora arrivato in ospedale. Il trattamento prevede entro brevissimo tempo la rianimazione cardiopolmonare (massaggio cardiaco, respirazione artificiale) e la cardioversione con il defibrillatore.
Le aritmie si diagnosticano con l’elettrocardiogramma (ECG - in osservazione anche sulle 24 ore, Holter), l’esame toracico ai raggi X e l’esame del sangue. In certi casi si usano anche i test provocativi che servono a favorire la comparsa di aritmie per studiarle meglio; si tratta di esami effettuati sotto sforzo massimale (una cyclette), oppure con elettrodi in grado di verificare la risposta del cuore a una stimolazione elettrica (studi elettrofisiologici); altri esami di questo tipo prevedono la somministrazione di farmaci che inducono una modificazione del ritmo.
Il trattamento delle aritmie varia a seconda della tipologia di disturbo del ritmo. Le bradicardie ‘maligne’ - quelle dovute a lesioni sulle vie di comunicazione dello stimolo elettrico - sono ormai quasi sempre trattate mediante l’impianto sottopelle, a livello della spalla, di un pace-maker capace di stimolare elettricamente il cuore ad una frequenza prestabilita. Le extrasistoli vengono trattate soltanto se ricorrenti o se il paziente presenta contemporaneamente una malattia cardiaca. Il trattamento è farmacologico e prevede la somministrazione di sedativi oppure, nei casi più gravi, di farmaci antiaritmici, sotto lo stretto controllo del medico. Le tachicardie ventricolari compaiono quasi sempre a seguito di malattie cardiache e quindi va innanzitutto riconosciuta e trattata l’eventuale patologia sottostante. Per l’interruzione dell’aritmia ventricolare vengono privilegiati i trattamenti dotati di maggiore sicurezza. In pronto soccorso viene preferibilmente impiegato il trattamento elettrico (scossa) delle tachiaritmie sia sopraventricolari che ventricolari.
Nelle complicazioni di natura aritmica dell'infarto miocardico, il trattamento con i farmaci antiaritmici classici, pur sopprimendo l'aritmia, ha dimostrato, salvo pochissime eccezioni, di aumentare piuttosto che ridurre la mortalità.

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