mercoledì, 21 agosto 2019

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28 settembre 2001

MORTE IMPROVVISA: CAUSE, PREVENZIONE E TERAPIA

La morte improvvisa rappresenta circa il 50% di tutte le morti cardiovascolari. Tutta la popolazione è a rischio, dall’età pediatrica a quella geriatrica. Lungo l’arco della vita cambiano però le cause del fenomeno.
In età pediatrica e nel giovane prevalgono le malattie del muscolo cardiaco e alcune malattie “elettriche” geneticamente determinate. Dopo i quarant’anni la causa di gran lunga più frequente è rappresentata dalla malattia coronarica.

Le cause
Ogni anno in Italia l’infarto colpisce 160mila persone e per 47mila non c’è niente da fare: l’ischemia è fatale, nella stragrande maggioranza dei casi ancor prima di arrivare al pronto soccorso. Vite perse per questione di attimi (preziosi). Grazie all’impegno di C.O.Na.Cuore, il Coordinamento Operativo Nazionale Cuore, l’8 marzo 2001 il Parlamento ha approvato la legge che estende l’utilizzo dei defibrillatori al personale paramedico, anche in luoghi a grande affluenza come aeroporti e stadi. Una misura importante, dato che 20mila decessi avvengono fuori dalle mura domestiche.
Allo stesso modo anche le aritmie atriali (fibrillazione atriale e flutter atriale), solitamente indici di una significativa disfunzione ventricolare, possono portare a una prognosi infausta. Può inoltre sopraggiungere un blocco cardiaco, quasi sempre fatale. L’insufficienza cardiaca - che oltre a essere una patologia cronica autonoma può appunto sopraggiungere come complicanza di un infarto miocardio - è dovuta alla diminuzione della funzionalità cardiaca: il cuore immette un volume ridotto di sangue in circolo. I sintomi dello shock cardiogeno sono quelli dell’abbassamento di pressione improvviso, con estremità fredde e sudore, e durano circa mezz’ora fintanto che la pressione non diviene più rilevabile. L’elevato tasso di mortalità di questa complicanza (80 - 90%) è dovuto al fatto che lo shock cardiogeno è spesso associato all’insufficienza e alle aritmie.

La prevenzione
Ogni anno in Italia per 100mila superstiti ospedalizzati per infarto miocardico inizia la terapia di mantenimento per scongiurare recidive e morte improvvisa per arresto cardiocircolatorio e per evitare le complicanze che sopraggiungono nel 25% dei dimessi. Lo studio GISSI Prevenzione ha dimostrato recentemente che per i 75mila pazienti infartuati che non subiscono queste complicanze, un farmaco a base di acidi grassi poliinsaturi Omega 3 rappresenta un nuovo strumento di prevenzione della mortalità (riducendola del 20% in termini assoluti e diminuendo del 45% i casi di morte improvvisa), in aggiunta alla terapia standard che comprende i beta-bloccanti, gli ACE-inibitori, gli antiaggreganti piastrinici (ad esempio l’aspirina) ed i farmaci per ridurre il colesterolo.

La terapia
Le complicanze più pericolose dell’infarto che possono portare all’arresto cardiocircolatorio e alla morte improvvisa sono le aritmie che si sviluppano nel 95% dei casi; tra le più gravi è la fibrillazione ventricolare, principale causa di morte improvvisa nel 10% circa dei ricoverati, che va trattata con procedure d’urgenza come la defibrillazione ossia l’applicazione di una scossa elettrica al cuore per arrestare la fibrillazione e riportare entro valori di normalità il battito cardiaco, e le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Quando l’azione dei farmaci è insufficiente a ristabilire la corretta circolazione sanguigna e a regolarizzare il battito cardiaco, può essere necessario intervenire per via chirurgica con un intervento di by-pass aortocoronarico d’urgenza, che prevede l’innesto di sezioni di altre vene per ripristinare l’irrorazione di determinate aree del cuore, oppure con un’angioplastica con palloncino che, dilatando le arterie ristrette, consente di aumentare l’afflusso di sangue al muscolo danneggiato.

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