mercoledì, 21 agosto 2019

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28 settembre 2001

LA DEFIBRILLAZIONE PRECOCE EXTRAOSPEDALIERA

La morte da arresto cardiocircolatorio è un evento rapido che colpisce all’improvviso anche persone che fino ad un momento prima erano in pieno benessere.
La causa più frequente è un’aritmia ipercinetica ventricolare, vale a dire la fibrillazione ventricolare o la tachicardia ventricolare “senza polso “(FV/TV).

Il defibrillatore
E’ ormai certo che l’utilizzo precoce di un defibrillatore semiautomatico esterno (DAE) consente di incrementare notevolmente la sopravvivenza di chi viene colpito da aritmie gravi in grado di alterare il ritmo cardiaco fino a comprometterne il funzionamento, con danni irreversibili al cervello. La metodica consiste nel far passare attraverso il cuore una scarica elettrica che può riportare subito il cuore al suo ritmo normale. Applicate le placche sul paziente, l’apparecchio analizza il ritmo cardiaco e in pochi istanti è in grado di dire se il paziente necessita della manovra di defibrillazione, del massaggio cardiaco perché non è defibrillabile oppure se non è in arresto cardiaco e quindi ha bisogno solo di un controllo di sicurezza. La finestra temporale utile affinché l’intervento abbia successo è internazionalmente riconosciuta (linee guida dell’International Resuscitation Council) nel limite massimo di cinque minuti. Le tecnologie sempre più avanzate oggi a disposizione certamente hanno reso il defibrillatore d’uso sempre più facile e affidabile al 100%; gli apparecchi semiautomatici hanno la capacità di analizzare automaticamente il ritmo cardiaco e seguono protocolli scientifici internazionali.

Il fattore tempo
Il fattore fondamentale è la finestra temporale entro la quale è possibile soccorrere il malcapitato e mettere in atto la manovra rianimatoria d’emergenza. Ecco i punti fondamentali che occorre tenere presenti in ogni intervento di soccorso d’emergenza per arresto cardiocircolatorio:
1. ogni minuto perso nel mettere in atto la manovra di defibrillazione riduce del 10% le possibilità di sopravvivenza del paziente
2. se al cervello non giunge ossigeno per 10 minuti si ha quasi certamente un danno irreversibile alle cellule cerebrali
3. oltre i 10 minuti è morte quasi certa o quantomeno è assoluta la probabilità che le cellule cerebrali si danneggiano in maniera irreversibile

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