mercoledì, 21 agosto 2019

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19 giugno 2001

DIAGNOSI E DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Generalmente la diagnosi di BPCO viene fatta quando, nel corso di bronchite cronica, enfisema polmonare e asma bronchiale, si sviluppa ostruzione cronica o persistente al flusso espiratorio. Il decorso temporale dell'ostruzione nella bronchite cronica e nell'enfisema polmonare è in genere diverso da quello dell'asma bronchiale: nella bronchite e nell'enfisema l'ostruzione si sviluppa in maniera insidiosa negli anni ed è poco reversibile, mentre nell'asma si può sviluppare anche acutamente ed è più (o completamente) reversibile. Con gli anni, anche in caso di asma bronchiale è possibile che si instauri un'ostruzione non reversibile, descritta come bronchite asmatica cronica. Il rapporto dell'ostruzione con i sintomi (tosse, catarro, sibili e dispnea) è variabile.

Tosse ed una piccola quantità di catarro mucoide sono sintomi frequenti in pazienti con BPCO. Tuttavia la loro presenza non predice la presenza o severità dell'ostruzione, che può essere presente anche in assenza di questi sintomi. Molti pazienti con BPCO si rivolgono inizialmente al medico per un infezione intercorrente del tratto respiratorio inferiore, abitualmente con aumento di tosse, catarro e dispnea. La dispnea, in assenza di un'infezione del tratto respiratorio inferiore, non si sviluppa fino a quando l'ostruzione è già moderatamente avanzata. Una riduzione graduale della tolleranza all'esercizio si sviluppa insidiosamente in molti anni.
La diagnosi di BPCO si basa sul risultato di ostruzione bronchiale essenzialmente poco reversibile alla spirometria, in presenza di dati anamnestici, sintomi, segni clinici e reperti radiologici suggestivi.

Diagnosi differenziale

Può risultare particolarmente difficile differenziare i pazienti con BPCO da quelli anziani con storia di asma ed ostruzione bronchiale persistente. Nell'ambito dei pazienti con BPCO è conveniente differenziarne tre tipi: il tipo con bronchite cronica, quello con enfisema e quello con bronchite asmatica. I primi due tipi hanno in comune una storia di fumo, ma mentre nel primo prevale una lunga storia di tosse e catarro nel secondo prevale una storia di dispnea. Le riacutizzazioni sono più frequenti nel primo tipo e le prove di funzione respiratoria mostrano ostruzione in ambedue i casi ma più spiccato aumento dei volumi polmonari nel secondo. Infine, solo nel secondo esempio può essere presa in considerazione la riduzione chirurgica dei volumi polmonari. Questi due tipi di BPCO possono essere considerati come rappresentativi della BPCO in senso stretto. Per quanto riguarda la loro diagnosi differenziale rispetto al terzo tipo (bronchite asmatica), indubbiamente in alcuni casi la distinzione può essere quasi impossibile, sebbene alcune caratteristiche cliniche possano orientare la diagnosi differenziale. In presenza di marcata abitudine al fumo, evidenza radiografica di enfisema, diminuzione della capacità di diffusione polmonare del CO, è più probabile la diagnosi di BPCO in senso stretto. Qualora il paziente presenti atopia e marcato aumento dei valori spirometrici dopo inalazione di broncodilatatori o trattamento con corticosteroidi, è più probabile la diagnosi di asma.

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