mercoledì, 21 agosto 2019

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2 giugno 2001

CHE COS’È L'ANSIA

L’ansia è un’esperienza che interessa il 15, 20% della popolazione mondiale, seppure in misura e con frequenza molto variabile: è una dimensione inevitabile del vivere con cui è necessario confrontarsi quotidianamente. Si tratta di un fenomeno complesso che appartiene alla sfera delle emozioni ed è avvertita come sensazione di attesa di qualcosa d'indefinito e spiacevole, una sorta d’incombenza minacciosa, un’irrequietezza psichica non identificabile ne definibile con precisione. La reazione d'allarme non è esclusivamente una peculiarità dell'uomo ma si ritrova anche negli animali.

Nell'animale tutti i cambiamenti fisici (aumento della vigilanza, aumento del battito cardiaco, etc.) sono utili per un comportamento di attacco o di fuga.
In altre parole, di fronte ad una minaccia o pericolo l'animale mette in atto una serie di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o tramite l'eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite l'allontanamento dalla minaccia (fuga). Ciò fa capire l'importanza della reazione di allarme come condizione che facilita la sopravvivenza dell'animale.
Anche nell'uomo l'ansia, la reazione di allarme, ha un'importante funzione adattativa. E’ ormai ampiamente dimostrato il rapporto tra ansia e prestazione. A livello minimo di ansia la prestazione è praticamente nulla.
Con l'aumentare dell'ansia aumenta la performance, migliora la qualità della prestazione fino ad un livello ottimale. Semmai è l'ulteriore aumento dell'ansia che comporta effetti negativi sulle prestazioni, che decrescono progressivamente fino al punto di massima ansia che corrisponde all'impossibilità di ogni prestazione, alla paralisi.
Entro certi limiti l'ansia è utile, anzi, necessaria. L'ansia cessa la sua funzione positiva quando è eccessiva, non è più utile e, quindi, diventa negativa.
Gli stati di ansia possono avere intensità variabile da un lieve senso di irrequietezza e di indefinito malessere generale a uno stato di tensione interno fino a forme acute di panico.
Nelle forme più lievi il paziente si sente a disagio, inquieto, teso, insoddisfatto. Avverte un senso di tensione che non riesce a giustificare. Nelle forme più gravi si possono provare sensazioni di irrealtà e di sbandamento o di vertigine, come se le gambe non reggessero e si perdesse il senso dell'equilibrio.

Nella paura ciò che spaventa e minaccia è esterno e reale, identificabile: si ha paura di volare, delle altezze, dei luoghi chiusi, dei serpenti, della malattia, etc. Lo stato d'animo che ne deriva è interamente attribuibile all'entità della minaccia esterna. Nell'ansia non c'è il riconoscimento di ciò che ci minaccia come c’è, invece, nella paura.
Si prova paura davanti ad uno stimolo reale (paura di) mentre l'ansia non può essere ansia di, è una paura senza contenuto. Nella paura c'è un orientamento verso il futuro, si prevedono conseguenze infauste. È una valutazione che indica un potenziale pericolo reale in una certa circostanza o evento.

Il panico è la forma più acuta, più intensa e più nettamente delimitabile temporalmente dall'ansia. Ha spesso la caratteristica della crisi nel senso di una insorgenza rapida e improvvisa.

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