mercoledì, 21 agosto 2019

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2 giugno 2001

SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PROF. MARCO ONOFRJ

IL PROF. MARCO ONOFRJ E’ PROFESSORE ORDINARIO DI NEUROLOGIA, REPARTO DI NEUROLOGIA OSPEDALE DI PESCARA.

Le forme d’ansia sono in genere caratterizzate da una condizione di comorbidità: ci sono persone che soffrono di attacchi di panico in un contesto di disordine ossessivo compulsivo oppure in un contesto di disordine d’ansia generalizzato, o di fobia sociale, o di depressione.
Attorno agli anni ‘80 articoli le maggiori riviste di psichiatria avevano messo in evidenza come in realtà questo gruppo di disordini rispondesse molto meglio alla terapia con gli antidepressivi triciclici piuttosto che alla somministrazione occasionale protratta di benzodiazepine (i tradizionali farmaci antiansia).

Le benzodiazepine hanno lo svantaggio di determinare da un lato una condizione di assuefazione (quindi sindromi di astinenza nel momento in cui vengono interrotte) e soprattutto nei pazienti anziani di determinare un peggioramento delle performance e delle capacità cognitive.
Gli antidepressivi triciclici funzionano piuttosto bene ma hanno un’attività di tipo anticolinergico che determina una serie di effetti collaterali anche importanti: dalla cosiddetta xerostomia (bocca secca) alla stipsi marcata, oltre ai disturbi cardiaci e disturbi cognitivi prevalentemente nelle persone anziane o con comorbidità cioè compresenza di altre patologie quali malattia di Parkinson o altre malattie.
Nuovi farmaci come gli antagonisti del recupero (re-uptake) della serotonina, un neuromediatore del sistema nervoso centrale, sono entrati nella pratica clinica all’inizio degli anni ’90: hanno lo stesso bersaglio dei triciclici, ma contrariamente a questi ultimi non determinano gli effetti collaterali di tipo anticolinergico. Inoltre danno pochissimi altri effetti secondari e soprattutto non determinano assuefazione e quindi non provocano i tipici problemi derivati dalla sospensione della terapia. Un farmaco antidepressivo che agisce marcatamente sulla serotonina è la paroxetina.
I disordini d’ansia o depressivi che possono essere trattati con i nuovi antidepressivi sono più d’uno e si presentano spesso in condizioni di comorbidità: per esempio un paziente affetto da fobia sociale può anche presentare attacchi di panico occasionali, un paziente affetto da disordine ossessivo compulsivo può anche presentare un quadro clinico di tipo decisamente depressivo. In questi casi il trattamento più comunemente utilizzato è quello con benzodiazepine, ma quello più corretto consiste nella somministrazione di farmaci che sono tipicamente degli antidepressivi ma che in realtà hanno un’azione molto marcata nel ridurre gli attacchi di panico, l’ansia, e tutte quelle condizioni di malessere caratterizzate dalla comparsa di sintomi aggiuntivi rispetto ad un quadro classico di depressione.
La paroxetina è uno dei farmaci antagonisti del reuptake della serotonina meglio tollerati con una efficacia che varia a seconda del disordine, comunque raggiunta a dosaggi tra i 20 o 40 mg al giorno, cioè con la somministrazione quotidiana di 2 compresse.

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