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25 gennaio 2012
NASCE UN PONTE BRESCIA – USA PER L’ECCELLENZA DELL’INSEGNAMENTO. LA STATALE ALLARGA I CONFINI PER PRIMEGGIARE IN ITALIA E IN EUROPA
Brescia, 25 gennaio 2012 –Al via una collaborazione con l’Università del Michigan. Il prof. Pecorelli: “Vogliamo diventare competitivi sul piano nazionale e internazionale”. I docenti apprenderanno i “trucchi” per rendere più appassionanti le lezioni
In Italia soltanto il 32,8% degli studenti porta a termine un corso di laurea a fronte di una media europea pari al 38%. I motivi? Lo scarso grado di soddisfazione sulle lezioni e le modalità di insegnamento sono fra i più diffusi. Per superare questo ostacolo e proporre agli studenti corsi ancor più coinvolgenti e stimolanti, i docenti della Statale di Brescia vanno “a lezione” dai colleghi americani. Sono questi, infatti, gli obiettivi della collaborazione con l’Università del Michigan, che ha dato vita al progetto “Teaching Teachers to Teach” (T3), grazie al quale i docenti dell’ateneo cittadino impareranno le più moderne strategie per migliorare l’insegnamento. L’iniziativa è stata presentata questa mattina in occasione di un incontro alla Facoltà di Ingegneria. “Gli studenti con noi stipulano un contratto, l’iscrizione ai corsi, che dobbiamo onorare nel migliore dei modi – ha dichiarato il prof. Sergio Pecorelli, Rettore dell’Università di Brescia –. Per questo è necessario un continuo aggiornamento anche del nostro modo di insegnare, prendendo esempio dalle eccellenze mondiali. Brescia vuole sempre più diventare competitiva sul piano nazionale e internazionale e il progetto T3 rappresenta oggi una vera avanguardia in Italia”. L’iniziativa è stata seguita dalla commissione guidata dal prof. Pietro Apostoli, che ha ricevuto dal Rettore una specifica delega per la Didattica dell’Ateneo: “Insegnare in ambito universitario è un’attività complessa – ha dichiarato -, dovuta all’età degli studenti e al rapporto con il futuro professionale. Il nostro gruppo di lavoro, costituito da un rappresentante per Facoltà (Luca Bertazzi, Mauro Paladini, Emilio Sardini, Maria Francesca Aleo e Maurizio Castellano), ha proposto un programma specifico rivolto sia ai docenti sia agli studenti. Le ricerche dimostrano, infatti, che un metodo d’eccellenza può migliorare quanto i ragazzi imparano e la velocità con cui lo fanno. Investire nel potenziamento delle capacità di istruire si inserisce, pertanto, nella logica della promozione della qualità e dell’attrattività di un ateneo”. “Il progetto T3 – ha aggiunto il prof. Daniele Marioli, Prorettore Vicario della Statale - prevede una settimana intensiva di attività per 10 docenti della nostra Università per insegnare loro strategie, “trucchi”, segreti e tecniche utili a catturare l'attenzione e l'interesse degli alunni”. Nella prima fase verranno attivati 5 corsi della durata di un semestre ciascuno, rivolti a piccoli gruppi di docenti/ricercatori. “Ogni corso si articola in 3 fasi – hanno spiegato il Prof. Lynn Johnson e il Prof. Stephen Stefanac dell’Università del Michigan –: un’interazione a distanza per la valutazione dei bisogni formativi; un seminario intensivo di una settimana presso l’Università di Brescia; un confronto a distanza tra i docenti coinvolti sugli obiettivi raggiunti”. La seconda fase si sta svolgendo proprio in questi giorni e coinvolge 10 docenti dell’ateneo. “Siamo molto entusiasti di lavorare con i docenti dell’Università di Brescia - hanno concluso i due esperti USA -. Vogliamo congratularci con loro per aver accettato questa sfida , si tratta di una collaborazione molto importante per noi. Ci onora poter essere partner di un ateneo prestigioso e di grandi prospettive come il vostro”.
Un’iniziativa che presto sarà estesa a un numero più ampio di docenti e formatori. A tutti quelli che entreranno in carica con il prossimo anno accademico sarà offerta la possibilità di frequentare un adeguato corso intensivo di “Teaching the Teacher”, che sarà ripetuto ad ogni passaggio di ruolo. In questo modo nel giro di due-tre anni sarà garantita a tutti l’opportunità di un aggiornamento sulle moderne tecniche didattiche universitarie. “Tutti noi ricordiamo nella nostra vita universitaria docenti straordinari in grado di riempire sempre le aule con le loro lezioni affascinanti – ha aggiunto il prof. Pecorelli -, ma ricordiamo anche grandi scienziati che quando si mettevano dietro una cattedra non riscuotevano grandi apprezzamenti. Ognuno di noi ha deciso di fare il docente per passione, perché si sentiva ‘portato a farlo’. Oggi tutto ciò non è più sufficiente e una Istituzione che si vuole qualificare e che vuol competere con altre non può lasciare al caso questioni centrali come la didattica”. Una seconda fase di questo tipo di iniziative prevederanno anche il coinvolgimento degli studenti. “Per loro, nostra prima risorsa, abbiamo intenzione di fare proposte innovative – ha concluso il prof. Marioli -. Dal potenziamento dei sistemi di orientamento e supporto alle forme di tutoraggio, dalla sperimentazione di forme didattiche interattive e partecipative alla messa a disposizione delle più moderne forme di acquisizione di lezioni e testi di riferimento per via informatica e telematica. Su tutti questi aspetti è previsto dal prossimo autunno un confronto con gli studenti per definire nel modo più condiviso possibile il programma di lavoro”.
Un’iniziativa che presto sarà estesa a un numero più ampio di docenti e formatori. A tutti quelli che entreranno in carica con il prossimo anno accademico sarà offerta la possibilità di frequentare un adeguato corso intensivo di “Teaching the Teacher”, che sarà ripetuto ad ogni passaggio di ruolo. In questo modo nel giro di due-tre anni sarà garantita a tutti l’opportunità di un aggiornamento sulle moderne tecniche didattiche universitarie. “Tutti noi ricordiamo nella nostra vita universitaria docenti straordinari in grado di riempire sempre le aule con le loro lezioni affascinanti – ha aggiunto il prof. Pecorelli -, ma ricordiamo anche grandi scienziati che quando si mettevano dietro una cattedra non riscuotevano grandi apprezzamenti. Ognuno di noi ha deciso di fare il docente per passione, perché si sentiva ‘portato a farlo’. Oggi tutto ciò non è più sufficiente e una Istituzione che si vuole qualificare e che vuol competere con altre non può lasciare al caso questioni centrali come la didattica”. Una seconda fase di questo tipo di iniziative prevederanno anche il coinvolgimento degli studenti. “Per loro, nostra prima risorsa, abbiamo intenzione di fare proposte innovative – ha concluso il prof. Marioli -. Dal potenziamento dei sistemi di orientamento e supporto alle forme di tutoraggio, dalla sperimentazione di forme didattiche interattive e partecipative alla messa a disposizione delle più moderne forme di acquisizione di lezioni e testi di riferimento per via informatica e telematica. Su tutti questi aspetti è previsto dal prossimo autunno un confronto con gli studenti per definire nel modo più condiviso possibile il programma di lavoro”.
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