mercoledì, 21 agosto 2019

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24 settembre 2003

SINTESI DELL’INTERVENTO DELLA PROF. CHIARA SIMONELLI

Professore associato di psicosessuologia all’Università 'La Sapienza' di Roma.

Commento dei risultati dei questionari Simg.
Questa indagine condotta dai medici di medicina generale mette in luce un dato importante E che non mi sorprende: una persona su due, sia maschio che femmina, non è soddisfatto della propria vita sessuale. E’ sicuramente un dato generale, che dipende da molte variabili, dalla salute ai sentimenti ma ritengo sia non solo credibile, ma, alla luce della mia esperienza clinica, addirittura sottostimato. Oggi esiste di fatto un malessere nella normalità e il termine ‘insoddisfazione’ ingloba problemi come deficit erettili, difficoltà di lubrificazione, sindromi ben chiare da diagnosticare in medicina a cui vanno aggiunti parametri soggettivi, psichici o relazionali, indispensabili per una corretta interpretazione di questo diffuso malessere. Dietro a ogni sintomo c’è un mondo complesso; se non se ne parla non si capirà mai se la causa è una malattia grave, come il diabete, la conseguenza dell’uso di alcuni farmaci o piuttosto un problema relazionale che porterà esiti ‘costosi’ in termini emotivi e sociali, come un divorzio. Il primo ad accogliere questo disagio dovrebbe essere proprio il medico di medicina generale, chiave di volta in grado di raccogliere le anamnesi, fare un primo screening e indirizzare eventualmente il paziente a un centro specialistico per la terapia adatta.
L’enorme diffusione dell’insoddisfazione sessuale indicata dall’indagine, dicevo, è molto credibile: può sembrare pesante ma è così, perchè l’aspetto ‘malattia’ è solo uno dei tanti, infatti oltre l'85% degli intervistati dichara di essere in buona salute mentre esiste una serie di disagi che influiscono pesantemente sulla qualità della vita. E una situazione sessuale mortificante può provocare ipocondrie, nervosismo, tensioni e somatizzazioni di ogni genere. Parlarne con il medico in prima battuta è sicuramente la scelta migliore, che funziona anche da deterrente per impedire di rivolgersi a figure professionali non competenti, quando non a maghi o a ciarlatani, cosa che avviene quotidianamente. L’altro dato di estremo interesse che emerge dalla ricerca e che andrebbe, mio avviso, approfondito - per verificare quando si tratta di una scelta o quando è invece una situazione subita - è quello dell’astinenza dai rapporti sessuali, che riguarda ben il 7% degli uomini e il 15% delle donne intervistate.
Quest’ultimo dato potrebbe significare due cose: per quanto riguarda le donne, rinunciano alla vita sessuale in particolare le single tra i 30 e i 40 anni, perchè vogliono rapporti significativi, non solo sesso tout court e per questo, in mancanza di partner adeguati, si astengono; all’altra categoria appartengono coppie stabili, in cui l’uomo sospende l’attività sessuale in casa perché ha altre relazioni al di fuori della famiglia. E anche in questo caso la donna è tagliata fuori dalla sessualità.

In tutti i casi di insoddisfazione sessuale e disagio nelle relazioni ci si dovrebbe rivolgere con fiducia al proprio medico di base, perché conosce lo stato di salute e la storia personale: spesso però non è così perché non ci si vuole confidare con chi conosce tutta la famiglia, con cui si è stabilito un rapporto di ‘rispettabilità’ e ruoli ben definiti.


Il medico, alla luce di queste considerazioni, dovrebbe essere sempre più disponibile anche nei settori delicati della vita dei propri pazienti, non trattarli solo in conseguenza delle patologie e dei disturbi organici, ma con delicatezza portare alla luce i problemi. Non dovrebbe, nei casi di problemi sessuali, avere un approccio come quello che applica, per esempio al fumo o all’alimentazione, settori in cui chiedere quanto fuma o quanto mangia non crea nessun imbarazzo. Nell’ambito della vita affettiva ci vorrebbe una sensibilità alla relazione, magari seguendo corsi che mettano in grado di instaurare un dialogo sempre più approfondito e proficuo per la salute in senso lato.
Potrebbe essere un primo passo per sbloccare la situazione distribuire negli ambulatori opuscoli che parlino delle difficoltà sessuali e dell’opportunità di parlarne con il proprio medico. Anche perché la percentuale di chi vorrebbe confidare i propri dubbi inerenti la sfera sessuale al medico è particolarmente alto (77%).

Il congresso di Palermo “La sessualità femminile e i calendari di Max”
In questo meeting tratterò in particolare delle contraddizioni che sta vivendo oggi la donna. Gli ultimi 30 anni sono stati caratterizzati da grande dinamismo, il suo ruolo ha subito un’evoluzione molto veloce, cambiamenti di valore, punti di riferimento. Un esempio per tutti è quello della verginità, valore solo in alcune zone d’Italia riconosciuta ancora come un bene imprescindibile per la buona riuscita di un matrimonio. Nessuna ragazza accetta più di ‘scomparire’ tra le mura di casa, vivere all’ombra di un uomo. Oggi la visibilità femminile è basata sull’estremo opposto, sul comparire allo sguardo pubblico: le giovani donne indicano nella velina e nella donna di spettacolo un punto ideale di approdo. Ora la visibilità attraverso la seduzione e il corpo, il cui prodotto finale sono i calendari, è l’alternativa alla sparizione tra le mura domestiche. Tutto questo dovrà cambiare, o meglio essere integrato per arrivare a un modello non di negazione sociale né unicamente estetico, di sfruttamento dell’immagine come quello attuale. Le donne non si possono accontentare di un simile vicolo cieco, perché all’interno dei modelli femminili le scelte sono molto ampie: tante non si riconoscono né nella donna del passato priva di diritti né in quella tutta apparenza e provocazione erotica ma sono impegnate sia nel pubblico che nella vita privata, in una ricerca di senso della loro vita. In una cultura, purtroppo, ancora ‘maschiocentrica’.

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