mercoledì, 21 agosto 2019

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20 giugno 2003

LE PRINCIPALI MALATTIE CARDIACHE

Le cardiopatie ischemiche
Sono le patologie più frequenti a carico del cuore. Si calcola che siano un milione e mezzo gli italiani con un insufficiente apporto di sangue a livello cardiaco. Come è noto le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nella popolazione dei Paesi occidentali: in Italia, su 242.000 persone che ogni anno muoiono di queste patologie, quasi il 30% (28.9%, 70.000 circa) dei decessi sono dovuti all'infarto miocardico provocato dalla cardiopatia ischemica, con un tasso di 187 morti ogni 100.000 abitanti. In un anno sono circa 160.000 le persone che hanno un attacco ischemico al cuore.

Cosa sono
Le ischemie cardiache sono caratterizzate da scarso apporto di ossigeno al muscolo cardiaco. Vengono comunemente chiamate malattie coronariche poiché le coronarie sono le arterie deputate all'irrorazione sanguigna del miocardio. In condizioni di stress o di sforzo il cuore dipende in larga misura proprio dalla capacità delle coronarie di allargare il loro lume fornendo al miocardio un apporto di sangue e quindi di ossigeno aggiuntivo. La gradualità che caratterizza il processo di occlusione delle arterie coronariche (aterosclerosi coronarica), causa delle ischemie cardiache, determina una certa variabilità anche nella sintomatologia delle affezioni che ne conseguono. Le manifestazioni più frequenti, evidenti e gravi dell’ischemia cardiaca sono l’angina pectoris e l’infarto.

§ L'angina pectoris: si manifesta con un dolore intenso e transitorio (dai 5 ai 15 minuti) al torace, in corrispondenza del cuore, descritto come una sensazione di pressione, peso, costrizione; spesso associato a sudore, capogiri, si può diramare alle spalle, alle braccia oppure solo a un braccio - spesso quello sinistro - al collo e alla mandibola. E’ causata da una riduzione temporanea del flusso sanguigno in una arteria coronarica a causa del blocco costituito da una placca aterosclerotica. Può verificarsi dopo sforzi fisici prolungati, ma anche a riposo. E' un campanello d'allarme per l'infarto miocardico.

§ L'infarto del miocardio: il dolore è della stessa natura dell'angina ma dura più di 15 minuti (un’ora e anche più), non si aggrava facendo movimento, non si allevia stando a riposo, né assumendo trinitrato di glicerina - una sostanza a rapida azione vasodilatatoria. Nei casi più gravi l'infarto può complicarsi fino al collasso cardiocircolatorio e alla morte. Si parla di infarto acuto del miocardio per la rottura di placca aterosclerotica e per la formazione di un trombo ricco di piastrine e di fibrina che porta all'immediata occlusione totale di un'arteria coronarica. Come conseguenza si ha la necrosi o morte del tessuto muscolare miocardico che era prima irrorato dall'arteria ostruita. L’ubicazione e l’entità dell’infarto dipendono dall’arteria occlusa e dalla presenza o meno di un apporto di sangue collaterale: se l’area rifornita dall’arteria in questione fruisce di un apporto adeguato di sangue proveniente da arterie adiacenti, l’occlusione della coronaria può anche non indurre infarto miocardico. L’espansione dell’infarto che segue nei giorni successivi all’attacco, con l’assottigliamento del tessuto muscolare, ha un effetto avverso sulla configurazione e sulla contrattilità del ventricolo sinistro, ed è una componente di rilievo per una successiva insufficienza cardiaca (complicanza).

Le altre patologie del cuore
§ Aritmie: si tratta di patologie che colpiscono l’impianto elettrico, alterando il normale battito cardiaco
§ Cardiopatie ipertensive: interessano il muscolo cardiaco secondariamente, come conseguenza di valori di pressione arteriosa elevati
§ Miocardiopatie alcoliche: causate da abuso di alcolici
§ Miocarditi: interessano il muscolo cardiaco e sono una conseguenza di un’infezione
§ Pericarditi: interessano il “sacco” che avvolge il cuore, chiamato pericardio
§ Tumori: i tumori del cuore sono relativamente rari. La forma più frequente è il mixoma
§ Valvulopatie: colpiscono le valvole cardiache: possono provocarne un restringimento (stenosi), ostacolando il passaggio del sangue; oppure impedirne una corretta chiusura (insufficienza), provocandone un cambiamento di direzione. Spesso entrambe queste alterazioni sono presenti nella stessa valvola e allora si ha la cosiddetta steno-insufficienza.

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